Il futuro di Roiano è un lavoro di squadra #3

Giovedì 5 marzo e sabato 14 marzo le/i partecipanti di Il futuro di Roiano è un lavoro di squadra hanno lavorato insieme, prima offline e poi online, per definire nel dettaglio gli strumenti che TS4 trieste secolo quarto propone per migliorare la qualità della vita del rione di Roiano. Gli strumenti rispondono ai tre problemi principali individuati nelle sedute precedenti: le relazioni sociali e la partecipazione alla vita del rione; l’abbandono e il degrado degli spazi; la mobilità e il traffico.

Di seguito sono presentati gli strumenti individuati dalle/dai partecipanti. Per ogni strumento è indicato un titolo, la propedeuticità o la complementarietà ad altri strumenti, una breve descrizione, un elenco degli attori da coinvolgere a vario titolo, un elenco di luoghi dove lo strumento potrebbe attuarsi.

I risultati del percorso di progettazione saranno presentati pubblicamente nel corso di una seduta fisica che sarà programmata appena possibile. Nel frattempo sabato 21 marzo, alle ore 15, si terrà un’altra riunione online per definire nel dettaglio i prossimi passi di TS4 a Roiano. Per ulteriori info: info@triestesecoloquarto.eu, o via messaggio alla pagina facebook di TS4.

Clicca sull'immagine per ingrandirla
strumenti Roiano

Clicca sull’immagine per ingrandirla

Tavolo 1: Relazioni sociali e partecipazione

Propedeutico a strumenti 1.2, 1.3, 1.4, 1.5, 1.6, 2.1, 2.2, 2.3, 2.4, 2.5, 2.6, 2.7, 2.9, 2.10

Costruire una forma di coordinamento stabile tra le realtà attive nel rione a vario livello (culturale, sportivo, interesse su singoli temi etc.) al fine di condividere bisogni, risorse, aspettative legate all’ambito di azione del rione e di costruire future attività in maniera coordinata. Dopo aver realizzato una ricognizione delle associazioni e dei gruppi presenti nel rione, TS4 si farà promotore di un primo incontro aperto. In seguito, tale coordinamento dovrebbe avere una struttura leggera, così da consentire a tutte/i le/gli interessate/i di partecipare e contribuire al suo sviluppo

Attori
Associazioni culturali, associazioni sportive, comitati

Luoghi

Propedeutico a strumenti 1.3, 1.4, 1.5, 1.6; complementare allo strumento 2.3

Mappatura degli spazi di aggregazione , culturali e sportivi esistenti, nonché degli orari nei quali tali spazi sono inutilizzati e quindi potenzialmente disponibili ad ulteriori usi. Un esempio è stato riscontrato nel Ricreatorio, la cui apertura potrebbe essere estesa negli orari serali per ulteriori attività (mentre alla mattina viene già utilizzato da associazioni esterne). La mappatura può essere propedeutica a forme di coordinamento per l’utilizzo di tali spazi.

Attori
Rete delle associazioni, Comune

Luoghi
Ricreatorio Brunner, tra gli altri

Si propone di aprire un’interlocuzione con Coop Alleanza 3.0, proprietaria dello spazio di Largo a Roiano che ospitava un tempo il Centro Civico del Comune, al fine di rendere l’immobile disponibile per attività a valenza sociale a favore del territorio.

Attori
Rete delle associazioni, Consiglio di Zona di Coop Alleanza 3.0

Luoghi
ex centro civico di Largo a Roiano

Utilizzo di bacheche informative per divulgare informazioni sulle attività delle associazioni e dei gruppi facenti parte della rete delle associazioni, nonché notizie importanti per il rione. La cura dei contenuti potrebbe essere responsabilità della rete di associazioni (strumento 1.1) in qualità di Public Information Office. I contenuti delle bacheche saranno adeguatamente replicati online. Nella lega dello SPI si potrebbe installare una bacheca video.

Attori
Rete delle associazioni, Sindacato Pensionati Italiani (SPI), Zeno, Comune

Luoghi
sede SPI, circolo Zeno, bacheca fronte Stock, sottopasso pedonale (ponte di Roiano)

Come prima azione di riappropriazione degli spazi pubblici e semi-pubblici del rione, un cineforum itinerante durante il periodo estivo tocca piazze, aree verdi e corti degli edifici di Roiano. Al fine di affrontare adeguatamente le complessità burocratiche di tale operazione ci si appoggia a realtà con esperienze pregresse nel campo. Anche il calendario viene definito in base alla disponibilità dei soggetti partner.

Attori
Rete delle associazioni, condomini, Cinema Ambulante, Knulp, Casa del Cinema, Cappella Underground

Luoghi
piazze, aree verdi e corti di Roiano (es. Case dei ferrovieri, ex IACP Via Giusti, Via dei Giacinti, Via dei Moreri), Ricreatorio Brunner

Complementare allo strumento 2.6

L’individuazione di nuove aree del rione nelle quali installare orti urbani, anche con casse fuori terra e piccole serre, potrebbe generare nuovi spazi di aggregazione e di autoproduzione cooperativa per i residenti del rione. Queste nuove aree potrebbero connettersi con l’esperienza già avviata dell’orto urbano di Vicolo delle Rose 44.

Attori
Rete delle associazioni, associazione vicolo delle Rose 44, residenti. Rete Ferroviaria Italiana

Luoghi
sia nella parte bassa che nella parte alta del rione
area verde di Via Moreri

Tavolo 2: Abbandono e degrado degli spazi urbani

Propedeutico a strumenti 2.2, 2.3, 2.4, 2.5, 2.6, 2.7, 2.8, 2.9, 2.10

Una campagna di sensibilizzazione nei confronti della cittadinanza e delle istituzioni al fine di migliorare la qualità degli spazi aperti e dello spazio costruito del rione viene avviata, coinvolgendo le associazioni, gli alunni delle scuole, la Circoscrizione, i residenti, i commercianti. La campagna si struttura online e offline con azioni comunicative, flash mob, riappropriazione degli spazi, … Al fine di sostenere la campagna vengono anche prodotti dei gadget (ad esempio posacenere portatili).

Attori
Rete delle associazioni, scuole del rione, comitato dei genitori, studenti, sponsor

Luoghi
intero rione

Complementare a strumento 1.6, propedeutico a strumenti 1.8, 2.6

Attraverso il coinvolgimento del comitato dei genitori, gli studenti delle scuole del comprensorio roianese realizzano un intervento di pulizia dell’area verde antistante la scuola. L’attività, oltre alla sistemazione dell’aiuola, mira a sensibilizzare gli studenti alla cura e al rispetto degli spazi comuni. In parallelo, sempre insieme agli studenti, verrà ideata una campagna di sensibilizzazione rivolta agli abitanti del rione, con l’amplificazione degli interventi realizzati offline anche sui social. La campagna potrà dunque avere, come follow up, la presa in carico di altre aree verdi del rione, o anche del muro perimetrale dell’ex Caserma fintanto che non sarà abbattuto.

Attori
Rete delle associazioni, Scuole del rione (italiane e slovene), Glasbena Matica, comitato dei genitori, studenti, sponsor, Esatto spa (per la fornitura di gadget), Circoscrizione

Luoghi
(a partire da) Largo Petazzi

Propedeutico a strumenti 2.6, 2.9, 2.10, complementare a strumento 1.2

Vengono mappati tutti gli spazi pubblici e privati attualmente in disuso all’interno del rione. L’obiettivo è di predisporre una specie di data base informativo per sviluppare in seguito una strategia incentrata sul riuso degli spazi pubblici per promuovere senso di comunità e opportunità di sviluppo per il territorio. La mappatura punta a includere anche spazi e servizi già esistenti nel rione al fine di rendere più conosciute realtà già avviate e connetterle con nuove opportunità di sviluppo per il rione.

La mappatura si appoggerà anche a modalità di gamification, ovvero di ingaggio delle persone attraverso attività divertenti e coinvolgenti (ad esempio la caccia al tesoro degli spazi abbandonati e/o inutilizzati).

Attori
Rete delle associazioni, …

Luoghi
intero rione

L’iniziativa è lanciata dalla circoscrizione comunale in collaborazione con le associazioni nel rione per migliorare in modo naturale e semplice Roiano attraverso il decoro floreale di balconi, davanzali e terrazzi. Viene organizzato un concorso  il cui scopo è rafforzare la sensibilità e la cultura ambientale e migliorare il decoro e la qualità della vita nel centro urbano. Gli sponsor, che forniscono i premi, potrebbero essere attività commerciali locali e/o attività specializzate in floricultura.

Attori
Rete delle associazioni, Circoscrizione, Sponsor

Luoghi
intero rione

Propedeutico a strumento 2.10

Nel corso di un’iniziativa pubblica vengono realizzati una serie di ritratti espressi della popolazione di Roiano (passanti, commercianti, …) che sono immediatamente esposti pubblicamente; in parallelo, su Instagram si raccolgono autoritratti di abitanti del rione nei loro spazi preferiti di Roiano. Le foto così raccolte vengono in seguito nuovamente esposte in alcuni spazi/luoghi significativi del rione al fine di sensibilizzare la popolazione alla riappropriazione degli spazi pubblici. 

Attori
Rete delle associazioni, Circolo Fotografico Triestino

Luoghi
intero rione (spazi pubblici, negozi etc.)

Complementare allo strumento 1.6

Intervento di sistemazione dell’area verde di proprietà delle Ferrovie dello Stato situata in Via Moreri. Parte dell’area potrebbe essere destinata alla progettazione e all’allestimento di un orto urbano per la popolazione. Resta tuttavia da verificare l’attuale sussistenza del progetto di prolungamento delle linee 5 e 8 fino a quel punto di Via Moreri e l’eventuale presenza di agenti inquinanti nel terreno.

Attori
Rete delle associazioni, Associazione Vicolo delle Rose 44, RFI, …

Luoghi
Via dei Moreri

Lo scopo dell’intervento è di incrementare la sensibilità ed il rispetto per l’ambiente e il decoro urbano e di porre sotto i riflettori la mancanza di un arredo urbano funzionale in alcune zone del rione (fermate del bus, via Querce). Si tratta di collocare nei punti individuati un cestino e una pianticella (con una targhetta informativa del tipo: “Ciao, sono il cestino che è stato collocato qui da X perché prima non c’era niente”) al fine di promuovere la cura dello spazio comune e di stimolare, in seguito alla condivisione dell’iniziativa tramite i social, l’azione dell’ente per la cura e il decoro dello spazio pubblico in modo che fornisca un arredo urbano adeguato e funzionale alle esigenze degli abitanti. Tali piccole azioni potrebbero stimolare, in seguito, una riflessione più ampia sulla qualità dell’arredamento urbano nel rione che coinvolga anche altri spazi e altre strutture.

Attori
Rete delle associazioni, Esatto Spa, Comune

Luoghi
Fermate dell’autobus, Via delle Querce

Propedeutico a strumento 1.4

I sottopassi pedonali sono soggetti a un intervento di pulizia e vengono installate nuove illuminazioni per renderli più attrattivi e fruibili.

Attori
Acegas, …

Luoghi
Sottopasso pedonale (ponte di Roiano)

Sulla falsa riga dell’intervento realizzato da Trieste Altruista nel giardino di via Orlandini a Ponziana, viene replicato un intervento di sistemazione e pulizia del giardinetto di viale Miramare. Una volta completato l’intervento, l’area potrà ospitare eventi ed esposizioni.

Attori
Rete delle associazioni, Volontari, Trieste Altruista, …

Luoghi
Giardino Ieralla (Viale Miramare)

Attraverso un accordo tra le associazioni e l’amministrazione condominiale dell’ex Stock alcuni spazi aperti della struttura vengono presi in cura e si insedia una piccola fiera rionale periodica, sul modello di Barbacan Produce, che ospita piccoli produttori, artigiani e altre realtà in un evento espositivo che valorizza l’area stessa con presenze di qualità, attrae nuovi visitatori e recupera la struttura come vero e proprio spazio pubblico, sebbene di proprietà privata. L’esposizione ospita anche documentazione storica relativa al passato industriale di Roiano, nonché i risultati del concorso fotografico Humans of Roian.

Attori
Rete delle associazioni, Barbacan Produce, piccoli produttori, amministrazione condominiale ex Stock, Istituto Livio Saranz

Luoghi
ex Stock

Tavolo 3: Mobilità e traffico

Propedeutico a strumenti 3.2, 3.3, 3.6, 3.7, 3.8, 3.9, 3.10

Definire un’analisi dei flussi che determini matrici di origine/destinazione, motivazioni e forme di trasporto utilizzate per recarsi o attraversare il rione. Tale analisi è propedeutica allo sviluppo di diversi degli strumenti successivi

Attori
Comune, Università, Trieste Trasporti

Luoghi
rione e suoi dintorni

Propedeutico a strumenti 3.3, 3.10

Al fine di favorire l’accompagnamento dei figli a scuola a piedi o la loro autonoma circolazione nei pressi delle scuole stesse si prevede il miglioramento degli attraversamenti pedonali e dell’arredo urbano in tali aree, nonché l’istituzione di una Zona 30 attraverso un processo di progettazione partecipata dei percorsi sicuri. Questa azione potrebbe essere estesa ad altre strutture.

Attori
Comune, Istituto Comprensivo, FIAB

Luoghi
scuole del comprensorio

Propedeutico a strumento 3.10

Definire forme di trasporto alternative degli alunni delle scuole dell’Istituto Comprensivo di Roiano-Gretta, sia con mezzi a motore (scuolabus) sia tramite l’autorganizzazione dei genitori per l’accompagnamento a piedi (pedibus), il tutto anche in base all’analisi dei flussi di cui sopra.

Attori
Comune, Istituto comprensivo, comitati dei genitori

Luoghi
da tutto il rione verso le scuole

Propedeutico a strumenti 3.7, 3.10

Connettere in maniera più diretta l’area dell’Altopiano e i dintorni di Opicina con il rione (sede di diversi servizi a scala sovra-rionale) attraverso un prolungamento dalla SISSA a Piazzale Monte Re. La richiesta è già stata avanzata da un comitato di Opicina con la raccolta di diverse centinaia di firme. Al fine di non gravare su altre tratte la richiesta di prolungamento deve trovare riscontro nell’utilizzo di parte dell’aumento di kilometraggio previsto dal nuovo contratto di servizio tra Regione e l’operatore del servizio di TPL.

Attori
Regione FVG, Trieste Trasporti, Consorzio “Insieme a Opicina”, Circoscrizioni (II-III)

Luoghi
linea 38 fino a Piazzale Monte Re

Propedeutico a strumento 3.10

Messa in sicurezza e ridisegno della pista ciclabile di Viale Miramare al fine di renderla più attrattiva e percorribile per i suoi potenziali utenti, anche nell’ottica di un futuro collegamento ciclopedonale diretto con il Porto Vecchio. In futuro, con un calo del traffico, le direttrici di Via Udine-Viale Miramare potrebbero essere gestite in maniera diversa, dando più spazio al trasporto pubblico e ciclopedonale e liberando Via Udine da rumore, congestione e inquinamento.

Attori
Comune, FIAB

Luoghi
pista ciclabile di Viale Miramare

Propedeutico a strumento 3.10

Estensione del servizio di bike sharing a Roiano con l’aggiunta di una nuova stazione nel rione; attualmente l’ipotesi è di Largo a Roiano, lungo la direttrice di Viale Miramare. Nel corso della seduta si è valutata anche l’ipotesi di Largo Petazzi, più centrale per il rione e in grado di attrarre nuovi utenti per il tessuto commerciale del rione; in tal caso Via Stock andrebbe dotata di una pista ciclabile adeguata. Inoltre si ritiene necessaria anche l’installazione di stalli per bici di proprietà. 

Attori
Bits, Comune, FIAB

Luoghi
Largo a Roiano o Largo Petazzi

Propedeutico a strumento 3.10

Al fine di aumentare le potenzialità della rete del bike sharing si istituisce una tariffazione integrata tra il trasporto pubblico e il bike sharing. Questa opzione potrebbe essere particolarmente funzionale per gli utenti dell’Altipiano, che potrebbero raggiungere Roiano in bus e poi cambiare mezzo di trasporto. Lo strumento ha una scala sovrarionale data la natura del servizio di trasporto pubblico.

Attori
Bits, Comune, FIAB, Trieste Trasporti

Luoghi
intera città

Propedeutico a strumento 3.10

Riutilizzo dell’ex galleria antiaerea da Piazza tra i Rivi a Via Tibullo con l’installazione di una cabina su binari che colleghi il rione con una delle aree centrali della città, a pochi passi da Piazza Oberdan e da diversi servizi. Il servizio può essere finanziato attraverso il bando nazionale del MIT dedicato ai trasporti su rotaia. La galleria potrebbe ospitare anche un percorso ciclopedonale adeguatamente illuminato e protetto.

Attori
Comune, Trieste Trasporti, Ministero dei Trasporti

Luoghi
ex galleria antiaerea

Propedeutico a strumento 3.10

Potenziamento dell’utilizzo delle infrastrutture ferroviarie esistenti a livello cittadino e non solo con l’avvio di un servizio metropolitano (ipotesi già esplorata dal progetto Adria-A), finanziato attraverso il bando nazionale del MIT dedicato ai trasporti su rotaia. Utilizzando la galleria di circonvallazione ferroviaria potrebbe essere prevista una stazione all’altezza di Via Moreri bassa

Attori
RFI, Comune, Trieste Trasporti, Ministero dei Trasporti,  …

Luoghi
Via dei Moreri bassa

Regolazione dei parcheggi al centro del rione (vie centrali e futuro parcheggio sotterraneo) con aumento della rotazione per i non residenti (con l’uso di parchimetro o tariffario) e con posti riservati per utenti specifici (ad esempio i genitori degli iscritti all’asilo nido)

Attori
Comune, Esatto

Luoghi
Area centrale del rione
Futuro parcheggio sotterraneo dell’ex Caserma

Proseguiamo a distanza il lavoro per migliorare Roiano!

Nella terza seduta le/i partecipanti hanno definito un elenco di strumenti derivanti dall’elaborazione delle precedenti sedute.

Per ogni strumento sono stati individuati attori da coinvolgere, propedeuticità ad altri strumenti, luoghi sui quali intervenire. Al fine di completare il lavoro, gli strumenti sono stati aggregati in questo google doc.

Ora vi chiediamo di integrare quanto già fatto commentando il documento! Commentare il documento è molto semplice, qui si trova una guida che spiega come farlo.

Sabato 14 marzo, giornata nella quale era prevista originariamente l’ultima seduta, ti proponiamo di partecipare a una riunione online per finalizzare il lavoro decidere insieme i prossimi passi del progetto. Se sei interessato, contattaci all’indirizzo mail info@triestesecoloquarto.eu o su facebook.

Il futuro di Roiano è un lavoro di squadra #2

Giovedì 20 febbraio, in vicolo delle Rose 1 (piano terra), si è tenuta la seconda seduta di Il futuro di Roiano è un lavoro di squadra! Sono state svolte le seguenti attività:

– revisione degli alberi dei problemi definiti nella prima seduta, con approfondimento sull’articolazione di cause, problemi ed effetti;

– costruzione dell’albero degli obiettivi (mezzi, obiettivi, fini) “ribaltando” gli alberi dei problemi definiti in precedenza.

 

In premessa, si è specificata la necessità di dettagliare, riorganizzare ed esplodere l’albero dei problemi. Per fare un esempio, la causa identificata come “mancanza di parcheggi” rischia di essere una valutazione eccessivamente superficiale che, se ribaltata nell’albero degli obiettivi, genererebbe esclusivamente la soluzione “realizzare nuovi parcheggi”. Andrebbero invece comprese le motivazioni e i fenomeni sociali che sottostanno alle “cause” per ora identificate: ad esempio, la scarsa attrattività del trasporto pubblico locale, la scarsa sensibilizzazione della popolazione all’uso del trasporto pubblico, la scarsa concorrenzialità del trasporto pubblico rispetto a quello privato in termini di tempi di costi/attesa/percorrenza, etc. In questo modo, l’albero degli obiettivi potrebbe generare, come mezzi, soluzioni come la riduzione dei prezzi dei biglietti, una campagna di sensibilizzazione sulla mobilità sostenibile, la realizzazione di un progetto di pedibus, la realizzazione di una metropolitana leggera utilizzando la circonvallazione ferroviaria che passa sotto Roiano… 

Per fare ciò, la proposta è stata di lavorare su tre gruppi di lavoro in parallelo che si concentrino, rispettivamente:

  • Tavolo 1: relazioni sociali e partecipazione (a partire dagli alberi dei problemi #3 e #5)
  • Tavolo 2: abbandono e degrado degli spazi (a partire dagli alberi dei problemi #1 e #2)
  • Tavolo 3: mobilità e traffico (a partire dall’albero dei problemi #4)

 

Capitolo a parte merita la questione dell’ex Caserma di Roiano, sulla quale la proposta è di rinviare la discussione nel merito del progetto a una sessione specifica, anche dopo la fine di questo “ciclo” di progettazione, e comunque una volta ottenute delle informazioni ufficiali sul progetto stesso. Per il momento, la questione può essere affrontata a partire dal problema dell’assenza di un percorso partecipato nella definizione del progetto stesso (tavolo 1). 

 

Tavolo 1: Relazioni sociali e partecipazione

 

Revisione dell’albero dei problemi

Il tavolo di lavoro che si è dedicato a questo tema, si è centrato su analizzare attraverso un dialogo molto produttivo quali siano le problematiche relative alle relazioni e forme di partecipazione; in concreto abbiamo riflettuto su quali siano i soggetti coinvolti, le modalità e gli spazi dove queste si danno.

Le questioni generali ruotano attorno ad un’offerta ricreativa quasi esclusivamente dedicata agli adulti e circoscritta ad attività e luoghi riconducibili ai bar, in particolare nella fascia serale. Vi sono delle associazioni che propongono spazi e momenti di aggregazione in un’ottica diversa, ma purtroppo lavorano isolate una dall’altra; è stata sottolineata la scarsa comunicazione intersettoriale di associazioni e gruppi, che sebbene si dedichino a progetti diversi, potrebbero trarre vantaggi da una condivisione maggiore di energie e risorse. Oltre a produrre una frammentazione delle attività, spesso è difficile ottenere informazioni su orari e spazi dove si danno le diverse proposte. 

Per quanto non sia semplice risalire alle cause, le idee che sono emerse si centrano su una mancanza di consapevolezza generale, anche tra gli abitanti stessi, su quali possano essere i bisogni e desideri di chi abita il quartiere. Contemporaneamente, la Parrocchia si pone come fulcro nell’offerta di attività ludico-culturali, specialmente per l’infanzia, diventando spesso l’unica realtà ad avanzare proposte che davvero coinvolgano le famiglie. Tale fenomeno, per quanto garantisca momenti di aggregazione preziosi, viene percepito come possibile causa ed effetto allo stesso tempo, dell’immobilismo delle associazioni e degli abitanti nel coordinarsi in altri luoghi e con altri contenuti.

Il gruppo, inoltre, ha evidenziato delle problematiche legate all’erogazione di servizi comunali nell’ambito della cultura, mirati a costruire forme di aggregazione di qualità a sfondo educativo e formativo. Per esempio, le biblioteche e le emeroteche più vicine al quartiere si trovano tutte nel centro cittadino, escludendo Roiano dall’utilizzo di questo servizio in prossimità e in modo quotidiano. Più in là della biblioteca, che è appunto assente, una delle cause che non consente di sfruttare al massimo i servizi offerti dal Comune è un meccanismo informativo carente o mal organizzato in merito alla diffusione degli eventi e luoghi predisposti, più in generale un gap comunicativo tra l’amministrazione e il quartiere.

Una criticità del quartiere, inoltre, si riferisce alla quantità di spazi liberi non utilizzati o sottoutilizzati; sicuramente, anche in questo caso vi è una mancanza di attenzione da parte del Comune in merito allo sviluppo del quartiere, ma il tavolo di lavoro è sceso in una riflessione più approfondita. Infatti, si è ragionato su come vi sia scarsa consapevolezza sulla natura e possibili utilizzi di questi spazi, se siano pubblici o privati, in trattative per future attività o in disuso e senza prospettive. 

Nuovamente, però, si è esplorato ulteriormente il tema, rendendosi conto che non si tratta solo di spazi, ma anche e soprattutto di quali contenuti potrebbero veicolare: non si conoscono le forme di condivisione culturale che interessano agli abitanti e quale livello di comunicazione vi sia effettivamente tra questi.

I punti sopracitati si ripercuotono principalmente sulle categorie dei bambini e degli adolescenti. Per i primi, nonostante vi sia la presenza del ricreatorio e oratorio, mancano attività complementari; nel caso specifico di chi frequenta le scuole medie (escluse peraltro dal servizio del ricreatorio), è stato sottolineato come ad esempio non vi sia un campo di calcio a 11, fattore che obbliga le famiglie a spostarsi per poter far proseguire l’attività ai figli.

Per quanto riguarda gli adolescenti, l’analisi del tavolo mostra come vi siano diverse ragioni, legate tra loro, per cui questa fascia di età si muove dal quartiere verso il centro città, alla ricerca di luoghi di aggregazione sociale.

Ad ogni modo, gli anziani sono probabilmente i più penalizzati: a parte qualche rara eccezione, non vi sono proposte dedicate specificatamente a loro e in nessuna fascia della giornata. Molto spesso gli effetti diretti sono il progressivo isolamento di queste persone e il coinvolgimento in forme di dipendenza, come il gioco d’azzardo.

Una nota particolare è stata posta su l’elevata presenza nel quartiere di ricercatori stranieri provenienti da tutto il mondo, soprattutto grazie alla vicinanza e ai collegamenti con i rispettivi centri di ricerca, ma sfortunatamente non sembrano coinvolti nella vita rionale. 

Sebbene già dalla prima seduta si sia sottolineata la vivacità del quartiere, il senso di appartenenza e il piacere di viverlo quotidianamente, da un’analisi più approfondita vediamo come vi siano delle questioni aperte e un potenziale non sfruttato. Di seguito, la proposta di alcune azioni dalle quali si potrebbe cominciare a lavorare.

 

Albero degli obiettivi

 

In base all’elaborazione dell’albero dei problemi, le finalità si concentrano in due direzioni: da una parte aprire un discorso sulla qualità dei servizi erogati dal Comune nel quartiere, dall’altra creare una rete, coordinando le associazioni presenti.

Sebbene il primo punto non sia prioritario e richieda tempi nel lungo termine, si è riflettuto su come si possa iniziare un processo di sensibilizzazione del quartiere sui vantaggi sociali derivanti dall’avere, ad esempio, una biblioteca.

Il secondo, ha l’obiettivo primario di ottimizzare al massimo l’offerta già presente e provare a rendere più fruibili gli spazi e attività esistenti, specialmente pensando alle categorie elencate prima, cercando appunto di sfruttare le strutture attive e di proporre nuovi momenti di aggregazione derivanti dal loro coordinamento. Su questo piano, i mezzi concreti si riferiscono ad una ricerca dei punti in comune, di possibili interessi che coincidono tra le diverse realtà e associazioni. Inoltre, la rete stessa alla quale si ambisce, necessita di fasi di progettazione, per capire quale forma, funzionamento e contenuti darle. Un primo passo potrebbe darsi nella creazione di un punto di raccolta di informazioni su Roiano, anche qui riflettendo sui vantaggi nel presentarlo sui social, in un luogo fisico o in entrambi.

Un’altra proposta, riguardante gli spazi liberi e inutilizzati, è quella di procedere ad una mappatura e censimento di questi, per raccogliere informazioni dettagliate e far chiarezza sul loro effettivo potenziale.

In generale si è proposto, come mezzo trasversale in direzione di una maggior condivisione di momenti di aggregazione di qualità, l’organizzazione di eventi nello spazio pubblico, primo fra tutti un cineforum estivo.

 

Tavolo 2: Abbandono e degrado degli spazi urbani

 

Revisione dell’albero dei problemi

Le cause relative all’incuria e al progressivo degrado dello spazio pubblico a Roiano possono suddividersi in tre ambiti principali:

– il primo ambito è quello culturale, legato al senso civico degli abitanti i quali non sembrano dare troppa importanza al bene comune e condiviso del rione. La concomitanza della scarsa presenza di reti sociali orizzontali (ovvero raggruppamenti di persone su base egualitaria che possono diventare veicolo di reciproca solidarietà) e l’assenza di campagne informative e/o di  sensibilizzazione, fin dalle prime fasce d’età, incentrate nella promozione della cura e del rispetto delle aree comuni appaiono come presupposto a comportamenti poco “civili” verso gli altri e le risorse pubbliche.

– il secondo ambito è legato all’arredamento urbano e all’illuminazione pubblica. L’esiguo numero di cestini per la raccolta delle deiezioni canine come per i mozziconi delle sigarette non sembra infatti rispondere alle esigenze di maggior pulizia da parte della popolazione residente. Sempre in merito all’arredo urbano si segnala l’assenza di un benché minimo arredo (pensiline che possono riparare gli utenti dalla pioggia, panchine, cestini ecc) presso il capolinea dell’autobus. Va sottolineato che l’arredo urbano, oltre a fornire un servizio al cittadino, rende lo spazio più fruibile e può innescare un comportamento virtuoso da parte dei cittadini in merito al mantenimento e alla cura degli spazi comuni.  

– il terzo ambito è individuato nello presenza sporadica della polizia municipale il cui operato può fungere da deterrente a comportamenti scorretti da parte di alcuni membri della comunità e della scarsa attenzione e cura da parte della azienda preposta al servizio di pulizia. Queste due problematiche sottintendono da un lato una bassa rilevanza se non marginalità del rione nell’agenda dell’amministrazione locale e dall’altra l’incapacità dei cittadini di fare “massa critica” e auto-organizzarsi per richiamare l’attenzione degli amministratori verso alcune problematiche intese, dai cittadini stessi, come urgenti.

Questi tre ambiti influiscono direttamente sul degrado e progressivo abbandono degli spazi pubblici che non vengono più percepiti come luoghi da valorizzare e da “vivere” ma, al contrario, trasmettono un senso di insicurezza e sfiducia con il conseguente indebolimento del senso civico e una generale deterioramento della qualità della vita. 

 

Albero degli obiettivi

Ribaltando l’albero costruito in precedenza, otteniamo il seguente schema:

– Per quanto riguarda l’ambito “cultura” e “senso civico”, l’individuazione e l’introduzione di meccanismi premiali per incentivare i comportamenti virtuosi tenuti dai cittadini bilancerebbe la richiesta di maggior presidio del territorio da parte dei vigili urbani (meccanismi sanzionatori) in un approccio “bastone e carota”.

– parallelamente andrebbe incentivato l’utilizzo della bacheca collocata presso lo SPI per pubblicizzare iniziative comuni (es. adotta un aiuola)

– Di fondamentale apporto possono essere le attività di marketing/sensibilizzazione per accrescere la consapevolezza dei cittadini nella cura dello spazio pubblico (es. flashmob sui comportamenti sbagliati per educare gli abitanti al rispetto delle aree condivise) e per fornire degli esempi/modelli positivi da imitare.

– Va inoltre evidenziata la necessità di auto-organizzarsi per l’avvio di interventi di valorizzazione degli spazi verdi (es. aiuola della parrocchia)  o per la raccolta firme (petizioni) per chiedere maggior tutela della salute e allo stesso tempo fornire alcuni spazi pubblici di grande afflusso di un adeguato e funzionale allestimento (si pensi al capolinea dell’autobus) .

Questi mezzi perseguono l’obiettivo di migliorare la qualità e la cura degli spazi urbani contribuendo  a incrementare la qualità della vita nel rione e indirettamente ad aumentare il senso di solidarietà e di appartenenza alla comunità. 

 

Tavolo 3: Mobilità e traffico

 

Revisione dell’albero dei problemi

Le cause primarie relative all’uso eccessivo dell’auto a Roiano si possono suddividere in tre ambiti:

– il primo ambito è quello legato all’orografia. Sebbene la parte pianeggiante del rione sia servita dal trasporto pubblico, vi sono diverse zone non raggiungibili dai bus. La non capillarità delle linee di trasporto determina dunque l’assenza di collegamenti alternativi al trasporto privato dalla parte alta del rione (Scala Santa, Via Moreri, Vicolo delle Rose, Via Commerciale etc.);

– il secondo ambito è quello legato alla presenza di numerosi servizi, in particolare rispetto a un intorno che ne è privo. Sono stati nominati, per esempio, i diversi supermercati, le scuole, l’Agenzia delle Entrate, l’Azienda Sanitaria. Si tratta di attività “attrattive” per il traffico, che generano dunque una congestione indotta dalla ricerca di parcheggio, e per le quali ad oggi manca, a quanto ci risulta, un’analisi dei flussi volta a capire origini, destinazioni, scelte di mobilità etc. Per quanto riguarda le scuole, si è riscontrata l’assenza di un trasporto pubblico locale scolastico dedicato, anche per i problemi legati alla responsabilità nell’accompagnamento dei minori e per l’insicurezza di molte aree (le zone tra l’eventuale fermata e la scuola sono spesso non adeguatamente protette);

– infine, il terzo ambito è legato all’uso e alla regolazione di spazi e infrastrutture nel rione. E’ stato segnalato che il rione è attraversato da due gallerie: l’ex galleria antiaerea da Piazza tra i Rivi a Via Tibullo (zona Via Fabio Severo) e la galleria di circonvallazione ferroviaria attualmente utilizzata solo per il trasporto merci. L’assenza di piste ciclabili e stalli per bici determina una scarsa attrattività dell’uso della bici perché molte persone si sentono insicure ad usarla. Allo stesso modo, la sconnessione tra Roiano e l’area del Porto Vecchio determina l’impossibilità, ad oggi, di usare quell’asse per entrare in città. Infine, la mancata regolazione (orari/prezzo) dei parcheggi in maniera differenziata tra residenti e non residenti genera una ridotta rotazione degli stessi, e dunque un traffico indotto dalla ricerca di parcheggio, nonché fenomeni di parcheggio selvaggio

Questi tre ambiti influiscono direttamente sull’insicurezza della mobilità via bici e sulla scarsa velocità commerciale del trasporto pubblico. Per tali ragioni, l’auto è considerata, da molti, più “competitiva” di altre forme di trasporto. Ciò determina, come evidenziato già nella precedente seduta, la congestione del traffico, dunque l’aumento dell’inquinamento (anche acustico) e la perdita di tempo nel traffico stesso, e dunque un deterioramento della qualità della vita. 

 

Albero degli obiettivi

Ribaltando l’albero costruito in precedenza, si ottiene il seguente schema:

– Per quanto riguarda l’ambito dell’orografia, un prolungamento della linea 38 fino ad Opicina permetterebbe di assorbire parte dei flussi provenienti a Roiano dall’Altipiano. Altre soluzioni per quanto riguarda la parte alta del rione sembrano difficilmente praticabili;

– Per quanto riguarda l’ambito dei servizi attrattivi, si rende necessaria innanzitutto un’analisi quantitativa e qualitativa dei flussi di mobilità e delle scelte di trasporto. Inoltre si potrebbe prevedere l’istituzione di forme di trasporto scolastico collettivo (scuolabus, pedibus) e il miglioramento degli spazi aperti nei pressi delle scuole;

– Per quanto riguarda le infrastrutture e le reti, utilizzare o migliorare quelle esistenti sembra fondamentale, a partire dalla galleria Piazza tra i Rivi-Via Tibullo, dove potrebbe correre una sorta di ascensore orizzontale, e dalla galleria di circonvallazione ferroviaria, che anche in passato è stata ipotizzata come sede di una metropolitana leggera. Sarebbe necessario dare priorità al trasporto pubblico, con una gestione diversa degli impianti semaforici e delle carreggiate di Viale Miramare e Via Udine. Su Viale Miramare si potrebbe immaginare una gestione flessibile delle corsie per assorbire meglio i flussi che variano nel corso della giornata. Inoltre si dovrebbero prevedere corsie dedicate per bus e bici, oltre che stalli per bici e l’estensione del bike sharing a Roiano. Una passerella ciclopedonale verso Porto Vecchio potrebbe connettere Roiano con quell’area, che in futuro sarà servita da una pista ciclabile. Infine, una diversa regolazione degli stalli nel rione, sia in termini orari che in termini di prezzo, potrebbe essere prevista per l’area più centrale di Roiano

Questi mezzi hanno l’obiettivo di aumentare la sicurezza di pedoni e ciclisti e di rendere il trasporto pubblico più veloce, dunque più competitivo nei confronti dell’auto. Questo determinerebbe una minore congestione del traffico, con minore inquinamento e minore tempo libero perso per muoversi e cercare parcheggio, risultando in un aumento della qualità della vita.

 

Il futuro di Roiano è un lavoro di squadra #1

Martedì 11 febbraio, presso Stock a Party – che ringraziamo ancora per l’ospitalità -, si è tenuta la prima seduta di Il futuro di Roiano è un lavoro di squadra! La quarantina di persone che hanno partecipato alla serata hanno contribuito alle seguenti attività:

– definizione dei “confini” del rione

– definizione dei punti di forza e di debolezza del rione, anche a seguito della presentazione di alcuni dati salienti tratti dal sondaggio promosso nelle scorse settimane

– approfondimento sui problemi emersi con l’utilizzo della tecnica dell’albero dei problemi

 

I confini del rione

Alle/ai partecipanti è stato chiesto di tracciare su una carta muta, con il supporto dei facilitatori, la propria visione dei “confini” di Roiano. I risultati sono illustrati in questa carta di sintesi, in cui la superficie in comune a tutte le proposte è evidenziata in rosa:

Come si può notare, l’esercizio è stato interpretato in modi diversi e originali dalle diverse persone. Qualcuno, ad esempio, ha ritenuto di indicare solo alcuni punti, considerati le “porte di accesso” al rione: da Sud in senso orario, Campo Belvedere, il ponte di Roiano, l’inizio di Salita di Gretta, via Giusti e via degli Apiari. Al centro è stata anche indicata la Chiesa dei SS. Ermacora e Fortunato. Su una linea simile altri hanno indicato i confini del rione includendo, sostanzialmente, solo la sua parte pianeggiante e compatta, con alcune “ramificazioni” verso Gretta, verso la parte alta di Vicolo delle Rose e lungo via Udine-viale Miramare. Infine, altri ancora hanno identificato confini che includono anche le vallate che giungono a Roiano ‘bassa’ dall’Altipiano Carsico, lungo le direttrici di Scala Santa, via dei Moreri e vicolo delle Rose, estendendosi fino al lato nord di Via Commerciale. 

 

Punti di forza e di debolezza

Alle/ai partecipanti sono stati presentati alcuni dati relativi al sondaggio online condotto nelle settimane precedenti alla seduta, incentrato sostanzialmente su punti di forza e punti di debolezza del rione. I dati sono i seguenti (a chi compilava era consentito esprimere fino a tre opzioni su una selezione di 10 possibili risposte):

Stimolati da queste informazioni i partecipanti, divisi in cinque tavoli, hanno preso parte a una sessione di brainstorming i cui risultati, aggregati, sono i seguenti.

 

Punti di forza

I punti di forza espressi dalle/dai partecipanti possono essere raggruppati in alcuni gruppi:

* identità e relazioni sono al centro di 19 post-it. Roiano è considerato un rione tranquillo e sicuro, viene descritto come un grande paese con una forte identità e una relativa facilità nello stringere relazioni;

* la presenza e la qualità dei servizi sono menzionati da 17 post-it. In particolare vengono citati il Ricreatorio, le scuole e il Distretto sanitario. Alcuni post-it definiscono Roiano un “rione autosufficiente”;

* fattori legati alla posizione del rione sono l’oggetto di 15 post-it, che lo descrivono come vicino al centro, al mare e al Porto Vecchio, particolare per la sua conformazione;

* le caratteristiche del tessuto commerciale sono analizzate in 14 post-it che evidenziano la presenza di piccoli negozi locali e del mercato settimanale. Per alcuni Roiano è un rione relativamente economico;

* 10 post-it sono relativi alla questione della mobilità, per cui si evidenzia la buona copertura del trasporto pubblico diurno, ma anche la percorribilità a piedi e la ciclabile lungo viale Miramare;

* 3 post-it si riferiscono a spazi ed eventi, in particolare la Sagra e il Carnevale;

* infine, 2 post-it alludono ad alcune potenzialità future, derivanti dalla riqualificazione della Caserma e/o di altri spazi.

 

Punti di debolezza

I punti di debolezza indicati nel corso di questa sessione possono essere riassunti attraverso queste aree:

* l’assenza o la scarsità di offerta culturale, ricreativa e aggregativa è al centro di 20 post-it, che evidenziano alcune caratteristiche negative del rione percepito come “quartiere dormitorio”, carente in attività culturali e di svago, in particolare negli orari serali e notturni. Mancano luoghi di ritrovo per i giovani e per gli anziani; in particolare, si riscontra l’assenza di una biblioteca;

* problemi con la mobilità, il traffico e i parcheggi sono raccontati attraverso 14 post-it, che descrivono un’area trafficata e caotica, con pochi parcheggi. Anche la scarsità di collegamenti notturni con il trasporto pubblico e l’assenza di stalli per le bici e bike sharing sono segnalati tra questi post-it;

* altri 14 post-it investono l’ambito dell’incuria e del disuso degli spazi, a partire da marciapiedi e aree verdi sporche e degradate. Viene segnalata anche la presenza di molti spazi inutilizzati e la mancanza di illuminazione;

* 10 post-it lamentano l’assenza di spazi verdi, in particolare per i più piccoli, ma anche per i cani, di spazi pedonali di incontro e di un collegamento diretto tra Roiano e il Porto Vecchio;

* 6 post-it si riferiscono alla mancanza di spazi per l’infanzia, il gioco e le pratiche sportive: viene menzionato l’asilo nido, ma anche spazi per lo sport come un campo di calcio a 11, ad oggi non presente nel rione;

* 5 post-it rilevano mancanze nella rete dei servizi rionali, uno su tutti il Centro civico;

* La Caserma di Roiano è l’oggetto di altri 4 post-it, il cui aspetto più critico è rappresentato dal prolungarsi dei tempi di intervento;

* I problemi sociali, infine, sono descritti in 3 post-it che lamentano un crescente disagio sociale, la mancanza di senso civico e una presenza eccessiva di forze dell’ordine a fronte di un rione relativamente tranquillo.

 

Alberi dei problemi

I partecipanti hanno iniziato a strutturare, in forma di dialogo, cinque alberi dei problemi, ovvero mappe mentali che aiutano a connettere cause, situazioni problematiche ed effetti al fine di ricostruire la genesi e gli esiti di processi di vario tipo che insistono sul rione.

Gli alberi #1 e #2 si sono concentrati sul problema del deterioramento della qualità della vita; l’albero #3 è incentrato invece sull’impoverimento delle relazioni e del senso civico del rione; l’albero #4 sull’eccessivo utilizzo dell’auto e l’albero #5 sulla non rispondenza del progetto dell’ex Caserma rispetto ai bisogni della comunità. 

Gli alberi sono descritti in dettaglio nei seguenti schemi:

 

Da questi problemi il lavoro di progettazione riprenderà giovedì 20 febbraio, alle ore 18.30 in Vicolo delle Rose 1 (piano terra), per la definizione degli alberi degli obiettivi. A presto!

Difendiamo e potenziamo il servizio della Biblioteca Quarantotti Gambini!

Apprendiamo che la Biblioteca di San Giacomo, a partire dal 10 Febbraio,  ridurrà di quasi il 50% i suoi orari di apertura al pubblico.

La decisione è conseguenza di una serie di recenti pensionamenti: tale situazione, ampiamente prevedibile, va a sommarsi ad una già cronica carenza di personale, rendendo effettivamente impossibile la prosecuzione del servizio in queste condizioni. In molte realtà cittadine – a partire da quelle sociali e culturali – assistiamo alle medesime scelte da parte dell’Amministrazione: riduzione dei servizi, esternalizzazioni, blocco del turn-over sono tutte strategie di contrazione dell’investimento pubblico che proseguono ormai da decenni, sia a livello locale che nazionale.

Assistiamo d’altro canto al costante dirottamento dei fondi su “progetti” – se così si possono chiamare – rivolti esclusivamente a rafforzare l’immagine del centro di Trieste come vetrina patinata per turisti, impoverendo l’offerta culturale, in particolare nelle zone periferiche, e puntando esclusivamente sui grandi eventi.

L’utenza abituale e tutto il quartiere di San Giacomo stanno provando un forte indignazione di fronte a questa decisione: la Biblioteca, infatti, è una delle più frequentate della città ed un punto di riferimento nevralgico per tutto il rione. Al suo interno, oltre ai servizi di prestito di libri e DVD per adulti e ragazzi, aula studio ed emeroteca, trovano spazio una molteplicità di iniziative come letture e percorsi per l’infanzia, corsi d’italiano per stranieri.

E’ fondamentale che venga ripristinato quanto prima l’orario pieno di apertura della Biblioteca, che anzi necessiterebbe di essere ulteriormente implementato a detta di tutti i suoi molti fruitori. E’ necessario procedere immediatamente a nuove assunzioni e che il Comune da subito sostituisca il personale mancante, affinché questa situazione non diventi permanente, né venga “risolta” affidandosi ad ulteriori esternalizzazioni.

Come realtà attive all’interno del rione, intendiamo mobilitarci per difendere ed ampliare un servizio pubblico che tanto contribuisce alla qualità della nostra vita. Chiediamo a tutti coloro che vivono San Giacomo di unirsi a noi.

Ci troveremo il giorno giovedì 13 febbraio alle ore 18 presso la sede ACLI in Campo San Giacomo 15.

TS4 trieste secolo quarto
Campo Libero – rete solidale del rione di San Giacomo

Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra #4

Di seguito il report della quarta seduta de Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra, che si è svolta mercoledì 18 Dicembre alle ore 18.30 nella sede dell’associazione culturale Nihao Panda in Via Frausin 1.

In occasione della quarta seduta, svoltasi il 18 Dicembre, siamo stat* ospitat* dall’Associazione di Promozione Sociale Nihao Panda di San Giacomo. 

In una sala accogliente, accompagnati dal the offertoci da Jili, abbiamo dato il via ad una fase di sintesi dei risultati ottenuti nel corso degli incontri precedenti: ci siamo concentrat* nel definire un ordine di priorità tra gli strumenti da proporre nel rione, ossia tra quelle attività che sono state selezionate dal processo partecipato di dialogo e analisi tra vecchi e nuovi partecipanti, così come dagli incontri con le diverse persone coinvolte nel quartiere.

In una prima fase sono stati ricapitolati brevemente i 20 strumenti per poi passare ad  uno scambio di idee plenario (brainstorming) attraverso il quale si è cercato di arricchire le vedute e far chiarezza su ogni punto, con l’obiettivo di facilitare la loro successiva organizzazione in una classifica.

Da questo confronto sono emersi tre criteri fondamentali per le/i partecipant* in questo processo:

  • Riflettere nuovamente sul ruolo dei possibili attori da coinvolgere per ogni iniziativa: il loro livello di interesse, di disponibilità, di capitale (economico, culturale, logistico), che potrebbero mettere a disposizione nell’avviarle.
  • Individuare se in alcuni casi vi sono già degli immobili, contesti o soggetti che potrebbero facilitarne la messa in pratica. L’idea di fondo è di considerare le potenzialità già esistenti e non sovrapporre azioni a quelle che già si svolgono nel quartiere, ma provare invece a proporre altri contenuti e forme. In particolare, sono state menzionate l’esistenza di un forno in via San Marco, ora chiuso, e la festa di quartiere che si organizza ogni anno nel rione.
  • Si è evidenziato come vi siano degli strumenti che sono propedeutici ad avviarne degli altri e di come i primi siano pertanto prioritari.

Si è quindi passati ad un momento di riflessione individuale, non scontata vista l’eterogeneità degli strumenti, nel quale ognun* ha elaborato la propria classifica. 

Ecco l’ordine delle priorità ottenuto sommando i punteggi espressi da ciascun partecipante:

I seguenti strumenti sono ordinati dal più prioritario al meno prioritario. In arancione gli strumenti costituiti da attività, in azzurro quelli che prevedono l’intervento fisico su spazi, in giallo quelli che interessano la realizzazione/valorizzazione di reti infrastrutturali.
01 E-commerce km0: un brand per San Giacomo
02 Dalle feste di strada all’animazione diffusa
03 Promozione dal basso di usi temporanei per gli spazi sfitti
04 Sagra di quartiere
05 Corridoio verde da Cavana a San Giacomo
06 Ampliamento degli orari di apertura della Biblioteca 

(a pari merito con il punto 5)

07 Strutture e attività per il sostegno allo sport come mezzo di comunicazione, inclusione e commistione
08 Recupero delle stazioni della ciclabile Cottur (via Orlandini)
09 Rafforzamento del trasporto pubblico da/verso la periferia Sud della città e delle linee notturne (a pari merito con il punto 8)
10 Promozione della mobilità pedonale
11 Scuole aperte ad attività di divulgazione e corsi
12 Organizzazione di un evento transfrontaliero di Skateboard
13 Percorsi di conoscenza su scienza e comunità straniere
14 Rilancio e valorizzazione del Bagno Comunale diurno di Via Veronese
15 Pedonalizzazione attrezzate e spazi coperti
16 Forno e altri spazi di produzione e riuso ad uso della comunità
17 Mediazione culturale nei centri civici
18 Insediamento di un Seamen’s Club
19 Rafforzamento dei collegamenti ferroviari
20 Realizzazione di un planetario nel Gasometro

Sulla base di questi dati è possibile trarre alcune considerazioni: le/i partecipanti hanno dato la priorità a quelle azioni che in primo luogo riguardano la sfera delle relazioni all’interno del quartiere, siano queste legate al commercio così come ai momenti di aggregazione e di festa. Segue l’ambito degli spazi fisici e della mobilità, tenendo quindi in conto le questioni legate al traffico, alla qualità delle aree pedonali e ciclabili, degli spazi verdi. Chiudono gli strumenti legati alle relazioni che il quartiere stabilisce con i suoi dintorni e quelli che richiedono un lavoro lungo di attivazione degli attori, specialmente se si riferiscono alle istituzioni.

 

La seconda fase si è centrata nella spazializzazione degli strumenti, nell’individuare la loro collocazione su una mappa di San Giacomo; mentre per alcuni di questi si è rivelato semplice, dato che fanno riferimento a luoghi concreti (Skate park, Casa Museo Brovedani), per altri è stato necessario un breve confronto tra le/i partecipanti. In certi casi ai singoli strumenti sono stati attribuiti più punti fisici, sia perché potrebbero esserci più luoghi potenziali dove avviarli, sia perché effettivamente coprono diverse realtà e nodi del quartiere (è il caso delle feste di strada e della promozione dal basso di usi temporanei per gli spazi sfitti).

Osservando la mappa e facendone una panoramica generale, si può notare come gli strumenti si siano distribuiti in modo abbastanza omogeneo all’interno del rione. Trattandosi del frutto di un lavoro progressivo, svoltosi a partire dalle sedute precedenti, può considerarsi un ottimo risultato che vi sia una distribuzione delle attività così ampia, che include le diverse aree del quartiere, proponendo contenuti diversi per ogni strumento.

Con questa seduta si chiudono gli incontri di progettazione partecipata a San Giacomo, ma il lavoro per migliorare il rione è appena iniziato! 

Il materiale che abbiamo raccolto in questo mese, costruendo insieme e in modo partecipato il percorso, è molto prezioso. Lo sono anche le relazioni che abbiamo cominciato a tessere tra le diverse persone che si sono lasciate coinvolgere e che con il loro contributo hanno arricchito l’esperienza nel suo complesso. 

Da qui in avanti, sulla base dei contenuti elaborati, si darà il via alla restituzione dei risultati al quartiere. Inoltre, in un’altra prospettiva, si procederà ad approfondire le tematiche in gioco e a cercare, per mezzo delle competenze personali di ognun* de* partecipanti, delle conoscenze, reti sociali di appartenenza, passioni e disponibilità, quali possono essere le vie percorribili per la realizzazione delle azioni individuate.

Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra #3

Di seguito il report della terza seduta de Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra, che si è svolta mercoledì 11 Dicembre alle ore 18.30 nella sede dello SPI di Via Frausin 17a.

Nel corso della terza seduta de Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra ci siamo posti l’obiettivo di individuare strumenti e attori necessari per migliorare la vita del rione a partire dalle informazioni raccolte nel primo e nel secondo incontro. Per farlo abbiamo ruotato su tre tavoli, ognuno dei quali era incentrato su uno dei filoni di esplorazione che avevano caratterizzato la seconda seduta (focus group con le comunità straniere, sondaggio con i commercianti, esplorazione urbana).

 

 

Relazioni

Il focus group sulle e con le comunità straniere si è focalizzato soprattutto su come creare commistioni culturali tra le diverse comunità presenti a San Giacomo. Sono state prese in considerazione le esigenze delle comunità qui insediate, i possibili desideri e le opportunità. Se San Giacomo facesse emergere con orgoglio la sua caratteristica multi-etnicità potrebbe davvero diventare la Kreuzberg triestina, un melting pot frizzante e fertile che attirerebbe anche un turismo alternativo e nuove forme di relazioni. 

 

Sagra di quartiere

È l’idea che è stata in assoluto più sviluppata dal gruppo di lavoro: un festival che includa cibo, lingua, cinema, danza, teatro, cultura, a cui prendano parte tutte le comunità, straniere e non. Non deve essere un evento puntuale ma un percorso di riattivazione culturale di quartiere. Viene portato ad esempio le sagre di quartiere di Berlino.

Attori da attivare: 

Campo Libero (interesse >>, rilevanza >>)

cooperative sociali (Interesse >, rilevanza <); 

Reti informali, es bar che siano ritrovi di comunità (interesse >, rilevanza <)Osterie tipiche triestine, perché non diventino attività delle sole comunità straniere (Interesse <, rilevanza <);Nuova edicola di fronte alla caserma dei carabinieri e/o altri negozi multietnici e più accessibili anche a ceti medio-bassi, es Orti di Massimiliano, Pour Pourry [forse chiuso al momento] (interesse >, rilevanza <);
Biblioteca Quarantotti Gambini (Interesse >, rilevanza >>);

Volontari [*viene segnalato che i volontari per i corsi di italiano in biblioteca sono per lo più persone di fuori San Giacomo e anche di fuori TS] (Interesse <<, rilevanza >)

Scout – potrebbero aiutare, anche per i corsi di italiano [*connessione con Ex Lavatoio] (interesse >, rilevanza >)CACIT – Consulta Immigrati Residenti (interesse >>, rilevanza >>)

 

Strutture e attività per il sostegno allo sport come mezzo di comunicazione, inclusione e commistione

Lo sport può diventare un grosso veicolo di commistione. Si può pensare a iniziative di avvicinamento alla bicicletta: corsi, riparazione, compravendita usato, noleggio. Questo anche considerando la vicinanza con la pista ciclabile e il fatto che invece san Giacomo è stata tagliata fuori dal bike sharing cittadino. Queste pratiche, oltre ad avvicinare comunità, potrebbero migliorare la situazione di mobilità e traffico, così come fornire nuovi e più sani modi per passare il tempo libero. Per di più, sarebbe una vera e propria opportunità di business. 
Si potrebbe anche pensare di lanciare dei gruppi sportivi spontanei gratuiti e inclusivi (es. Run4Fià, Urban Training), che sfruttino la ciclabile e i numerosi parchi come palestra all’aperto.
Infine, viene sottolineata la necessità di restaurare e riprendere l’utilizzo di alcune infrastrutture sportive già presenti sul territorio, come la Piscina. Questa potrebbe essere usata anche per dei corsi di nuoto per gli stranieri, che spesso non sanno nuotare.  

Attori da attivare: 

FIAB per l’avvicinamento alla bici (interesse >>, rilevanza >>)

Biblioteca come possibile luogo dove tenere i corsi  (interesse >>, rilevanza >>)

Comune per restauro piscina Da Vinci (interesse <<, rilevanza >>)

Run4Fià per corsa in ciclabile (interesse >>, rilevanza >)

 

Forno e altri spazi di produzione e riuso ad uso della comunità

Viene riportato l’esempio di un progetto di integrazione sociale in un quartiere problematico di Trento che prevedeva la creazione di un forno ad uso pubblico – o altri spazi pubblici a uso comune, di ritrovo e attività.
Alcuni di questi spazi potrebbero essere usati full-time per il recupero e riutilizzo di beni (pratica già diffusa all’interno di san Giacomo attraverso l’abbandono fuori dai cassonetti, che è però illegale).

Attori da attivare: 

Comune

Leader religiosi di comunità [attenzione ai possibili conflitti!]

 

Percorsi di conoscenza su scienza e comunità straniere

Percorsi turistici tematici sulla scienza e le comunità straniere, e le innovazioni e i benefici che gli scienziati stranieri (e non) hanno portato a Trieste.

Attori da attivare: 

Rappresentanti di ricerca (Interesse >, rilevanza >)

 

Promozione della mobilità pedonale

Il problema del traffico e del conseguente inquinamento dell’area, marginalmente affrontato nel focus group sulle relazioni, risulta maggiormente percepito dalle comunità straniere rispetto ai triestini. Per migliorare il problema è stato proposto, oltre all’avvicinamento alla bici di cui sopra, anche la possibilità di creare reti per la sicurezza delle numerose scuole presenti, sul modello del PediBus o del Massa Marmocchi.

Attori da attivare: 

Ricreatorio (interesse >, rilevanza >)

Pensionati – tipo nonni paletta volontari (interesse <<, rilevanza <)

Scuole (interesse <, rilevanza >>)

Sindacato soprattutto per i rapporti con i pensionati (interesse >, rilevanza >)

 

Rafforzamento dei collegamenti ferroviari

I collegamenti esterni alla città sono stati considerati in termini di facilità di ricongiungimento delle comunità straniere con le loro famiglie di origine. Si è discusso del Car sharing informale praticato dalle comunità Serbe e Bosniache. Soprattutto, sono state prese in considerazione le numerose linee ferroviarie presenti, verso nord e verso est, le quali passano anche per San Giacomo, e che sono ampiamente sottoutilizzate se non del tutto inutilizzate per il trasporto passeggeri (alcune sono solo trasporto merci). San Giacomo potrebbe divenire una nuova stazione per queste tratte. In questa ottica bisogna approfondire meglio quanto sta avvenendo con la ristrutturazione della stazione di Campo Marzio.

Attori da attivare: 

Cittadini – appello (interesse >, rilevanza >)

Ministero trasporti (interesse <<, rilevanza >>)

Trieste Trasporti (interesse <, rilevanza >>)

Porto (interesse <, rilevanza >>)

 

Mediazione culturale nei centri civici

Viene proposta l’introduzione di un servizio di mediazione culturale per il centro civico di San Giacomo per aiutare le comunità di stranieri ad avere informazioni e maggiore accesso a tutti i servizi burocratici [da verificare se non esista già]

Attori da attivare: 

centri civici (interesse<, rilevanza >>)

Biblioteca (interesse >>, rilevanza >)

 

 

Economie

Gli strumenti sviluppati nella discussione del tavolo che ha tratto spunto dalla piccola indagine promossa tra i commercianti del rione hanno l’obiettivo di rivitalizzare il commercio locale a partire dalle aree del rione che più ne hanno bisogno e puntando sulla marcata identità di San Giacomo. Le azioni proposte mirano ad avere un impatto non semplicemente economico ma anche sociale e culturale su tutta la popolazione del rione e non solo.

 

Scuole aperte ad attività di divulgazione e corsi

Sfruttare la disponibilità degli spazi scolastici nelle ore pomeridiane per realizzare attività di divulgazione e corsi pratici sulle attività artigianali presenti in rione, così come sulla storia e sulle tradizioni dei negozi storici. Allo stesso modo, potrebbero essere organizzati eventi di promozione della salute e di un’alimentazione (e un consumo) sani

Attori da attivare: 

Istituti scolastici (di ogni ordine e grado)

Artigiani e commercianti

Medici (considerata la presenza del Burlo nei pressi del rione)

 

E-commerce km0: un brand per San Giacomo

Per permettere anche al commercio di prossimità di sfruttare le potenzialità della rete, risolvendo così almeno in parte il problema dell’accessibilità, viene realizzato un portale online del commercio rionale, una sorta di vetrina virtuale di San Giacomo. Il sito contiene l’elenco dei negozi, le segnalazioni di eventi, annunci, informazioni utili, le storie dei commercianti etc. Il portale funge così da pretesto per sviluppare una rete informale e leggera, che potrebbe portare ad altri follow-up, ad esempio uno spazio fisico per organizzare una banca degli oggetti/dei servizi, o ancora l’ideazione di un “brand” di San Giacomo. L’ottica sarebbe quella di lavorare sul concetto di “autenticità” a partire dalla storia e dalle peculiarità del rione.

Attori da attivare: 

Artigiani e commercianti

Residenti

Associazioni storiche dei commercianti (San Giacomo il mio rione il tuo rione)

Campo Libero e associazionismo del rione

 

Dalle feste di strada all’animazione diffusa

Garantire la presenza di spazi attrezzati per la realizzazione di feste autorganizzate (ad esempio nei cortili) potrebbe essere un primo passo per sviluppare un’animazione di quartiere più strutturata. A partire da alcune “feste di strada” si potrebbe così dare visibilità ad aree del rione oggi periferiche (ad esempio via San Marco o Piazza Puecher). Inoltre, il dislocamento di eventi altrimenti organizzati in centro, dove creano conflitti con la densità commerciale lì esistente (es. Piazza Europa) potrebbero viceversa rendere quelle zone del rione beneficiarie di un maggiore afflusso di persone e affari. La realizzazione di queste feste porterebbe quasi naturalmente allo sviluppo di nuovi itinerari nel rione garantendo dunque una maggiore accessibilità alle zone oggi depresse.

Attori da attivare: 

Artigiani e commercianti

Residenti

Associazioni storiche dei commercianti (San Giacomo il mio rione il tuo rione)

Campo Libero e associazionismo del rione

Comune

Circoscrizione

 

Pedonalizzazioni attrezzate e spazi riparati

Le feste organizzate nel rione possono essere considerate anche come pedonalizzazioni sperimentali temporanee. Le aree che invece vogliono essere pedonalizzate permanentemente devono essere dotate di elementi attrattori (attività, arredo urbano) che le rendano appetibili per il passaggio. Via delle Lodole, a eccezione della Biblioteca, è un esempio negativo in tal senso. È necessario dunque prevedere un adeguato arredo urbano, e in particolare spazi coperti per i mesi invernali.

Attori da attivare: 

Comune

Residenti

 

Promozione dal basso di usi temporanei per gli spazi sfitti

 

La creazione di gruppi di interesse potrebbe portare, attraverso meccanismi di crowdfunding, all’acquisizione di spazi commerciali sfitti per insediare usi temporanei (produttivi, artistici etc.) e dimostrare così il beneficio che si genera per il pubblico e per il privato grazie a esperienze del genere. Questo potrebbe portare a una maggiore pressione per chiedere che le istituzioni locali prevedano incentivi e calmieramenti per gli affitti.

Attori da attivare: 

Residenti

Proprietari immobiliari

Comune

 

 

Spazi

Le azioni individuate dal tavolo che ha analizzato i risultati dell’esplorazione urbana mirano a rilanciare alcune aree del quartiere di San Giacomo. Dalla semplice affissione di indicazioni/segnaletica per i luoghi di maggiore interesse (biblioteca, pista ciclabile “Cottur”, Musei) alla realizzazione di piccoli interventi volti al recupero degli spazi pubblici (al momento) sotto-utilizzati si delinea una strategia il cui obiettivo è da una parte il miglioramento della qualità della vita nel rione e dall’altra la valorizzazione delle sue specificità e risorse, anche al fine di intercettare i flussi turistici presenti nel centro città. 

 

Recupero delle stazioni della ciclabile Cottur in via Orlandini

In considerazione della recente approvazione della legge regionale 8/2018 (“Interventi per la promozione della nuova mobilità ciclistica sicura e diffusa”) e del crescente flusso di cicloturisti in città, l’intervento mira al recupero delle stazioni/cabine poste alla partenza della ciclabile Cottur per offrire un punto di riparazione self service con la messa a disposizione di tutti gli attrezzi necessari a rimettere in sesto la propria bicicletta in caso di imprevisti.

Attori da attivare: 

FIAB

Comune di Trieste

Associazionismo

 

Organizzazione di un evento transfrontaliero di skateboard

Organizzare presso lo Skate Park “San Giacomo”, con la collaborazione delle comunità straniere del rione, un evento transfrontaliero con la partecipazione degli sportivi su tavola provenienti dai paesi/città confinanti. L’obiettivo, oltre a promuovere l’attività sportiva praticata da molti giovani, è quello di rinsaldare i rapporti tra le comunità e promuovere la convivenza e multiculturale del rione.

Attori da attivare: 

Associazione Wheel be fun

Comunità serba, albanese e slovena di San Giacomo

Campo libero

 

Rilancio e valorizzazione del Bagno comunale diurno in via Veronese

Rilancio e valorizzazione dell’edificio dei primi del ‘900 in via Paolo Veronese. L’edificio oltre a svolgere la funzione di bagno pubblico ospita un bagno turco e una sauna. L’intervento intende arricchire l’offerta turistica della città sviluppando e valorizzando le specificità triestine al pari del intervento di riqualificazione e di gestione “pubblico-privato” del bagno “Pedocin”.

Attori da attivare: 

Comune di Trieste

 

Corridoio verde da Cavana a San Giacomo

Allestire e tracciare un corridoio verde che dal centro storico (Cavana) passi attraverso il Parco di San Michele per poi risalire verso l’Osservatorio Astronomico/Parco Basevi e giungere a San Giacomo. Il corridoio verde risponde all’esigenza di collegare il rione di San Giacomo con il centro cittadino e di offrire alla popolazione un percorso pedonale alternativo all’utilizzo dell’auto.

Attori da attivare: 

Associazione Andandes

Comune di Trieste

Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra #2

Di seguito il report della seconda seduta de Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra, che si è svolta sabato 7 Dicembre alle ore 14.30 a partire dalla sede dello SPI di Via Frausin 17a. Le foto sono di Alessandro Ruzzier e Tommaso Vaccarezza.

Nel corso della seconda seduta de Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra ci siamo posti l’obiettivo di esplorare il quartiere, cercando di approfondire e dare forma ai punti di vista già elaborati durante un densissimo primo incontro.
Per farlo ci siamo divisi in tre gruppi di lavoro che hanno utilizzato metodi diversi:

  • un focus group con alcuni esponenti delle comunità straniere residenti a San Giacomo;
  • un questionario da presentare agli esercenti;
  • una mappatura e raccolta fotografica degli spazi urbani.

 

Il focus group

San Giacomo Bazar – La Kreuzberg triestina

Al focus group sulle comunità di San Giacomo hanno partecipato due associazioni (l’Associazione Italo-Romena “Danubio” e l’Associazione Culturale Giovanile Serba) nonché singoli individui di origini geografiche diverse. Dopo un primo circolo di domande sulla presentazione personale e di associazioni si è passati a discutere di opportunità e i problemi di Trieste in generale, e di San Giacomo in particolare. L’ampiezza è giustificata dal fatto che la maggioranza dei partecipanti, in realtà, non abitava nel rione, ma ne aveva soltanto un legame affettivo.

Sono stati identificati come successi del passato l’apertura di Area Science Park, ma anche la crescita del turismo, dovuta sia alla sistemazione architettonica della Città vecchia sia all’effettiva promozione turistica. Sulla questione del turismo sono emerse poi diverse criticità come quella del possibile snaturamento del centro cittadino, dell’aumento dell’affitto e dei prezzi nei negozi, criticità che già minacciano anche il quartiere di San Giacomo (sebbene non centrale) con lo svuotamento di interi condomini per destinarli a B&B e residence.

Qui si è scesi più sullo specifico, sulle opportunità che il quartiere di San Giacomo presenta, tanto per la sua storia quanto per il suo carattere multiculturale, per lo sviluppo del turismo. Il rione infatti viene immaginato in futuro come la parte della città più aperta alle altre culture, con negozi e ristoranti etnici. Riguardo alla presenza di varie comunità, si è parlato della necessità di organizzare degli “eventi di commistione” sia nella possibile forma di una festa di quartiere, sia come animazione più duratura del territorio attraverso una serie di tappe con focus tematici su varie culture, non soltanto quelle gastronomiche. In questo senso si è pensato di avviare anche colloqui con l’Associazione culturale cinese Nihao Panda. Si è infatti pensato di lavorare su un progetto sui contributi scientifici degli stranieri che hanno vissuto e lavorato a Trieste e di come questo progetto avrebbe potuto essere inserito nei bandi sulla divulgazione della scienza.

Inoltre, si è parlato del cicloturismo e di come questa forma di viaggio sempre più popolare, sia poco praticabile al momento a Trieste per l’assenza tanto di piste ciclabili quanto di alberghi o strutture di accoglienza che offrano possibilità di parcheggio custodito alle bici stesse. È stata segnalata anche l’assenza di stalli per le bici in quartiere come anche la sua esclusione dai programmi cittadini di bike-sharing.

Pensando poi alle criticità, sempre ragionando in termini generali, ne sono state individuate due fondamentali: i trasporti (nel senso del collegamento della città col mondo esterno) e il lavoro.

Sul lavoro si è discusso relativamente poco, oltre a constatare la presenza di ostacoli burocratici che affliggono le libere professioni, come anche le minime retribuzioni che per questo tipo di prestazione d’opera vengono pagate da enti locali e da organi dello Stato.

La questione dei trasporti e delle infrastrutture ha occupato più spazio nella discussione in quanto impatta direttamente sulla vita di tutti coloro che non sono nati a Trieste e che viaggiano per lavoro o per congiungersi con i propri familiari. Qui è stato rilevato che tanto la comunità serba quanto quella romena hanno messo in pratica forme di car-sharing informali e basate su conoscenze personali, mentre le vere difficoltà vengono affrontate da coloro che viaggiano usando rotte ufficiali tanto verso il Nord Europa quanto verso il Sud Italia.

Si è passati in rassegna poi, come conseguenza dei luoghi d’origine dei partecipanti, le principali linee di trasporti verso Trieste, elencando i binari ferroviari esistenti ma dismessi, tanto in città quanto verso la Slovenia e l’Austria, ma anche esprimendo preoccupazione sulla mancanza dei voli dall’aeroporto di Ronchi, come anche sul futuro dell’aeroporto di Ljubljana, dopo il fallimento di “Adria airways”. Si è constatato poi che le autorità competenti non dovrebbero più ragionare soltanto in termini di convenienza di determinate linee quanto in termini di benefici indotti per l’economiaE’ stato osservato che molte aziende se ne vanno via da Trieste proprio per la mancanza di collegamenti con il resto del mondo e che dunque, la questione dei trasporti ha un impatto anche sulla questione del lavoro, come pure su quella del turismo.

Si è parlato infine anche della congestione del traffico urbano e di quello che si è constatato come mancanza di consapevolezza da parte di molti triestini di questo problema, molto evidente invece per chi viene da fuori. Le soluzioni, emerse nell’ambito della discussione sulle migliori pratiche da portare a Trieste, vertevano soprattutto sulla riproposizione di soluzioni offerte nel Nord Europa con la forte tassazione dei veicoli e la grande offerta di trasporti pubblici, le chiusure temporanee del centro, un maggior senso civico.

L’esempio delle sagre di quartiere di Berlino è stato identificato come modello riproponibile a questa scala.

 

Il questionario

Il questionario sottoposto ai commercianti era composto da quattro sezioni:

– una sezione dedicata ai dati anagrafici (nome, indirizzo, tipologia, superficie, anno di apertura)

– una sezione dedicata all’andamento degli affari rispetto all’anno precedente (numero clienti, spesa media per cliente, ricavi complessivi)

– una sezione dedicata ai fattori che posso influenzare, in negativo o in positivo, gli affari, in cui ai rispondenti veniva chiesto di indicare con un valore da 1 (poco o per nulla influente) a 5 (molto influente) ogni fattore

– una sezione dedicata a possibili iniziative future che potrebbero essere intraprese dalle istituzioni locali o dagli attori presenti nel rione, in cui ai rispondenti veniva chiesto di indicare con un valore da 1 (poco o per nulla influente) a 5 (molto influente) ogni iniziativa

Al questionario hanno risposto 20 esercenti attivi nel rione. I dati raccolti saranno presentati in forma aggregata e in forma disaggregata per:

tipologia (alimentare/non alimentare)

area del rione (Campo San Giacomo, Via dell’Istria-Via di Ponziana, Via San Marco)

Stato degli affari
Quasi metà dei rispondenti dichiara che i ricavi sono diminuiti rispetto all’anno scorso. A incidere maggiormente sembra essere la diminuzione della spesa media per cliente. A soffrire maggiormente sono gli esercizi alimentari (bar, ristoranti, rivendite alimentari etc.) rispetto a quelli non alimentari, e i locali di Via San Marco e di Campo San Giacomo rispetto a quelli di Via dell’Istria.

clicca sull’immagine per ingrandirla

Fattori di influenza
Mentre il rapporto con la clientela (4,8) risulta il fattore nettamente più influente, pesano anche la qualità dell’offerta commerciale (4,3), tasse e tariffe (4,2), accessibilità/raggiungibilità del locale (4). La concorrenza all’interno del rione (2), la concorrenza dei centri commerciali (2,3), le attività di animazione nello spazio pubblico (2,5) e il coordinamento/cooperazione con gli altri commercianti (2,7) sono invece valutati come poco influenti.

Analizzando i dati per tipologie gli esercizi non alimentari soffrono maggiormente la concorrenza dei centri commerciali (2,9) rispetto alla concorrenza interna al rione (1,3) mentre la situazione si ribalta per gli esercizi alimentari (1,3 vs 3,3). A pesare particolarmente sono le incombenze burocratiche per gli esercizi non alimentari (4).

Analizzando i dati per aree del rione, si nota che la concorrenza dei centri commerciali è maggiormente sentita in Via dell’Istria (2,9) mentre la concorrenza all’interno del rione è più sentita in Campo San Giacomo (2,3). La concorrenzialità dei prezzi è particolarmente significativa per gli esercenti di Via dell’Istria (4) mentre il coordinamento tra commercianti è valutato come significativo in Campo San Giacomo (3).

Tra i commenti raccolti durante la somministrazione, spicca la contrazione generale della capacità d’acquisto della clientela, in particolare dei pensionati, il ruolo di Internet (dall’e-commerce all’uso dei social), l’influenza negativa dell'”effetto dentiera”, ovvero della presenza di locali sfitti che interrompono la continuità delle vetrine commerciali.

clicca sull’immagine per ingrandirla

Possibili iniziative future
Le iniziative che sono state proposte ai commercianti sono:
– Pedonalizzazioni, zone 30, maggiore accessibilità dell’area a piedi/in bici/con il trasporto pubblico
– Incentivi economici (es. buoni spesa) per il commercio di prossimità al dettaglio
– Incentivi tariffari per il recupero di spazi commerciali sfitti
– Promozione di una rete tra residenti e commercianti (social street)
– Promozione di una festa di quartiere
– Promozione di attività culturali (es. caffè delle lingue) negli spazi commerciali

La proposta considerata più significativa è quella dell’incentivo al consumo negli esercizi di prossimità (3,9) mentre quella considerata meno d’impatto è la promozione di una rete tra residenti e commercianti (3).

Andando ad analizzare i dati per tipologia commerciale i buoni spesa guadagnano ulteriore terreno tra gli esercizi non alimentari (4,5) mentre una festa di quartiere è più gettonata tra gli esercizi alimentari (3,4). Gli esercizi non alimentari scommetterebbero maggiormente sulla promozione di attività culturali nei negozi (3,5).

Andando ad analizzare i dati per area, in Via dell’Istria c’è maggiore ottimismo nei confronti dell’utilità degli strumenti proposti, in particolar modo per quanto riguarda gli incentivi alla mobilità dolce (4,4) e la promozione di una rete tra commercianti e residenti (4,1). In Campo San Giacomo l’unico valore sopra la media complessiva è relativo alla festa di quartiere (3,4) mentre in Via San Marco riguarda gli incentivi alla mobilità dolce (3,5).

Tra i commenti raccolti a margine delle interviste è stata evidenziata la miopia del Comune, che pensa all’offerta commerciale del centro tralasciando i rioni. Inoltre, è emersa la sfiducia dei commercianti nella capacità dei loro colleghi di fare rete. Qualcuno ha suggerito di partire dalle scuole, per promuovere la conoscenza delle tradizioni e delle storie legate all’artigianato e al piccolo commercio. Altri hanno rilanciato la proposta di coniugare le attività economiche con il diritto al riposo proponendo l’obbligatorietà delle chiusure festive, anche per ridurre la concorrenza dei grandi centri commerciali.

Da Via San Marco è emersa anche una certa sofferenza nei confronti del centro del rione (Campo San Giacomo) che rivela l’esistenza di dinamiche centro-periferia all’interno del quartiere stesso.

clicca sull’immagine per ingrandirla

 

La mappatura

Il gruppo che si è occupato della mappatura e dell’esplorazione fotografica si è composto di vecchi e nuovi partecipanti di TS4 trieste secolo quarto, che per la maggior parte avevano già aderito alla prima seduta.

Per la raccolta del materiale si è scelta la tecnica della mappatura collettiva: da un lato quella dei luoghi fisici che concretamente si legano alle linee trattate precedentemente, dall’altro emozionale, considerando le impressioni e sentimenti soggettivi di ognun* che scaturivano nel percorso.

Questo metodo, utilizzato nei processi di progettazione partecipata, ha il vantaggio di offrire uno spettro più ampio del contesto che si vuole ricostruire e riprodurre; mentre si attraversa lo spazio e ci si lascia interpellare dai luoghi che si presentano, essi vengono individuati sulla mappa e trovano nell’immediato una localizzazione nella dimensione globale del quartiere. Su un altro piano si valorizzano i diversi punti di vista di coloro che partecipano, ricercando la complessità che effettivamente deriva dall’osservazione dell’ambiente urbano. L’idea è di non determinare una verità o conclusione rigida, ma privilegiare invece la costruzione di un senso diffuso e variegato che scaturisce dal confronto, contemporaneo al movimento, rispetto all’ambiente con cui ci si misura così come alle opinioni altrui.

Fai clic sull’immagine per ingrandirla

Di seguito gli spazi principali che sono stati toccati nel corso della passeggiata:

1. Auser
Prima tappa del percorso, su proposta di uno dei partecipanti.

La maggior parte di noi non conosceva questo luogo e le attività che vengono svolte al suo interno, quindi la reazione generale è stata per lo più di sorpresa. In particolare, ci ha colpito il grande spazio all’aperto, coperto da una grande volta che lo ripara, che s’intravedeva dal cancello purtroppo chiuso in quell’orario. Vi è stata una reazione molto positiva nell’apprendere che la persona che lo gestisce, in occasione di una passeggiata organizzata da Campo Libero, si è rivelata disponibile ad offrire lo spazio per attività diverse da quelle svolte normalmente (dedicate agli anziani), nel caso vi fossero proposte che contribuiscano ad animare la vita sociale del quartiere.

 

 

2. Giardini Basevi
Entrando nei Giardini, confine “naturale” del quartiere, ci siamo resi conto sin da subito che in quell’ora del pomeriggio non era molto frequentato. Tra coloro che risiedono a San Giacomo e ha avuto modo di osservare chi vi entra e esce, si è ammesso di aver visto principalmente persone che portano a passeggiare i cani o che lo usano come corridoio verde per attraversare la pendenza che separa il quartiere dai rioni di San Vito e Città Vecchia.

La morfologia del parco, costituita da salite e discese, non aiuta ad immaginare potenziali attività diverse dal suo uso transitorio, anche se vi sono degli aspetti positivi che si potrebbero valorizzare a prescindere. In primo luogo, la sua pendenza offre una vista panoramica unica sulla città e in particolare sul colle di San Giusto e il suo Castello, che potrebbero essere un buono stimolo per porre dei binocoli o pannelli descrittivi sulla visuale di chiese ed edifici che si ha da lì. Un secondo aspetto è che i confini del giardino toccano il Liceo Oberdan, una sala prove per musicisti e l’Osservatorio Astronomico, realtà che potrebbero in qualche modo legarsi positivamente alla presenza di questa area verde.

Sebbene sia abbastanza pulito e mantenuto con cura e apra molto presto la mattina, un ultimo aspetto negativo è riconducibile alla mobilità, limitata dalle molte scale che ne impediscono una accessibilità totale.

 

3. Bagni pubblici
Nelle adiacenze del Giardino Basevi ci siamo soffermati all’entrata dei Bagni Comunali Diurni di Via Veronese. Tra i/le presenti soltanto uno di noi vi era entrato in un’occasione e ci ha raccontato di come il basso costo per usufruire delle docce permette a persone indigenti di accedere al servizio. La mancanza di ulteriori informazioni sui bagni di vapore, altri possibili servizi, persone che lo frequentano, ha lasciato un interesse generale per avere più dettagli su questa struttura pubblica comunale. Di certo ha colpito tutt* l’orario ridotto di apertura, limitato a tre giorni alla settimana.

 

4. Confine San Vito – San Giacomo
In Via Vespucci, scelta dal gruppo per tornare nel cuore del quartiere, vi è stato un momento di attenzione collettiva, unisona, verso il cambio quasi netto dell’ambiente che ci circondava. Esattamente a metà della strada, poco prima della palestra e del Ricreatorio, gli edifici sulla destra presentavano l’aspetto delle case signorili riconducibili al quartiere di San Vito, mentre allungando di poco la vista, verso le case più giù e dall’altro lato della Via San Marco, ecco edifici di costruzione più recente in uno stile architettonico popolare.

Come riscontrato in una prima esplorazione, nella quale abbiamo chiesto ad alcuni abitati di segnare la loro percezione dei confini del quartiere, non è immediato definirne i contorni. Per quanto alle volte vi siano degli elementi di stacco evidenti come l’architettura dei palazzi, la consapevolezza di essere in una zona liminale ha portato la riflessione del gruppo anche sugli usi degli spazi, su quanto siano fondamentali nel determinare un senso di appartenenza ad una realtà di vita di quartiere, includendo quindi l’aspetto soggettivo delle persone che attraversano questi luoghi e che li frequentano nel loro quotidiano. Grazie al contributo di uno dei partecipanti, che conosceva molto bene la storia di San Giacomo, è stata aggiunta anche la variabile temporale: il tempo di fatto ridisegna i confini, specialmente in contesti come questo, ricchi di storia, cambiando come si diceva le percezioni spaziali, i contenuti espressi, gli usi.

 

5. Case Lloyd più passaggio verde e casetta ferrovia
Il cambio di atmosfera che si percepisce addentrandosi tra le casette con giardino una volta destinate ai lavoratori del Lloyd, è molto forte. In generale è stato apprezzato il fatto che fosse una zona pedonale, silenziosa, lontana dal traffico delle strade vicine, sebbene vi fossero diverse macchine posteggiate nei pressi delle case. Anche noi abbiamo abbassato il volume della voce e osservato avidamente il verde urbano, anche se privato che ci circondava.

Nello sbocco della strada tra questa zona residenziale ed una via transitata dal traffico, è saltato all’occhio un passaggio sotterraneo che attraversa la ferrovia. Ci siamo avventurati al suo interno e ci si è svelato il giardino di una casa; alle volte con uno sguardo più attento ci siamo accort* come si celino angoli nascosti, che differiscono dal resto dell’ambiente e che, in casi come questo, riservano la sorpresa di un’area verde inaspettata.

 

 

6. Villa in ristrutturazione
Alla fine di Via San Marco, quasi prima del ponte della ferrovia, si staglia una grande villa completamente dismessa, in questo momento in fase di ristrutturazione. L’edificio, nonostante le condizioni di abbandono, ha stimolato la fantasia del gruppo, forse anche in virtù delle sue dimensioni e dell’apparenza contrastante rispetto agli altri edifici adiacenti. Ci ha sorpreso il cartello dei lavori in corso posto all’esterno, che ne indica una futura destinazione d’uso in quanto autorimessa, innescando una riflessione su come può cambiare immagine un quartiere e su quali nuovi utilizzi si possono dare in riferimento a spazi abbandonati da tempo come questo.

 

7. Museo Brovedani
Oltre una sbarra mobile, defilato dalla via principale, si staglia un grande murales colorato che cattura l’attenzione generale. Una targa all’entrata ci indica che l’edificio è la sede della Casa Museo di Osiride Brovedani e ammettiamo che, per la maggior parte di noi, è una novità. Con interesse cerchiamo altre informazioni sia sul pannello che dà sulla Via San Marco, sia su internet: il museo fa parte dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei e ha orari di apertura al pubblico molto limitati. Ci rendiamo conto di come ci sia un’offerta culturale nel quartiere che, seppur necessiti di maggiore visibilità, è comunque alla portata di tutt* e forse alle volte è necessario anche un po’ di interesse e ricerca personale per scoprire realtà come questa.

 

8. Via San Marco e accesso al Campo
Risalendo Via San Marco per raggiungere il Campo, percorriamo il marciapiede soffermandoci su alcune considerazioni generali: il traffico è più fitto su questa strada e la velocità delle macchine supera spesso i limiti stabiliti, inoltre, vi è uno stato di incuria in alcune parti, che si manifesta con spazzatura e la negligenza dei padroni dei cani. Riguardo agli immobili, notiamo che vi sono molti locali commerciali chiusi e case abbandonate o in fase di ristrutturazione, un peccato per la vita di quartiere in questa zona specifica di San Giacomo.

 

9. Campo San Giacomo
Tra tutt* i/le partecipanti siamo stati concordi nel definire questo luogo con una forte connotazione simbolica. Il Campo è dove si svolge una parte importante della vita sociale pubblica del rione, oltre a rappresentarne fisicamente il centro e snodo in tutte le direzioni. Oltre a citare alcune delle principali attività che vi si svolgono, abbiamo notato come in ogni caso la piazza abbia diverse aree
 in cui persone, a loro volta diverse, si riuniscono e utilizzano in modo eterogeneo lo spazio, anche in base al momento della giornata o della settimana. Di certo questo luogo, come era stato detto anche nel corso del primo incontro a San Giacomo, è uno scenario urbano “naturale”, sopraelevato, areato e luminoso, fruibile in modi ancora inesplorati, come ad esempio attraverso installazioni artistiche.

 

10. Skate Park
Lo Skate park è stata una tappa molto gradita, che ha provocato reazioni positive tra i/le presenti: è stato descritto come un luogo molto bello di aggregazione, ampio, circondato dal verde e mantenuto con attenzione e cura. Dall’incontro fortuito con un ragazzo che lo frequenta assiduamente, abbiamo scoperto che sono gli stessi skaters, componenti dell’Associazione “Wheel Be Fun”, che si occupano del mantenimento dello spazio. Ci hanno raccontato di come abbiano richiesto al Comune, in più occasioni, le chiavi di un magazzino per poter avere uno spazio coperto e che nonostante le promesse, non hanno ancora riscontrato nessuna azione concreta.

 

11. Vaticano
Il Vaticano, grande complesso di case popolari, si è rivelato l’occasione per ricordare un evento che ha coinvolto in prima persona uno dei partecipanti: il gruppo infatti, si è imbattuto nel disegno di un Sole nel cortile interno agli appartamenti che è stato il risultato di un’azione dell’Accademia della Follia negli anni passati.

Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra #1

Di seguito il report della prima seduta de Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra, che si è svolta giovedì 28 Novembre alle ore 18.30 presso il circolo ACLI G. Fanin di Campo San Giacomo 15. Le foto sono di Alessandro Ruzzier.

Giovedì 28 novembre 2019, dalle 18.30 alle 20.30, ci siamo incontrati presso il circolo ACLI “G. Fanin” di Campo San Giacomo per la prima seduta di progettazione de “Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra”, promosso nell’ambito del progetto TS4 trieste secolo quarto. Dopo una breve presentazione del progetto, la discussione si è concentrata sulla contestualizzazione dei nuclei di crisi individuati dai tre gruppi (su qualità della vita e degli spazi urbani, sviluppo economico e produttivo, relazioni della città con i dintorni) nell’ambito del rione.

Metodologia

La discussione si è strutturata in tre sessioni consecutive. In ogni sessione i partecipanti si sono divisi in gruppi ristretti, di 6-7 persone, e hanno condotto un brainstorming; in un momento plenario, gli spunti emersi dalle discussioni sono stati organizzati secondo il principio dell’analisi SWOT, che individua:

    • punti di forza, ovvero fattori positivi in relazione al tema trattato che si presentano nel rione;
    • opportunità, ovvero fattori positivi in relazione al tema trattato che si presentano fuori dal rione ma hanno ricadute su di esso;
    • punti di debolezza, ovvero fattori negativi in relazione al tema trattato che si presentano nel rione;
    • minacce, ovvero fattori negativi in relazione al tema trattato che si presentano fuori dal rione ma hanno ricadute su di esso;
      Nell’ultima sessione, dedicata alle relazioni, anche il momento di brainstorming è stato condotto in forma plenaria.

Qualità della vita e degli spazi urbani
A seguito della presentazione di quanto elaborato dal gruppo, i partecipanti hanno rilevato i seguenti aspetti:

  • Considerazioni generali
    – San Giacomo è considerato un rione “di mezzo”, di transizione tra centro e periferia

 

  • Punti di forza
    – San Giacomo è stato considerato da più parti “il rione più vivo di Trieste”. In particolare, se ne sottolinea la sua storia peculiare e importante, il fatto che fin dalla sua nascita sia stato caratterizzato dalla presenza di reti sociali, di mutuo aiuto e solidarietà. Anche oggi, la qualità delle relazioni sociali rende il rione un posto sicuro;
    – Campo San Giacomo, in particolare, è visto come uno spazio fondamentale, in particolare è uno spazio di gioco per i bambini – per i quali la contaminazione tra culture ed etnie diverse è naturale – e un “palcoscenico” ideale per attività culturali ed artistiche;
    – La qualità dell’offerta commerciale, con una fitta rete di piccole botteghe e negozi tipici, è considerata come una ricchezza del rione;
    – Sono presenti diversi spazi simbolici e importanti per la loro storia e le funzioni che ancora ospitano. In alcuni casi pur non essendo più in funzione o essendo sottoutilizzati/degradati rappresentano, in potenza, un punto di forza per la qualità della vita del rione. In ordine sparso: l’ex Lavatoio, lo skate park, il ricreatorio Pitteri, i bagni pubblici di Via Veronese, la piscina del Da Vinci-De Sandrinelli, la biblioteca, la palestra dell’Artistica 81, l’Auser…
    – La Biblioteca Quarantotti Gambini, in particolare, è vista come un luogo di ritrovo molto importante al di là della sua funzione specifica e come un presidio di welfare importante (garantisce l’accesso ad internet a tutti);
    – San Giacomo è ben servito dal trasporto pubblico e sul rione insiste la pista ciclopedonale Cottur;
    – Sono diversi gli spazi verdi che contribuiscono alla qualità della vita del rione: via Orlandini, via Montecchi, via del Veltro, Giardino Basevi;
    – Nel rione vi sono tanti spazi potenzialmente disponibili a nuovi usi (recupero, restauro, riuso, riqualificazione, ristrutturazione, riappropriazione, riconversione, restituzione). Tra di essi: il Gasometro, la trattoria ex Pavan, la sede storica delle Coop…

 

  • Opportunità
    – Le dinamiche turistiche che insistono su altre aree della città (prevalentemente in centro) ancora non si presentano nel rione;
    – Il rafforzamento e l’estensione dei Punti Franchi può costituire un’opportunità per lo sviluppo di San Giacomo;
    – Lo sviluppo potenziale di laboratori e attività artistiche in città potrebbe avere ricadute positive anche nel rione.

 

  • Punti di debolezza
    – Si riscontrano problemi di traffico eccessivo, e una cronica mancanza di parcheggi. Mancano anche parcheggi per le bici;
    – Il collegamento tramite trasporto pubblico dalla periferia Sud all’importante polo scolastico Oberdan+Da Vinci-De Sandrinelli è difficoltoso e ciò porta molte famiglie a scegliere l’auto come mezzo per portare i figli a scuola;
    – La ciclopedonale Cottur è poco segnalata e mal collegata con il percorso delle Rive;
    – Si denota una diffusa incuria dello spazio pubblico;
    – Viene messa in discussione la qualità dell’offerta ricreativa notturna del rione;
    – La Biblioteca, che come visto è considerata uno dei fulcri del rione, ha orari limitati (chiusa a pranzo e la sera) ed è scarsamente indicata;
    – Il tessuto commerciale, pur ricco e vivace, è più in sofferenza di una volta, e sono molti gli spazi commerciali vuoti;
    – Piazza Puecher, a differenza di Campo San Giacomo, è bella ma spesso vuota;
    – Il servizio notturno del tpl è scarso

 

  • Minacce
    – Esiste, in città, uno stigma su San Giacomo, che viene considerato a torto un luogo insicuro e da non frequentare;
    – Una possibile, futura riqualificazione degli spazi abbandonati potrebbe prendere delle forme altamente speculative distruggendo l’equilibrio del rione:
    – La rete di bike sharing in costruzione in città esclude, al momento, il rione;
    – La costruzione di due nuovi centri commerciali nei pressi di San Giacomo (ex Maddalena ed ex Fiera) costituisce un pericolo per il commercio locale.

 

Sviluppo economico e produttivo
A seguito della presentazione di quanto elaborato dal gruppo, i partecipanti hanno rilevato i seguenti aspetti:

  • Considerazioni generali
    – San Giacomo, storicamente rione operaio, vedeva 5.000 suoi abitanti impegnati nella cantieristica navale, un peso occupazionale che oggi non esiste più. Il quartiere non è più strettamente operaio industriale, ma mantiene forte il suo profilo popolare. E’ il rione con la più alta densità di occupati, molti dei quali hanno cambiato il loro profilo da operai ad artigiani; anche il lavoro di cura – fortemente connotato dal punto di vista etnico – ha assunto un suo peso. Resta ovviamente da tenere in considerazione non solo la composizione del lavoro ma soprattutto la sua qualità.
    – Si è discusso anche di grandi navi e del loro impatto da un punto di vista ambientale, economico ed occupazionale.

 

  • Punti di forza
    – San Giacomo è caratterizzato da prezzi competitivi per i beni e i servizi di prima necessità (cibo, casa…);
    – Esiste un tessuto di piccole economie ricco, così come diverse reti professionali e comunitarie che lo sostengono. L’esempio dei commercianti, così come quello delle imprese edili, sono emblematici;
    – La prospettiva di altri modelli economici è praticata concretamente, ad esempio tramite il mercatino del dono e dello scambio;
    – La presenza di una rilevante componente studentesca potrebbe innescare nuove economie di beni e servizi dedicati.

 

  • Opportunità
    – Un nuovo sviluppo economico del rione potrebbe prendere piede nei tanti spazi ancora non risolti, quindi aperti a più ipotesi (ad esempio, perché non realizzare un planetario nel Gasometro?);
    – La vicinanza di San Giacomo al Porto potrebbe essere un tema da sviluppare. In Porto, peraltro, per quanto dipende dall’Autorità Portuale negli ultimi anni si ravvisa un’attenzione alla qualità del lavoro;
    – La presenza, nei pressi del rione, di importanti centri di formazione professionale;
    – La possibilità di intercettare parte dei flussi turistici su Trieste in chiave sostenibile.

 

  • Punti di debolezza
    – Le troppe attività economiche simili rischiano di farsi concorrenza tra loro. Manca una differenziazione delle attività economiche e ci sono troppe poche imprese;
    – L’indebolimento della coscienza a livello territoriale ha portato ad operazioni speculative gravi come quella dell’ex Maddalena.

 

  • Minacce
    – I già citati centri commerciali rischiano di aggravare una crisi del piccolo commercio già in atto;
    – Produzioni insostenibili come la Ferriera inficiano la sostenibilità dello sviluppo economico cittadino;
    – Trieste ha una conclamata debolezza industriale. Ad essa concorre anche un sostanziale disinteresse di Confindustria, e in generale la macchina dello sviluppo triestino è ferma a causa del mancato incontro tra credito, manifattura, commercio e porto (come invece avveniva ai tempi del massimo sviluppo della città). La concorrenzialità dell’area è costruita non sulla ricerca scientifica e tecnologica ma sul costo del lavoro (vedi il caso dell’Arsenale);
    – I regolamenti comunali, in alcuni casi, sono considerati come un ostacolo nell’avvio di piccole attività economiche;
    – La crisi e la trasformazione dei modelli produttivi hanno portato a una perdita di saperi professionali;
    – L’assenza di politiche non assistenziali incide negativamente sull’aumento delle disparità sociali.

 

Relazioni della città con i dintorni
A seguito della presentazione di quanto elaborato dal gruppo, i partecipanti hanno rilevato i seguenti aspetti:

  • Punti di forza
    – La presenza di diverse comunità straniere. La multietnicità del rione può far assumere allo stesso un ruolo di “ambasceria” tra Trieste e altre città nel mondo. Queste nuove relazioni di cooperazione potrebbero in una seconda fase portare a uno sviluppo anche “materiale” e infrastrutturale;
    – San Giacomo, alla luce della sua storia e della sua centralità nello sviluppo moderno della città, è un laboratorio politico/pratico di convivenza;
    – Di nuovo, la ricchezza dell’associazionismo e delle reti informali sangiacomine contribuisce alla costruzione di relazioni contro l’individualismo;
    – San Giacomo è forse l’unico rione di Trieste direttamente collegato con l’estero (Slovenia), dalla ciclopedonale Cottur;
    – La biblioteca, come spazio culturale, fornisce una base per lo sviluppo di molte attività di integrazione (corsi di lingua, doposcuola, spettacoli);
    – La rete di locali sangiacomini potrebbe essere considerata una base per avviare un caffè delle lingue.

 

  • Opportunità
    – Il crescente sviluppo del Porto prelude alla possibilità di considerare il mare come elemento che unisce culture e popoli diversi. Lo sviluppo della Via della Seta è da considerarsi come la costruzione di un’infrastruttura anche immateriale (flussi di idee);
    – I già presenti rapporti economici della città verso Est, così come l’allargamento di Schengen, potrebbero trainare rapporti di altro tipo;
    – La presenza di un alto numero di operatori scientifici anche stranieri in città è considerato una risorsa strategica, possibilmente da “trattenere” oltre i periodi temporanei di studio e/o ricerca. La presenza di festival e iniziative a carattere divulgativo in città, come Trieste Next, è considerata importante (potrebbero dislocarsi anche nei rioni, a partire da Campo San Giacomo);
    – La consolidata infrastruttura ferroviaria triestina potrebbe sostenere collegamenti transfrontalieri più frequenti (metropolitana transfrontaliera);
    – L’Esperanto come lingua di comunicazione universale.

 

  • Punti di debolezza
    – La mancanza di scuole con lingua d’insegnamento non italiana oltre le medie;
    – La mancanza di strutture dedicate all’ospitalità/orientamento per i marittimi di passaggio (es. seamen’s club).

 

  • Minacce
    – L’autoreferenzialità della comunità scientifica;
    – Lo stigma che esiste su San Giacomo, considerato un luogo poco sicuro.

IN MOVIMENTO VERSO IL QUARTO SECOLO: COSÌ STIAMO RIPENSANDO LA CITTÀ

di Riccardo Laterza

Si è da poco conclusa la fase di progettazione partecipata di TS4 trieste secolo quarto, che costituisce il momento centrale del progetto con il quale abbiamo deciso di festeggiare il 300mo compleanno della nostra città. I tre regali che abbiamo confezionato collettivamente, ragionando su tre prospettive di sviluppo di Trieste nella sfera dell’economia e della produzione, della qualità della vita e degli spazi urbani, delle relazioni della città con i dintorni, saranno presentati alla città nel corso della quarta (e – per il momento – ultima) fase del progetto, a partire dall’autunno. Nel frattempo, però, vale la pena di fare il punto su quanto siamo riusciti a fare nel corso di questi mesi, ovvero nelle circa 45 ore di confronto, approfondimento, rielaborazione, in cui 33 triestine e triestini si sono cimentate/i in uno sforzo di immaginazione civica, di condivisione delle conoscenze e di progettazione cooperativa.

Riassumere gli ultimi mesi di TS4 trieste secolo quarto non è semplice, perché nonostante strumenti e metodologie utilizzate in questo tratto di percorso non abbiano nulla di particolarmente innovativo in termini assoluti, un processo del genere non ha alcun precedente per Trieste. La cosa risulta ancora più significativa a fronte del deserto di partecipazione politica di cui la città sta avendo esperienza negli ultimi anni. Poco più di tre anni fa, l’attuale Sindaco Roberto Dipiazza veniva eletto con il 24% dei voti degli aventi diritto; due anni dopo, alle elezioni regionali si è toccato il record del 57% di astensione. Dei 747 candidati che hanno stampato la propria faccia su santini, volantini e manifesti nella speranza di essere eletti in Consiglio Comunale tre anni fa si possono contare sulle dita di poche mani quelli che hanno continuato ad interessarsi attivamente della cosa pubblica e del futuro della nostra comunità.

Insomma, il nostro esperimento prova ad andare in controtendenza con la crescente disaffezione verso la politica, percepita come qualcosa da cui difendersi piuttosto che qualcosa cui partecipare attivamente, e con la crescente fortuna – che confidiamo sia molto fragile e destinata a schiantarsi contro la realtà dei fatti – verso i leader soli al comando e le loro retoriche violente e semplicistiche. Stiamo provando a fare politica fuori dalle concezioni, dalle logiche e dai linguaggi con i quali la politica è stata (dis)fatta negli ultimi decenni. Per questo, per raccontare quello che è stato – e quello che sarà – TS4 trieste secolo quarto potrebbe essere utile affidarsi alle parole di un ‘esterno’: un esponente non del mondo della politica, ma di quello del design.

Bruce Mau è un celebre designer della comunicazione canadese. Fondatore del Massive Change Network (Chicago) e dell’Institute Without Boundaries (Toronto), ha sempre esteso i suoi interessi al mondo dell’architettura, dell’arte e del cinema, della fotografia e del design ecosostenibile. Il suo Incomplete Manifesto for Growth, 43 tesi messe nero su bianco nel 1998 per orientare la nuova generazione di designer alla sua filosofia della/sulla creatività, è ancora oggi uno dei testi più celebri nel suo ambito. Alcune delle sue parole – qui nella traduzione in italiano a cura di Gianluigi D’Angelo – descrivono perfettamente anche il nostro percorso fino ad oggi.

 

9. Cominciate da dove vi pare. John Cage ci ha insegnato che non sapere da che parte cominciare è una forma comune di paralisi. Il suo consiglio: cominciare da dove vi pare.

Abbiamo cominciato in un assolato pomeriggio della scorsa estate. L’occasione grazie alla quale un piccolo e variegato gruppo di persone si incontrò per la prima volta al tavolo di un bar di San Giacomo era l’imminente 300mo anniversario della proclamazione del Porto Franco di Trieste. Certo, un passaggio storico importante, ma anche – soprattutto? – un pretesto per pensare alla nostra città in maniera diversa dal commento passivo all’ultima notizia di cronaca locale. Abbiamo cominciato dunque agganciandoci a un evento lontano nel tempo, come in verità spesso capita in una città come Trieste, ricca di storia e disperatamente in cerca di futuro. Il punto è che abbiamo provato a non fermarci lì. Potevamo iniziare da dove ci pareva, seguendo le parole di Mau: abbiamo scelto di iniziare da una dimensione locale, la più accessibile date le nostre (poche) risorse; ma anche la migliore per mettere a confronto le grandi crisi e le grandi opportunità globali con le nostre esperienze quotidiane, per iniziare a trasformare la realtà nella quale viviamo senza perdere di vista il quadro più complessivo.

 

42. Ricordate. La crescita è possibile solo come prodotto di una storia. Senza memoria, l’innovazione è semplicemente una trovata alla moda. La storia dà alla crescita una direzione. Ma la memoria non è mai perfetta. Ogni tipo di ricordo è un’immagine sfuocata o frammentaria di un momento o di un avvenimento. Questo è ciò che la rende identificabile come passato, in contrapposizione al presente. Vuol dire che ogni ricordo è nuovo, una ricostruzione parziale, diversa dall’originale e, come tale, un ingrediente della crescita.

La storia della nostra città può essere, a nostro parere, il miglior carburante per stimolare ragionamenti e azioni posizionate nel presente e orientate al futuro. Molto spesso a Trieste la memoria è esclusivamente nostalgia; altrettanto di frequente, la memoria privata è inevitabilmente contrapposta alla memoria altrui in una prosecuzione dei conflitti del passato con altri mezzi. Genera incomunicabilità, più che connessioni. Rimescolare identità consolidate (e consolatorie) e far cambiare prospettiva a una città che troppo spesso volge il suo sguardo esclusivamente all’indietro – che è poi la direzione che indica gran parte della classe politica – era ed è un obiettivo per noi prioritario.  

 

19. Lavorate sulle metafore. Qualsiasi oggetto ha la capacità di rappresentare qualche cosa d’altro rispetto a quello che appare. Lavorate su quello che esso rappresenta.

TS4 trieste secolo quarto, all’inizio, rischiava di evolvere in un progetto piuttosto banale. A salvarci dal replicare l’ennesimo ciclo di conferenze sono intervenute due intuizioni provvidenziali. La prima, concepire TS4 come uno spazio di partecipazione (ci arriveremo dopo); la seconda, concepire l’anniversario come il compleanno della città, di una città tutto sommato giovane, perché tre secoli sono pochissimi e Trieste ha tutta la vita davanti. L’articolazione successiva di questa metafora ci ha portato a identificare il possibile risultato del percorso di TS4 trieste secolo quarto come una serie di regali. Ed è qui che la metafora svela la sua potenza. Non siamo gelosi delle idee che abbiamo messo a sistema, né delle proposte e delle progettualità che in futuro potranno emergere dalla prosecuzione del percorso. Le doniamo alla città perché crediamo che la condivisione sia un gesto non solo altruista, ma anche cruciale per lo sviluppo di Trieste. Chiunque potrà accedere ai nostri risultati, rimaneggiarli, discuterli, criticarli, ma soprattutto metterli in pratica. Ci sarà la possibilità di farlo dall’alto – ovvero dalle istituzioni, ammesso che chi le occupa attualmente sia veramente interessato alle sorti della città – così come dal basso. Speriamo che siano in tante e tanti a prendere in considerazione questa seconda opzione.

 

4. Amate i vostri esperimenti, come fareste con un bambino cattivo. La felicità è il motore della crescita. Sfruttate la libertà di organizzare il vostro lavoro come una serie di esperimenti, ripetizioni, tentativi, prove ed errori, tutti altrettanto belli. Vedete le cose alla lunga distanza e permettetevi di sorridere sulle sconfitte quotidiane.

È una speranza che magari sarà frustrata nella realtà. Ma anche questo farebbe parte del gioco. Di un esperimento cioè che agisce, come già anticipato in premessa, nella tabula rasa di una politica locale incapace di rispondere alle aspettative di un numero crescente di persone. Su quel piano non c’è veramente nulla da perdere. Mentre c’è tutto da guadagnare dall’altissimo numero di organizzazioni, associazioni, comitati, gruppi, singoli, che nella loro azione quotidiana in città, nei rioni, nelle scuole e all’Università, nei luoghi di lavoro, negli enti culturali e scientifici, esprime un impegno sociale che è, molto spesso, politico, se fare politica significa trovare soluzioni collettive a problemi collettivi.

 

3. Il percorso è più importante del risultato. Quando è il risultato a pilotare il processo, arriveremo soltanto dove sono già arrivati gli altri. Se è il processo a guidare il risultato potremmo non sapere dove stiamo andando ma saremo sicuri del fatto di volerci andare.

Tornando alla prima intuizione che ha mosso i primi ingranaggi di TS4 trieste secolo quarto: abbiamo pensato che fosse giunta l’ora di considerare la partecipazione come un fine e non semplicemente come un mezzo. Si tratta di un passaggio non scontato e forse contraddittorio. Non abbiamo uno sguardo naïve, che concepisce le soluzioni ‘partecipate’ come intrinsecamente migliori di quelle individuate in altro modo. Il punto però è che i processi partecipati aiutano a fare una cosa che la politica tradizionale non riesce più a fare: costruire legami, diffondere conoscenza, generare fiducia negli altri e, dunque, nell’utilità/efficacia dell’azione collettiva che insieme ad altri si può portare avanti. La partecipazione dovrebbe essere una premessa scontata, ma diventa un obiettivo in un contesto in cui alcuni fanno politica dall’alto sulla pelle e sulle vite delle persone, mentre altri pensano sia sufficiente, una volta al governo, prendere provvedimenti ‘per’ le persone e non ‘con’ le persone, distaccandosi progressivamente dalle vite quotidiane di quelle stesse persone che ambiscono a rappresentare.

 

22. Createvi gli strumenti di lavoro. Combinate i vostri strumenti per realizzare dei ‘pezzi unici’. Anche gli strumenti più semplici di cui siete in possesso possono aprirvi nuove strade inesplorate. Ricordate che gli strumenti amplificano le nostre potenzialità, per cui, anche piccoli strumenti possono determinare grandi differenze.

Abbiamo così iniziato a definire, a partire da conoscenze ed esperienze pregresse e procedendo per ipotesi e tentativi, un metodo, basato su quattro aspetti principali: una raccolta dati che fungesse essa stessa da spazio interattivo e di partecipazione; momenti di animazione sociale e culturale, come il compleanno di Trieste, che facessero emergere la forza delle metafore sopra citate; la metodologia dei tre orizzonti, che prevede la formulazione di scenari e l’individuazione di strumenti e attori necessari per transitare dallo status quo allo scenario ottimista; la collocazione nello spazio e nel tempo di tali strumenti. Si tratta, in larghissima parte, di metodologie consolidate che abbiamo riadattato per l’occasione seguendo i nostri bisogni ma anche le nostre (scarse) risorse, nonché la scelta di concentrare il percorso in un lasso di tempo relativamente breve. Ma si tratta anche di un processo modulare, che potrà essere replicato in varie occasioni e seguendo vari filoni tematici in futuro (è proprio quello che vogliamo fare).

 

40. Evitate le specializzazioni. Scavalcate le staccionate. I confini tra diverse categorie e le regole imposte da ordini o associazioni professionali sono tentativi di controllare lo sviluppo caotico della creatività. Spesso, sono sforzi comprensibili, finalizzati a mettere ordine in quello che è un insieme variegato e complesso, in continua evoluzione. Il nostro compito consiste nello scavalcare questi steccati per tagliare in mezzo ai campi.
16. Collaborate. Lo spazio tra persone che lavorano insieme è pieno di attriti, controversie, lotte, euforia, gioia e di un immenso potenziale creativo.
10. Ognuno è un leader. La crescita si verifica e, quando ciò accade, dovete permetterle di svilupparsi. Imparate a seguire, quando è ragionevole. Lasciate che tutti possano avere l’opportunità di fare da guida.

In questi tre estratti si condensa una buona rappresentazione dello spazio progettuale che si è creato a seguito della definizione dei tre gruppi di lavoro (su economie, spazi, relazioni) per i quali 56 persone avevano fatto domanda di partecipazione. La scrematura è stata effettuata, di fatto, in base all’effettiva possibilità da parte di queste persone a partecipare alle sedute di progettazione, tra impegni lavorativi e familiari. Anche questo aspetto, apparentemente secondario, solleva una questione non da poco: e cioè che per poter fare politica serve tempo libero e freschezza mentale, due cose cui l’attuale modello di lavoro e di vita tende a non lasciare spazio. Nonostante questo ostacolo, i 33 partecipanti alla fase di progettazione hanno saputo generare una contaminazione tra diversi saperi, ambiti professionali, esperienze, discipline; uno spazio di fiducia e cooperazione, senza capi, con una facilitazione molto leggera e una vera e propria leadership collettiva del processo, che ha molto a che fare con la questione del potere. In questo caso il potere come verbo, ovvero poter immaginare – e, si spera nel futuro prossimo, poter mettere in pratica – un’altra idea di città e di società. A proposito del potere, Michela Murgia nel suo libro Futuro Interiore scrive che «c’è una paura diffusa di questa parola, come se avesse in sé una connotazione oscura, uno spirito da cerino acceso che si vorrebbe sempre far girare, mai trattenerlo, affinché si spenga in mano a qualcun altro. È invece una parola di cui farsi carico, perché un pezzo di potere ce l’abbiamo in dote tutti».

 

41. Ridete. La gente che viene a trovarci in studio, spesso, ha da dire su quanto si ride qui dentro. Mi sono abituato a queste osservazioni e le prendo come un indicatore di quanto siamo a nostro agio nell’esprimere noi stessi.

Per chi è arrivato fin qua, è il momento di alleggerire la lettura. Se guardate le foto di alcune delle nostre sedute, vedrete un sacco di sorrisi, e anche diverse risate. Vi assicuriamo che abbiamo parlato (anche) di cose serissime, e non sempre con uno sguardo ottimista sulla realtà. Tuttavia, il metodo sviluppato in questi mesi ha svelato un’altra piacevole sorpresa: che la politica può – deve? – essere una cosa che diverte, in generale che mobilita non solo le intelligenze e la razionalità ma anche le emozioni – possibilmente quelle positive, non solo la rabbia e assolutamente senza generare ulteriore rassegnazione, in giro ce n’è già a sufficienza –. Molti di noi ridevano forse per qualche battuta o gaffe; siamo convinti che qualche sorriso sia scappato anche grazie alla consapevolezza di star facendo non solo una cosa giusta e utile, ma anche una cosa bella.

 

1. Lasciate che gli eventi vi cambino. Dovete aver voglia di crescere. La crescita non è qualche cosa che vi capita, siete voi a produrla, siete voi che la vivete e il prerequisito fondamentale per crescere è l’apertura a vivere gli avvenimenti e la volontà di farsi cambiare da essi.

Fin qua, quello che è successo. Quello che avverrà dall’autunno in poi, quando sarà disponibile anche un report che descriverà nel dettaglio i risultati raggiunti dai tre gruppi, è ancora tutto da scrivere. Pensiamo a diversi momenti di restituzione, che fungano da ulteriori luoghi di confronto con tante altre persone – la cittadinanza in generale, gli abitanti dei rioni dove avremo la possibilità di intervenire, portatori d’interesse, esperti –. Ci confronteremo con loro a partire dalle nostre riflessioni ma con la forma aperta e collaborativa che ci caratterizza. Non pensiamo di avere nessuna verità in tasca, riteniamo invece di avere l’energia per provare a scuotere parti crescenti di città, con un obiettivo – provare a rendere concrete alcune delle nostre idee, o altre che emergeranno da questi nuovi confronti – e con una speranza ancora più grande: stupirci ancora tante volte di cosa possa generare la connessione di tante altre menti e tanti altri cuori, di quanto potente possa essere la partecipazione attiva di tante altre persone preoccupate e/o speranzose per il futuro della nostra città. Il quarto secolo di Trieste, d’altronde, è una storia ancora tutta da scrivere.

 

30. Organizzazione = Libertà. Le vere innovazioni, nel design, ma anche negli altri campi, avvengono in un ambiente. L’ambiente è solitamente una forma di attività diretta in modo collaborativo. Frank Gehry, per esempio, ha potuto realizzre Bilbao solo perché il suo studio è in grado di gestire il progetto in tempi e costi prefissati. Il mito della divisione tra “creativi” e amministrativi” è ciò che Leonard Cohen definisce una “graziosa invenzione del passato”.

Confidare nell’attivazione di tante e tanti altre/i significa anche non perdere di vista una questione fondamentale: concepire un meccanismo collettivo all’altezza di questa sfida. Anche questo è un foglio tutto sommato ancora bianco, popolato forse di qualche schizzo emerso nel corso della progettazione, ma che sarà necessario delineare e concretizzare con rapidità. TS4 trieste secolo quarto è un percorso che è stato avviato con una scommessa al buio e con pochissime risorse a disposizione. Un salto di qualità è necessario per rispondere alle aspettative e alle ambizioni che ha saputo coagulare.

 

43. Date potere alla gente. Il gioco funziona quando tutti sentono di avere il controllo del proprio ruolo. Non possiamo essere dei liberi professionisti se non siamo liberi.

Già, le ambizioni. Quasi tutte quelle che abbiamo accumulato in questi mesi nascono da un esercizio non facile, reso possibile però dal metodo degli scenari, che ha permesso ai partecipanti di concentrarsi su come concepire le crisi che stiamo attraversando nella loro dimensione di opportunità, per una trasformazione profonda e radicale della maniera in cui viviamo la nostra città. In sostanza le ambizioni sono il riflesso delle frustrazioni, delle incazzature e di una strisciante rassegnazione, che sono le reazioni più naturali a come la politica solitamente amministra la vita in comune. Come detto, il passaggio dalla rassegnazione all’ambizione non è facile; per affrontarlo serve certamente una buona dose di forza di volontà. Ma non si tratta di un problema circoscritto alle singole persone e dunque risolvibile a livello individuale. Se è vero che viviamo in una società, allora è altrettanto vero quello che scriveva Vittorio Foa in La Gerusalemme rimandata: «Politica non è solo comando, è anche resistenza al comando, politica non è, come in genere si pensa, solo governo della gente, politica è aiutare la gente a governarsi da sé».