Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra #4

Di seguito il report della quarta seduta de Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra, che si è svolta mercoledì 18 Dicembre alle ore 18.30 nella sede dell’associazione culturale Nihao Panda in Via Frausin 1.

In occasione della quarta seduta, svoltasi il 18 Dicembre, siamo stat* ospitat* dall’Associazione di Promozione Sociale Nihao Panda di San Giacomo. 

In una sala accogliente, accompagnati dal the offertoci da Jili, abbiamo dato il via ad una fase di sintesi dei risultati ottenuti nel corso degli incontri precedenti: ci siamo concentrat* nel definire un ordine di priorità tra gli strumenti da proporre nel rione, ossia tra quelle attività che sono state selezionate dal processo partecipato di dialogo e analisi tra vecchi e nuovi partecipanti, così come dagli incontri con le diverse persone coinvolte nel quartiere.

In una prima fase sono stati ricapitolati brevemente i 20 strumenti per poi passare ad  uno scambio di idee plenario (brainstorming) attraverso il quale si è cercato di arricchire le vedute e far chiarezza su ogni punto, con l’obiettivo di facilitare la loro successiva organizzazione in una classifica.

Da questo confronto sono emersi tre criteri fondamentali per le/i partecipant* in questo processo:

  • Riflettere nuovamente sul ruolo dei possibili attori da coinvolgere per ogni iniziativa: il loro livello di interesse, di disponibilità, di capitale (economico, culturale, logistico), che potrebbero mettere a disposizione nell’avviarle.
  • Individuare se in alcuni casi vi sono già degli immobili, contesti o soggetti che potrebbero facilitarne la messa in pratica. L’idea di fondo è di considerare le potenzialità già esistenti e non sovrapporre azioni a quelle che già si svolgono nel quartiere, ma provare invece a proporre altri contenuti e forme. In particolare, sono state menzionate l’esistenza di un forno in via San Marco, ora chiuso, e la festa di quartiere che si organizza ogni anno nel rione.
  • Si è evidenziato come vi siano degli strumenti che sono propedeutici ad avviarne degli altri e di come i primi siano pertanto prioritari.

Si è quindi passati ad un momento di riflessione individuale, non scontata vista l’eterogeneità degli strumenti, nel quale ognun* ha elaborato la propria classifica. 

Ecco l’ordine delle priorità ottenuto sommando i punteggi espressi da ciascun partecipante:

I seguenti strumenti sono ordinati dal più prioritario al meno prioritario. In arancione gli strumenti costituiti da attività, in azzurro quelli che prevedono l’intervento fisico su spazi, in giallo quelli che interessano la realizzazione/valorizzazione di reti infrastrutturali.
01 E-commerce km0: un brand per San Giacomo
02 Dalle feste di strada all’animazione diffusa
03 Promozione dal basso di usi temporanei per gli spazi sfitti
04 Sagra di quartiere
05 Corridoio verde da Cavana a San Giacomo
06 Ampliamento degli orari di apertura della Biblioteca 

(a pari merito con il punto 5)

07 Strutture e attività per il sostegno allo sport come mezzo di comunicazione, inclusione e commistione
08 Recupero delle stazioni della ciclabile Cottur (via Orlandini)
09 Rafforzamento del trasporto pubblico da/verso la periferia Sud della città e delle linee notturne (a pari merito con il punto 8)
10 Promozione della mobilità pedonale
11 Scuole aperte ad attività di divulgazione e corsi
12 Organizzazione di un evento transfrontaliero di Skateboard
13 Percorsi di conoscenza su scienza e comunità straniere
14 Rilancio e valorizzazione del Bagno Comunale diurno di Via Veronese
15 Pedonalizzazione attrezzate e spazi coperti
16 Forno e altri spazi di produzione e riuso ad uso della comunità
17 Mediazione culturale nei centri civici
18 Insediamento di un Seamen’s Club
19 Rafforzamento dei collegamenti ferroviari
20 Realizzazione di un planetario nel Gasometro

Sulla base di questi dati è possibile trarre alcune considerazioni: le/i partecipanti hanno dato la priorità a quelle azioni che in primo luogo riguardano la sfera delle relazioni all’interno del quartiere, siano queste legate al commercio così come ai momenti di aggregazione e di festa. Segue l’ambito degli spazi fisici e della mobilità, tenendo quindi in conto le questioni legate al traffico, alla qualità delle aree pedonali e ciclabili, degli spazi verdi. Chiudono gli strumenti legati alle relazioni che il quartiere stabilisce con i suoi dintorni e quelli che richiedono un lavoro lungo di attivazione degli attori, specialmente se si riferiscono alle istituzioni.

 

La seconda fase si è centrata nella spazializzazione degli strumenti, nell’individuare la loro collocazione su una mappa di San Giacomo; mentre per alcuni di questi si è rivelato semplice, dato che fanno riferimento a luoghi concreti (Skate park, Casa Museo Brovedani), per altri è stato necessario un breve confronto tra le/i partecipanti. In certi casi ai singoli strumenti sono stati attribuiti più punti fisici, sia perché potrebbero esserci più luoghi potenziali dove avviarli, sia perché effettivamente coprono diverse realtà e nodi del quartiere (è il caso delle feste di strada e della promozione dal basso di usi temporanei per gli spazi sfitti).

Osservando la mappa e facendone una panoramica generale, si può notare come gli strumenti si siano distribuiti in modo abbastanza omogeneo all’interno del rione. Trattandosi del frutto di un lavoro progressivo, svoltosi a partire dalle sedute precedenti, può considerarsi un ottimo risultato che vi sia una distribuzione delle attività così ampia, che include le diverse aree del quartiere, proponendo contenuti diversi per ogni strumento.

Con questa seduta si chiudono gli incontri di progettazione partecipata a San Giacomo, ma il lavoro per migliorare il rione è appena iniziato! 

Il materiale che abbiamo raccolto in questo mese, costruendo insieme e in modo partecipato il percorso, è molto prezioso. Lo sono anche le relazioni che abbiamo cominciato a tessere tra le diverse persone che si sono lasciate coinvolgere e che con il loro contributo hanno arricchito l’esperienza nel suo complesso. 

Da qui in avanti, sulla base dei contenuti elaborati, si darà il via alla restituzione dei risultati al quartiere. Inoltre, in un’altra prospettiva, si procederà ad approfondire le tematiche in gioco e a cercare, per mezzo delle competenze personali di ognun* de* partecipanti, delle conoscenze, reti sociali di appartenenza, passioni e disponibilità, quali possono essere le vie percorribili per la realizzazione delle azioni individuate.

Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra #3

Di seguito il report della terza seduta de Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra, che si è svolta mercoledì 11 Dicembre alle ore 18.30 nella sede dello SPI di Via Frausin 17a.

Nel corso della terza seduta de Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra ci siamo posti l’obiettivo di individuare strumenti e attori necessari per migliorare la vita del rione a partire dalle informazioni raccolte nel primo e nel secondo incontro. Per farlo abbiamo ruotato su tre tavoli, ognuno dei quali era incentrato su uno dei filoni di esplorazione che avevano caratterizzato la seconda seduta (focus group con le comunità straniere, sondaggio con i commercianti, esplorazione urbana).

 

 

Relazioni

Il focus group sulle e con le comunità straniere si è focalizzato soprattutto su come creare commistioni culturali tra le diverse comunità presenti a San Giacomo. Sono state prese in considerazione le esigenze delle comunità qui insediate, i possibili desideri e le opportunità. Se San Giacomo facesse emergere con orgoglio la sua caratteristica multi-etnicità potrebbe davvero diventare la Kreuzberg triestina, un melting pot frizzante e fertile che attirerebbe anche un turismo alternativo e nuove forme di relazioni. 

 

Sagra di quartiere

È l’idea che è stata in assoluto più sviluppata dal gruppo di lavoro: un festival che includa cibo, lingua, cinema, danza, teatro, cultura, a cui prendano parte tutte le comunità, straniere e non. Non deve essere un evento puntuale ma un percorso di riattivazione culturale di quartiere. Viene portato ad esempio le sagre di quartiere di Berlino.

Attori da attivare: 

Campo Libero (interesse >>, rilevanza >>)

cooperative sociali (Interesse >, rilevanza <); 

Reti informali, es bar che siano ritrovi di comunità (interesse >, rilevanza <)Osterie tipiche triestine, perché non diventino attività delle sole comunità straniere (Interesse <, rilevanza <);Nuova edicola di fronte alla caserma dei carabinieri e/o altri negozi multietnici e più accessibili anche a ceti medio-bassi, es Orti di Massimiliano, Pour Pourry [forse chiuso al momento] (interesse >, rilevanza <);
Biblioteca Quarantotti Gambini (Interesse >, rilevanza >>);

Volontari [*viene segnalato che i volontari per i corsi di italiano in biblioteca sono per lo più persone di fuori San Giacomo e anche di fuori TS] (Interesse <<, rilevanza >)

Scout – potrebbero aiutare, anche per i corsi di italiano [*connessione con Ex Lavatoio] (interesse >, rilevanza >)CACIT – Consulta Immigrati Residenti (interesse >>, rilevanza >>)

 

Strutture e attività per il sostegno allo sport come mezzo di comunicazione, inclusione e commistione

Lo sport può diventare un grosso veicolo di commistione. Si può pensare a iniziative di avvicinamento alla bicicletta: corsi, riparazione, compravendita usato, noleggio. Questo anche considerando la vicinanza con la pista ciclabile e il fatto che invece san Giacomo è stata tagliata fuori dal bike sharing cittadino. Queste pratiche, oltre ad avvicinare comunità, potrebbero migliorare la situazione di mobilità e traffico, così come fornire nuovi e più sani modi per passare il tempo libero. Per di più, sarebbe una vera e propria opportunità di business. 
Si potrebbe anche pensare di lanciare dei gruppi sportivi spontanei gratuiti e inclusivi (es. Run4Fià, Urban Training), che sfruttino la ciclabile e i numerosi parchi come palestra all’aperto.
Infine, viene sottolineata la necessità di restaurare e riprendere l’utilizzo di alcune infrastrutture sportive già presenti sul territorio, come la Piscina. Questa potrebbe essere usata anche per dei corsi di nuoto per gli stranieri, che spesso non sanno nuotare.  

Attori da attivare: 

FIAB per l’avvicinamento alla bici (interesse >>, rilevanza >>)

Biblioteca come possibile luogo dove tenere i corsi  (interesse >>, rilevanza >>)

Comune per restauro piscina Da Vinci (interesse <<, rilevanza >>)

Run4Fià per corsa in ciclabile (interesse >>, rilevanza >)

 

Forno e altri spazi di produzione e riuso ad uso della comunità

Viene riportato l’esempio di un progetto di integrazione sociale in un quartiere problematico di Trento che prevedeva la creazione di un forno ad uso pubblico – o altri spazi pubblici a uso comune, di ritrovo e attività.
Alcuni di questi spazi potrebbero essere usati full-time per il recupero e riutilizzo di beni (pratica già diffusa all’interno di san Giacomo attraverso l’abbandono fuori dai cassonetti, che è però illegale).

Attori da attivare: 

Comune

Leader religiosi di comunità [attenzione ai possibili conflitti!]

 

Percorsi di conoscenza su scienza e comunità straniere

Percorsi turistici tematici sulla scienza e le comunità straniere, e le innovazioni e i benefici che gli scienziati stranieri (e non) hanno portato a Trieste.

Attori da attivare: 

Rappresentanti di ricerca (Interesse >, rilevanza >)

 

Promozione della mobilità pedonale

Il problema del traffico e del conseguente inquinamento dell’area, marginalmente affrontato nel focus group sulle relazioni, risulta maggiormente percepito dalle comunità straniere rispetto ai triestini. Per migliorare il problema è stato proposto, oltre all’avvicinamento alla bici di cui sopra, anche la possibilità di creare reti per la sicurezza delle numerose scuole presenti, sul modello del PediBus o del Massa Marmocchi.

Attori da attivare: 

Ricreatorio (interesse >, rilevanza >)

Pensionati – tipo nonni paletta volontari (interesse <<, rilevanza <)

Scuole (interesse <, rilevanza >>)

Sindacato soprattutto per i rapporti con i pensionati (interesse >, rilevanza >)

 

Rafforzamento dei collegamenti ferroviari

I collegamenti esterni alla città sono stati considerati in termini di facilità di ricongiungimento delle comunità straniere con le loro famiglie di origine. Si è discusso del Car sharing informale praticato dalle comunità Serbe e Bosniache. Soprattutto, sono state prese in considerazione le numerose linee ferroviarie presenti, verso nord e verso est, le quali passano anche per San Giacomo, e che sono ampiamente sottoutilizzate se non del tutto inutilizzate per il trasporto passeggeri (alcune sono solo trasporto merci). San Giacomo potrebbe divenire una nuova stazione per queste tratte. In questa ottica bisogna approfondire meglio quanto sta avvenendo con la ristrutturazione della stazione di Campo Marzio.

Attori da attivare: 

Cittadini – appello (interesse >, rilevanza >)

Ministero trasporti (interesse <<, rilevanza >>)

Trieste Trasporti (interesse <, rilevanza >>)

Porto (interesse <, rilevanza >>)

 

Mediazione culturale nei centri civici

Viene proposta l’introduzione di un servizio di mediazione culturale per il centro civico di San Giacomo per aiutare le comunità di stranieri ad avere informazioni e maggiore accesso a tutti i servizi burocratici [da verificare se non esista già]

Attori da attivare: 

centri civici (interesse<, rilevanza >>)

Biblioteca (interesse >>, rilevanza >)

 

 

Economie

Gli strumenti sviluppati nella discussione del tavolo che ha tratto spunto dalla piccola indagine promossa tra i commercianti del rione hanno l’obiettivo di rivitalizzare il commercio locale a partire dalle aree del rione che più ne hanno bisogno e puntando sulla marcata identità di San Giacomo. Le azioni proposte mirano ad avere un impatto non semplicemente economico ma anche sociale e culturale su tutta la popolazione del rione e non solo.

 

Scuole aperte ad attività di divulgazione e corsi

Sfruttare la disponibilità degli spazi scolastici nelle ore pomeridiane per realizzare attività di divulgazione e corsi pratici sulle attività artigianali presenti in rione, così come sulla storia e sulle tradizioni dei negozi storici. Allo stesso modo, potrebbero essere organizzati eventi di promozione della salute e di un’alimentazione (e un consumo) sani

Attori da attivare: 

Istituti scolastici (di ogni ordine e grado)

Artigiani e commercianti

Medici (considerata la presenza del Burlo nei pressi del rione)

 

E-commerce km0: un brand per San Giacomo

Per permettere anche al commercio di prossimità di sfruttare le potenzialità della rete, risolvendo così almeno in parte il problema dell’accessibilità, viene realizzato un portale online del commercio rionale, una sorta di vetrina virtuale di San Giacomo. Il sito contiene l’elenco dei negozi, le segnalazioni di eventi, annunci, informazioni utili, le storie dei commercianti etc. Il portale funge così da pretesto per sviluppare una rete informale e leggera, che potrebbe portare ad altri follow-up, ad esempio uno spazio fisico per organizzare una banca degli oggetti/dei servizi, o ancora l’ideazione di un “brand” di San Giacomo. L’ottica sarebbe quella di lavorare sul concetto di “autenticità” a partire dalla storia e dalle peculiarità del rione.

Attori da attivare: 

Artigiani e commercianti

Residenti

Associazioni storiche dei commercianti (San Giacomo il mio rione il tuo rione)

Campo Libero e associazionismo del rione

 

Dalle feste di strada all’animazione diffusa

Garantire la presenza di spazi attrezzati per la realizzazione di feste autorganizzate (ad esempio nei cortili) potrebbe essere un primo passo per sviluppare un’animazione di quartiere più strutturata. A partire da alcune “feste di strada” si potrebbe così dare visibilità ad aree del rione oggi periferiche (ad esempio via San Marco o Piazza Puecher). Inoltre, il dislocamento di eventi altrimenti organizzati in centro, dove creano conflitti con la densità commerciale lì esistente (es. Piazza Europa) potrebbero viceversa rendere quelle zone del rione beneficiarie di un maggiore afflusso di persone e affari. La realizzazione di queste feste porterebbe quasi naturalmente allo sviluppo di nuovi itinerari nel rione garantendo dunque una maggiore accessibilità alle zone oggi depresse.

Attori da attivare: 

Artigiani e commercianti

Residenti

Associazioni storiche dei commercianti (San Giacomo il mio rione il tuo rione)

Campo Libero e associazionismo del rione

Comune

Circoscrizione

 

Pedonalizzazioni attrezzate e spazi riparati

Le feste organizzate nel rione possono essere considerate anche come pedonalizzazioni sperimentali temporanee. Le aree che invece vogliono essere pedonalizzate permanentemente devono essere dotate di elementi attrattori (attività, arredo urbano) che le rendano appetibili per il passaggio. Via delle Lodole, a eccezione della Biblioteca, è un esempio negativo in tal senso. È necessario dunque prevedere un adeguato arredo urbano, e in particolare spazi coperti per i mesi invernali.

Attori da attivare: 

Comune

Residenti

 

Promozione dal basso di usi temporanei per gli spazi sfitti

 

La creazione di gruppi di interesse potrebbe portare, attraverso meccanismi di crowdfunding, all’acquisizione di spazi commerciali sfitti per insediare usi temporanei (produttivi, artistici etc.) e dimostrare così il beneficio che si genera per il pubblico e per il privato grazie a esperienze del genere. Questo potrebbe portare a una maggiore pressione per chiedere che le istituzioni locali prevedano incentivi e calmieramenti per gli affitti.

Attori da attivare: 

Residenti

Proprietari immobiliari

Comune

 

 

Spazi

Le azioni individuate dal tavolo che ha analizzato i risultati dell’esplorazione urbana mirano a rilanciare alcune aree del quartiere di San Giacomo. Dalla semplice affissione di indicazioni/segnaletica per i luoghi di maggiore interesse (biblioteca, pista ciclabile “Cottur”, Musei) alla realizzazione di piccoli interventi volti al recupero degli spazi pubblici (al momento) sotto-utilizzati si delinea una strategia il cui obiettivo è da una parte il miglioramento della qualità della vita nel rione e dall’altra la valorizzazione delle sue specificità e risorse, anche al fine di intercettare i flussi turistici presenti nel centro città. 

 

Recupero delle stazioni della ciclabile Cottur in via Orlandini

In considerazione della recente approvazione della legge regionale 8/2018 (“Interventi per la promozione della nuova mobilità ciclistica sicura e diffusa”) e del crescente flusso di cicloturisti in città, l’intervento mira al recupero delle stazioni/cabine poste alla partenza della ciclabile Cottur per offrire un punto di riparazione self service con la messa a disposizione di tutti gli attrezzi necessari a rimettere in sesto la propria bicicletta in caso di imprevisti.

Attori da attivare: 

FIAB

Comune di Trieste

Associazionismo

 

Organizzazione di un evento transfrontaliero di skateboard

Organizzare presso lo Skate Park “San Giacomo”, con la collaborazione delle comunità straniere del rione, un evento transfrontaliero con la partecipazione degli sportivi su tavola provenienti dai paesi/città confinanti. L’obiettivo, oltre a promuovere l’attività sportiva praticata da molti giovani, è quello di rinsaldare i rapporti tra le comunità e promuovere la convivenza e multiculturale del rione.

Attori da attivare: 

Associazione Wheel be fun

Comunità serba, albanese e slovena di San Giacomo

Campo libero

 

Rilancio e valorizzazione del Bagno comunale diurno in via Veronese

Rilancio e valorizzazione dell’edificio dei primi del ‘900 in via Paolo Veronese. L’edificio oltre a svolgere la funzione di bagno pubblico ospita un bagno turco e una sauna. L’intervento intende arricchire l’offerta turistica della città sviluppando e valorizzando le specificità triestine al pari del intervento di riqualificazione e di gestione “pubblico-privato” del bagno “Pedocin”.

Attori da attivare: 

Comune di Trieste

 

Corridoio verde da Cavana a San Giacomo

Allestire e tracciare un corridoio verde che dal centro storico (Cavana) passi attraverso il Parco di San Michele per poi risalire verso l’Osservatorio Astronomico/Parco Basevi e giungere a San Giacomo. Il corridoio verde risponde all’esigenza di collegare il rione di San Giacomo con il centro cittadino e di offrire alla popolazione un percorso pedonale alternativo all’utilizzo dell’auto.

Attori da attivare: 

Associazione Andandes

Comune di Trieste

Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra #2

Di seguito il report della seconda seduta de Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra, che si è svolta sabato 7 Dicembre alle ore 14.30 a partire dalla sede dello SPI di Via Frausin 17a. Le foto sono di Alessandro Ruzzier e Tommaso Vaccarezza.

Nel corso della seconda seduta de Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra ci siamo posti l’obiettivo di esplorare il quartiere, cercando di approfondire e dare forma ai punti di vista già elaborati durante un densissimo primo incontro.
Per farlo ci siamo divisi in tre gruppi di lavoro che hanno utilizzato metodi diversi:

  • un focus group con alcuni esponenti delle comunità straniere residenti a San Giacomo;
  • un questionario da presentare agli esercenti;
  • una mappatura e raccolta fotografica degli spazi urbani.

 

Il focus group

San Giacomo Bazar – La Kreuzberg triestina

Al focus group sulle comunità di San Giacomo hanno partecipato due associazioni (l’Associazione Italo-Romena “Danubio” e l’Associazione Culturale Giovanile Serba) nonché singoli individui di origini geografiche diverse. Dopo un primo circolo di domande sulla presentazione personale e di associazioni si è passati a discutere di opportunità e i problemi di Trieste in generale, e di San Giacomo in particolare. L’ampiezza è giustificata dal fatto che la maggioranza dei partecipanti, in realtà, non abitava nel rione, ma ne aveva soltanto un legame affettivo.

Sono stati identificati come successi del passato l’apertura di Area Science Park, ma anche la crescita del turismo, dovuta sia alla sistemazione architettonica della Città vecchia sia all’effettiva promozione turistica. Sulla questione del turismo sono emerse poi diverse criticità come quella del possibile snaturamento del centro cittadino, dell’aumento dell’affitto e dei prezzi nei negozi, criticità che già minacciano anche il quartiere di San Giacomo (sebbene non centrale) con lo svuotamento di interi condomini per destinarli a B&B e residence.

Qui si è scesi più sullo specifico, sulle opportunità che il quartiere di San Giacomo presenta, tanto per la sua storia quanto per il suo carattere multiculturale, per lo sviluppo del turismo. Il rione infatti viene immaginato in futuro come la parte della città più aperta alle altre culture, con negozi e ristoranti etnici. Riguardo alla presenza di varie comunità, si è parlato della necessità di organizzare degli “eventi di commistione” sia nella possibile forma di una festa di quartiere, sia come animazione più duratura del territorio attraverso una serie di tappe con focus tematici su varie culture, non soltanto quelle gastronomiche. In questo senso si è pensato di avviare anche colloqui con l’Associazione culturale cinese Nihao Panda. Si è infatti pensato di lavorare su un progetto sui contributi scientifici degli stranieri che hanno vissuto e lavorato a Trieste e di come questo progetto avrebbe potuto essere inserito nei bandi sulla divulgazione della scienza.

Inoltre, si è parlato del cicloturismo e di come questa forma di viaggio sempre più popolare, sia poco praticabile al momento a Trieste per l’assenza tanto di piste ciclabili quanto di alberghi o strutture di accoglienza che offrano possibilità di parcheggio custodito alle bici stesse. È stata segnalata anche l’assenza di stalli per le bici in quartiere come anche la sua esclusione dai programmi cittadini di bike-sharing.

Pensando poi alle criticità, sempre ragionando in termini generali, ne sono state individuate due fondamentali: i trasporti (nel senso del collegamento della città col mondo esterno) e il lavoro.

Sul lavoro si è discusso relativamente poco, oltre a constatare la presenza di ostacoli burocratici che affliggono le libere professioni, come anche le minime retribuzioni che per questo tipo di prestazione d’opera vengono pagate da enti locali e da organi dello Stato.

La questione dei trasporti e delle infrastrutture ha occupato più spazio nella discussione in quanto impatta direttamente sulla vita di tutti coloro che non sono nati a Trieste e che viaggiano per lavoro o per congiungersi con i propri familiari. Qui è stato rilevato che tanto la comunità serba quanto quella romena hanno messo in pratica forme di car-sharing informali e basate su conoscenze personali, mentre le vere difficoltà vengono affrontate da coloro che viaggiano usando rotte ufficiali tanto verso il Nord Europa quanto verso il Sud Italia.

Si è passati in rassegna poi, come conseguenza dei luoghi d’origine dei partecipanti, le principali linee di trasporti verso Trieste, elencando i binari ferroviari esistenti ma dismessi, tanto in città quanto verso la Slovenia e l’Austria, ma anche esprimendo preoccupazione sulla mancanza dei voli dall’aeroporto di Ronchi, come anche sul futuro dell’aeroporto di Ljubljana, dopo il fallimento di “Adria airways”. Si è constatato poi che le autorità competenti non dovrebbero più ragionare soltanto in termini di convenienza di determinate linee quanto in termini di benefici indotti per l’economiaE’ stato osservato che molte aziende se ne vanno via da Trieste proprio per la mancanza di collegamenti con il resto del mondo e che dunque, la questione dei trasporti ha un impatto anche sulla questione del lavoro, come pure su quella del turismo.

Si è parlato infine anche della congestione del traffico urbano e di quello che si è constatato come mancanza di consapevolezza da parte di molti triestini di questo problema, molto evidente invece per chi viene da fuori. Le soluzioni, emerse nell’ambito della discussione sulle migliori pratiche da portare a Trieste, vertevano soprattutto sulla riproposizione di soluzioni offerte nel Nord Europa con la forte tassazione dei veicoli e la grande offerta di trasporti pubblici, le chiusure temporanee del centro, un maggior senso civico.

L’esempio delle sagre di quartiere di Berlino è stato identificato come modello riproponibile a questa scala.

 

Il questionario

Il questionario sottoposto ai commercianti era composto da quattro sezioni:

– una sezione dedicata ai dati anagrafici (nome, indirizzo, tipologia, superficie, anno di apertura)

– una sezione dedicata all’andamento degli affari rispetto all’anno precedente (numero clienti, spesa media per cliente, ricavi complessivi)

– una sezione dedicata ai fattori che posso influenzare, in negativo o in positivo, gli affari, in cui ai rispondenti veniva chiesto di indicare con un valore da 1 (poco o per nulla influente) a 5 (molto influente) ogni fattore

– una sezione dedicata a possibili iniziative future che potrebbero essere intraprese dalle istituzioni locali o dagli attori presenti nel rione, in cui ai rispondenti veniva chiesto di indicare con un valore da 1 (poco o per nulla influente) a 5 (molto influente) ogni iniziativa

Al questionario hanno risposto 20 esercenti attivi nel rione. I dati raccolti saranno presentati in forma aggregata e in forma disaggregata per:

tipologia (alimentare/non alimentare)

area del rione (Campo San Giacomo, Via dell’Istria-Via di Ponziana, Via San Marco)

Stato degli affari
Quasi metà dei rispondenti dichiara che i ricavi sono diminuiti rispetto all’anno scorso. A incidere maggiormente sembra essere la diminuzione della spesa media per cliente. A soffrire maggiormente sono gli esercizi alimentari (bar, ristoranti, rivendite alimentari etc.) rispetto a quelli non alimentari, e i locali di Via San Marco e di Campo San Giacomo rispetto a quelli di Via dell’Istria.

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Fattori di influenza
Mentre il rapporto con la clientela (4,8) risulta il fattore nettamente più influente, pesano anche la qualità dell’offerta commerciale (4,3), tasse e tariffe (4,2), accessibilità/raggiungibilità del locale (4). La concorrenza all’interno del rione (2), la concorrenza dei centri commerciali (2,3), le attività di animazione nello spazio pubblico (2,5) e il coordinamento/cooperazione con gli altri commercianti (2,7) sono invece valutati come poco influenti.

Analizzando i dati per tipologie gli esercizi non alimentari soffrono maggiormente la concorrenza dei centri commerciali (2,9) rispetto alla concorrenza interna al rione (1,3) mentre la situazione si ribalta per gli esercizi alimentari (1,3 vs 3,3). A pesare particolarmente sono le incombenze burocratiche per gli esercizi non alimentari (4).

Analizzando i dati per aree del rione, si nota che la concorrenza dei centri commerciali è maggiormente sentita in Via dell’Istria (2,9) mentre la concorrenza all’interno del rione è più sentita in Campo San Giacomo (2,3). La concorrenzialità dei prezzi è particolarmente significativa per gli esercenti di Via dell’Istria (4) mentre il coordinamento tra commercianti è valutato come significativo in Campo San Giacomo (3).

Tra i commenti raccolti durante la somministrazione, spicca la contrazione generale della capacità d’acquisto della clientela, in particolare dei pensionati, il ruolo di Internet (dall’e-commerce all’uso dei social), l’influenza negativa dell'”effetto dentiera”, ovvero della presenza di locali sfitti che interrompono la continuità delle vetrine commerciali.

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Possibili iniziative future
Le iniziative che sono state proposte ai commercianti sono:
– Pedonalizzazioni, zone 30, maggiore accessibilità dell’area a piedi/in bici/con il trasporto pubblico
– Incentivi economici (es. buoni spesa) per il commercio di prossimità al dettaglio
– Incentivi tariffari per il recupero di spazi commerciali sfitti
– Promozione di una rete tra residenti e commercianti (social street)
– Promozione di una festa di quartiere
– Promozione di attività culturali (es. caffè delle lingue) negli spazi commerciali

La proposta considerata più significativa è quella dell’incentivo al consumo negli esercizi di prossimità (3,9) mentre quella considerata meno d’impatto è la promozione di una rete tra residenti e commercianti (3).

Andando ad analizzare i dati per tipologia commerciale i buoni spesa guadagnano ulteriore terreno tra gli esercizi non alimentari (4,5) mentre una festa di quartiere è più gettonata tra gli esercizi alimentari (3,4). Gli esercizi non alimentari scommetterebbero maggiormente sulla promozione di attività culturali nei negozi (3,5).

Andando ad analizzare i dati per area, in Via dell’Istria c’è maggiore ottimismo nei confronti dell’utilità degli strumenti proposti, in particolar modo per quanto riguarda gli incentivi alla mobilità dolce (4,4) e la promozione di una rete tra commercianti e residenti (4,1). In Campo San Giacomo l’unico valore sopra la media complessiva è relativo alla festa di quartiere (3,4) mentre in Via San Marco riguarda gli incentivi alla mobilità dolce (3,5).

Tra i commenti raccolti a margine delle interviste è stata evidenziata la miopia del Comune, che pensa all’offerta commerciale del centro tralasciando i rioni. Inoltre, è emersa la sfiducia dei commercianti nella capacità dei loro colleghi di fare rete. Qualcuno ha suggerito di partire dalle scuole, per promuovere la conoscenza delle tradizioni e delle storie legate all’artigianato e al piccolo commercio. Altri hanno rilanciato la proposta di coniugare le attività economiche con il diritto al riposo proponendo l’obbligatorietà delle chiusure festive, anche per ridurre la concorrenza dei grandi centri commerciali.

Da Via San Marco è emersa anche una certa sofferenza nei confronti del centro del rione (Campo San Giacomo) che rivela l’esistenza di dinamiche centro-periferia all’interno del quartiere stesso.

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La mappatura

Il gruppo che si è occupato della mappatura e dell’esplorazione fotografica si è composto di vecchi e nuovi partecipanti di TS4 trieste secolo quarto, che per la maggior parte avevano già aderito alla prima seduta.

Per la raccolta del materiale si è scelta la tecnica della mappatura collettiva: da un lato quella dei luoghi fisici che concretamente si legano alle linee trattate precedentemente, dall’altro emozionale, considerando le impressioni e sentimenti soggettivi di ognun* che scaturivano nel percorso.

Questo metodo, utilizzato nei processi di progettazione partecipata, ha il vantaggio di offrire uno spettro più ampio del contesto che si vuole ricostruire e riprodurre; mentre si attraversa lo spazio e ci si lascia interpellare dai luoghi che si presentano, essi vengono individuati sulla mappa e trovano nell’immediato una localizzazione nella dimensione globale del quartiere. Su un altro piano si valorizzano i diversi punti di vista di coloro che partecipano, ricercando la complessità che effettivamente deriva dall’osservazione dell’ambiente urbano. L’idea è di non determinare una verità o conclusione rigida, ma privilegiare invece la costruzione di un senso diffuso e variegato che scaturisce dal confronto, contemporaneo al movimento, rispetto all’ambiente con cui ci si misura così come alle opinioni altrui.

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Di seguito gli spazi principali che sono stati toccati nel corso della passeggiata:

1. Auser
Prima tappa del percorso, su proposta di uno dei partecipanti.

La maggior parte di noi non conosceva questo luogo e le attività che vengono svolte al suo interno, quindi la reazione generale è stata per lo più di sorpresa. In particolare, ci ha colpito il grande spazio all’aperto, coperto da una grande volta che lo ripara, che s’intravedeva dal cancello purtroppo chiuso in quell’orario. Vi è stata una reazione molto positiva nell’apprendere che la persona che lo gestisce, in occasione di una passeggiata organizzata da Campo Libero, si è rivelata disponibile ad offrire lo spazio per attività diverse da quelle svolte normalmente (dedicate agli anziani), nel caso vi fossero proposte che contribuiscano ad animare la vita sociale del quartiere.

 

 

2. Giardini Basevi
Entrando nei Giardini, confine “naturale” del quartiere, ci siamo resi conto sin da subito che in quell’ora del pomeriggio non era molto frequentato. Tra coloro che risiedono a San Giacomo e ha avuto modo di osservare chi vi entra e esce, si è ammesso di aver visto principalmente persone che portano a passeggiare i cani o che lo usano come corridoio verde per attraversare la pendenza che separa il quartiere dai rioni di San Vito e Città Vecchia.

La morfologia del parco, costituita da salite e discese, non aiuta ad immaginare potenziali attività diverse dal suo uso transitorio, anche se vi sono degli aspetti positivi che si potrebbero valorizzare a prescindere. In primo luogo, la sua pendenza offre una vista panoramica unica sulla città e in particolare sul colle di San Giusto e il suo Castello, che potrebbero essere un buono stimolo per porre dei binocoli o pannelli descrittivi sulla visuale di chiese ed edifici che si ha da lì. Un secondo aspetto è che i confini del giardino toccano il Liceo Oberdan, una sala prove per musicisti e l’Osservatorio Astronomico, realtà che potrebbero in qualche modo legarsi positivamente alla presenza di questa area verde.

Sebbene sia abbastanza pulito e mantenuto con cura e apra molto presto la mattina, un ultimo aspetto negativo è riconducibile alla mobilità, limitata dalle molte scale che ne impediscono una accessibilità totale.

 

3. Bagni pubblici
Nelle adiacenze del Giardino Basevi ci siamo soffermati all’entrata dei Bagni Comunali Diurni di Via Veronese. Tra i/le presenti soltanto uno di noi vi era entrato in un’occasione e ci ha raccontato di come il basso costo per usufruire delle docce permette a persone indigenti di accedere al servizio. La mancanza di ulteriori informazioni sui bagni di vapore, altri possibili servizi, persone che lo frequentano, ha lasciato un interesse generale per avere più dettagli su questa struttura pubblica comunale. Di certo ha colpito tutt* l’orario ridotto di apertura, limitato a tre giorni alla settimana.

 

4. Confine San Vito – San Giacomo
In Via Vespucci, scelta dal gruppo per tornare nel cuore del quartiere, vi è stato un momento di attenzione collettiva, unisona, verso il cambio quasi netto dell’ambiente che ci circondava. Esattamente a metà della strada, poco prima della palestra e del Ricreatorio, gli edifici sulla destra presentavano l’aspetto delle case signorili riconducibili al quartiere di San Vito, mentre allungando di poco la vista, verso le case più giù e dall’altro lato della Via San Marco, ecco edifici di costruzione più recente in uno stile architettonico popolare.

Come riscontrato in una prima esplorazione, nella quale abbiamo chiesto ad alcuni abitati di segnare la loro percezione dei confini del quartiere, non è immediato definirne i contorni. Per quanto alle volte vi siano degli elementi di stacco evidenti come l’architettura dei palazzi, la consapevolezza di essere in una zona liminale ha portato la riflessione del gruppo anche sugli usi degli spazi, su quanto siano fondamentali nel determinare un senso di appartenenza ad una realtà di vita di quartiere, includendo quindi l’aspetto soggettivo delle persone che attraversano questi luoghi e che li frequentano nel loro quotidiano. Grazie al contributo di uno dei partecipanti, che conosceva molto bene la storia di San Giacomo, è stata aggiunta anche la variabile temporale: il tempo di fatto ridisegna i confini, specialmente in contesti come questo, ricchi di storia, cambiando come si diceva le percezioni spaziali, i contenuti espressi, gli usi.

 

5. Case Lloyd più passaggio verde e casetta ferrovia
Il cambio di atmosfera che si percepisce addentrandosi tra le casette con giardino una volta destinate ai lavoratori del Lloyd, è molto forte. In generale è stato apprezzato il fatto che fosse una zona pedonale, silenziosa, lontana dal traffico delle strade vicine, sebbene vi fossero diverse macchine posteggiate nei pressi delle case. Anche noi abbiamo abbassato il volume della voce e osservato avidamente il verde urbano, anche se privato che ci circondava.

Nello sbocco della strada tra questa zona residenziale ed una via transitata dal traffico, è saltato all’occhio un passaggio sotterraneo che attraversa la ferrovia. Ci siamo avventurati al suo interno e ci si è svelato il giardino di una casa; alle volte con uno sguardo più attento ci siamo accort* come si celino angoli nascosti, che differiscono dal resto dell’ambiente e che, in casi come questo, riservano la sorpresa di un’area verde inaspettata.

 

 

6. Villa in ristrutturazione
Alla fine di Via San Marco, quasi prima del ponte della ferrovia, si staglia una grande villa completamente dismessa, in questo momento in fase di ristrutturazione. L’edificio, nonostante le condizioni di abbandono, ha stimolato la fantasia del gruppo, forse anche in virtù delle sue dimensioni e dell’apparenza contrastante rispetto agli altri edifici adiacenti. Ci ha sorpreso il cartello dei lavori in corso posto all’esterno, che ne indica una futura destinazione d’uso in quanto autorimessa, innescando una riflessione su come può cambiare immagine un quartiere e su quali nuovi utilizzi si possono dare in riferimento a spazi abbandonati da tempo come questo.

 

7. Museo Brovedani
Oltre una sbarra mobile, defilato dalla via principale, si staglia un grande murales colorato che cattura l’attenzione generale. Una targa all’entrata ci indica che l’edificio è la sede della Casa Museo di Osiride Brovedani e ammettiamo che, per la maggior parte di noi, è una novità. Con interesse cerchiamo altre informazioni sia sul pannello che dà sulla Via San Marco, sia su internet: il museo fa parte dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei e ha orari di apertura al pubblico molto limitati. Ci rendiamo conto di come ci sia un’offerta culturale nel quartiere che, seppur necessiti di maggiore visibilità, è comunque alla portata di tutt* e forse alle volte è necessario anche un po’ di interesse e ricerca personale per scoprire realtà come questa.

 

8. Via San Marco e accesso al Campo
Risalendo Via San Marco per raggiungere il Campo, percorriamo il marciapiede soffermandoci su alcune considerazioni generali: il traffico è più fitto su questa strada e la velocità delle macchine supera spesso i limiti stabiliti, inoltre, vi è uno stato di incuria in alcune parti, che si manifesta con spazzatura e la negligenza dei padroni dei cani. Riguardo agli immobili, notiamo che vi sono molti locali commerciali chiusi e case abbandonate o in fase di ristrutturazione, un peccato per la vita di quartiere in questa zona specifica di San Giacomo.

 

9. Campo San Giacomo
Tra tutt* i/le partecipanti siamo stati concordi nel definire questo luogo con una forte connotazione simbolica. Il Campo è dove si svolge una parte importante della vita sociale pubblica del rione, oltre a rappresentarne fisicamente il centro e snodo in tutte le direzioni. Oltre a citare alcune delle principali attività che vi si svolgono, abbiamo notato come in ogni caso la piazza abbia diverse aree
 in cui persone, a loro volta diverse, si riuniscono e utilizzano in modo eterogeneo lo spazio, anche in base al momento della giornata o della settimana. Di certo questo luogo, come era stato detto anche nel corso del primo incontro a San Giacomo, è uno scenario urbano “naturale”, sopraelevato, areato e luminoso, fruibile in modi ancora inesplorati, come ad esempio attraverso installazioni artistiche.

 

10. Skate Park
Lo Skate park è stata una tappa molto gradita, che ha provocato reazioni positive tra i/le presenti: è stato descritto come un luogo molto bello di aggregazione, ampio, circondato dal verde e mantenuto con attenzione e cura. Dall’incontro fortuito con un ragazzo che lo frequenta assiduamente, abbiamo scoperto che sono gli stessi skaters, componenti dell’Associazione “Wheel Be Fun”, che si occupano del mantenimento dello spazio. Ci hanno raccontato di come abbiano richiesto al Comune, in più occasioni, le chiavi di un magazzino per poter avere uno spazio coperto e che nonostante le promesse, non hanno ancora riscontrato nessuna azione concreta.

 

11. Vaticano
Il Vaticano, grande complesso di case popolari, si è rivelato l’occasione per ricordare un evento che ha coinvolto in prima persona uno dei partecipanti: il gruppo infatti, si è imbattuto nel disegno di un Sole nel cortile interno agli appartamenti che è stato il risultato di un’azione dell’Accademia della Follia negli anni passati.

Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra #1

Di seguito il report della prima seduta de Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra, che si è svolta giovedì 28 Novembre alle ore 18.30 presso il circolo ACLI G. Fanin di Campo San Giacomo 15. Le foto sono di Alessandro Ruzzier.

Giovedì 28 novembre 2019, dalle 18.30 alle 20.30, ci siamo incontrati presso il circolo ACLI “G. Fanin” di Campo San Giacomo per la prima seduta di progettazione de “Il futuro di San Giacomo è un lavoro di squadra”, promosso nell’ambito del progetto TS4 trieste secolo quarto. Dopo una breve presentazione del progetto, la discussione si è concentrata sulla contestualizzazione dei nuclei di crisi individuati dai tre gruppi (su qualità della vita e degli spazi urbani, sviluppo economico e produttivo, relazioni della città con i dintorni) nell’ambito del rione.

Metodologia

La discussione si è strutturata in tre sessioni consecutive. In ogni sessione i partecipanti si sono divisi in gruppi ristretti, di 6-7 persone, e hanno condotto un brainstorming; in un momento plenario, gli spunti emersi dalle discussioni sono stati organizzati secondo il principio dell’analisi SWOT, che individua:

    • punti di forza, ovvero fattori positivi in relazione al tema trattato che si presentano nel rione;
    • opportunità, ovvero fattori positivi in relazione al tema trattato che si presentano fuori dal rione ma hanno ricadute su di esso;
    • punti di debolezza, ovvero fattori negativi in relazione al tema trattato che si presentano nel rione;
    • minacce, ovvero fattori negativi in relazione al tema trattato che si presentano fuori dal rione ma hanno ricadute su di esso;
      Nell’ultima sessione, dedicata alle relazioni, anche il momento di brainstorming è stato condotto in forma plenaria.

Qualità della vita e degli spazi urbani
A seguito della presentazione di quanto elaborato dal gruppo, i partecipanti hanno rilevato i seguenti aspetti:

  • Considerazioni generali
    – San Giacomo è considerato un rione “di mezzo”, di transizione tra centro e periferia

 

  • Punti di forza
    – San Giacomo è stato considerato da più parti “il rione più vivo di Trieste”. In particolare, se ne sottolinea la sua storia peculiare e importante, il fatto che fin dalla sua nascita sia stato caratterizzato dalla presenza di reti sociali, di mutuo aiuto e solidarietà. Anche oggi, la qualità delle relazioni sociali rende il rione un posto sicuro;
    – Campo San Giacomo, in particolare, è visto come uno spazio fondamentale, in particolare è uno spazio di gioco per i bambini – per i quali la contaminazione tra culture ed etnie diverse è naturale – e un “palcoscenico” ideale per attività culturali ed artistiche;
    – La qualità dell’offerta commerciale, con una fitta rete di piccole botteghe e negozi tipici, è considerata come una ricchezza del rione;
    – Sono presenti diversi spazi simbolici e importanti per la loro storia e le funzioni che ancora ospitano. In alcuni casi pur non essendo più in funzione o essendo sottoutilizzati/degradati rappresentano, in potenza, un punto di forza per la qualità della vita del rione. In ordine sparso: l’ex Lavatoio, lo skate park, il ricreatorio Pitteri, i bagni pubblici di Via Veronese, la piscina del Da Vinci-De Sandrinelli, la biblioteca, la palestra dell’Artistica 81, l’Auser…
    – La Biblioteca Quarantotti Gambini, in particolare, è vista come un luogo di ritrovo molto importante al di là della sua funzione specifica e come un presidio di welfare importante (garantisce l’accesso ad internet a tutti);
    – San Giacomo è ben servito dal trasporto pubblico e sul rione insiste la pista ciclopedonale Cottur;
    – Sono diversi gli spazi verdi che contribuiscono alla qualità della vita del rione: via Orlandini, via Montecchi, via del Veltro, Giardino Basevi;
    – Nel rione vi sono tanti spazi potenzialmente disponibili a nuovi usi (recupero, restauro, riuso, riqualificazione, ristrutturazione, riappropriazione, riconversione, restituzione). Tra di essi: il Gasometro, la trattoria ex Pavan, la sede storica delle Coop…

 

  • Opportunità
    – Le dinamiche turistiche che insistono su altre aree della città (prevalentemente in centro) ancora non si presentano nel rione;
    – Il rafforzamento e l’estensione dei Punti Franchi può costituire un’opportunità per lo sviluppo di San Giacomo;
    – Lo sviluppo potenziale di laboratori e attività artistiche in città potrebbe avere ricadute positive anche nel rione.

 

  • Punti di debolezza
    – Si riscontrano problemi di traffico eccessivo, e una cronica mancanza di parcheggi. Mancano anche parcheggi per le bici;
    – Il collegamento tramite trasporto pubblico dalla periferia Sud all’importante polo scolastico Oberdan+Da Vinci-De Sandrinelli è difficoltoso e ciò porta molte famiglie a scegliere l’auto come mezzo per portare i figli a scuola;
    – La ciclopedonale Cottur è poco segnalata e mal collegata con il percorso delle Rive;
    – Si denota una diffusa incuria dello spazio pubblico;
    – Viene messa in discussione la qualità dell’offerta ricreativa notturna del rione;
    – La Biblioteca, che come visto è considerata uno dei fulcri del rione, ha orari limitati (chiusa a pranzo e la sera) ed è scarsamente indicata;
    – Il tessuto commerciale, pur ricco e vivace, è più in sofferenza di una volta, e sono molti gli spazi commerciali vuoti;
    – Piazza Puecher, a differenza di Campo San Giacomo, è bella ma spesso vuota;
    – Il servizio notturno del tpl è scarso

 

  • Minacce
    – Esiste, in città, uno stigma su San Giacomo, che viene considerato a torto un luogo insicuro e da non frequentare;
    – Una possibile, futura riqualificazione degli spazi abbandonati potrebbe prendere delle forme altamente speculative distruggendo l’equilibrio del rione:
    – La rete di bike sharing in costruzione in città esclude, al momento, il rione;
    – La costruzione di due nuovi centri commerciali nei pressi di San Giacomo (ex Maddalena ed ex Fiera) costituisce un pericolo per il commercio locale.

 

Sviluppo economico e produttivo
A seguito della presentazione di quanto elaborato dal gruppo, i partecipanti hanno rilevato i seguenti aspetti:

  • Considerazioni generali
    – San Giacomo, storicamente rione operaio, vedeva 5.000 suoi abitanti impegnati nella cantieristica navale, un peso occupazionale che oggi non esiste più. Il quartiere non è più strettamente operaio industriale, ma mantiene forte il suo profilo popolare. E’ il rione con la più alta densità di occupati, molti dei quali hanno cambiato il loro profilo da operai ad artigiani; anche il lavoro di cura – fortemente connotato dal punto di vista etnico – ha assunto un suo peso. Resta ovviamente da tenere in considerazione non solo la composizione del lavoro ma soprattutto la sua qualità.
    – Si è discusso anche di grandi navi e del loro impatto da un punto di vista ambientale, economico ed occupazionale.

 

  • Punti di forza
    – San Giacomo è caratterizzato da prezzi competitivi per i beni e i servizi di prima necessità (cibo, casa…);
    – Esiste un tessuto di piccole economie ricco, così come diverse reti professionali e comunitarie che lo sostengono. L’esempio dei commercianti, così come quello delle imprese edili, sono emblematici;
    – La prospettiva di altri modelli economici è praticata concretamente, ad esempio tramite il mercatino del dono e dello scambio;
    – La presenza di una rilevante componente studentesca potrebbe innescare nuove economie di beni e servizi dedicati.

 

  • Opportunità
    – Un nuovo sviluppo economico del rione potrebbe prendere piede nei tanti spazi ancora non risolti, quindi aperti a più ipotesi (ad esempio, perché non realizzare un planetario nel Gasometro?);
    – La vicinanza di San Giacomo al Porto potrebbe essere un tema da sviluppare. In Porto, peraltro, per quanto dipende dall’Autorità Portuale negli ultimi anni si ravvisa un’attenzione alla qualità del lavoro;
    – La presenza, nei pressi del rione, di importanti centri di formazione professionale;
    – La possibilità di intercettare parte dei flussi turistici su Trieste in chiave sostenibile.

 

  • Punti di debolezza
    – Le troppe attività economiche simili rischiano di farsi concorrenza tra loro. Manca una differenziazione delle attività economiche e ci sono troppe poche imprese;
    – L’indebolimento della coscienza a livello territoriale ha portato ad operazioni speculative gravi come quella dell’ex Maddalena.

 

  • Minacce
    – I già citati centri commerciali rischiano di aggravare una crisi del piccolo commercio già in atto;
    – Produzioni insostenibili come la Ferriera inficiano la sostenibilità dello sviluppo economico cittadino;
    – Trieste ha una conclamata debolezza industriale. Ad essa concorre anche un sostanziale disinteresse di Confindustria, e in generale la macchina dello sviluppo triestino è ferma a causa del mancato incontro tra credito, manifattura, commercio e porto (come invece avveniva ai tempi del massimo sviluppo della città). La concorrenzialità dell’area è costruita non sulla ricerca scientifica e tecnologica ma sul costo del lavoro (vedi il caso dell’Arsenale);
    – I regolamenti comunali, in alcuni casi, sono considerati come un ostacolo nell’avvio di piccole attività economiche;
    – La crisi e la trasformazione dei modelli produttivi hanno portato a una perdita di saperi professionali;
    – L’assenza di politiche non assistenziali incide negativamente sull’aumento delle disparità sociali.

 

Relazioni della città con i dintorni
A seguito della presentazione di quanto elaborato dal gruppo, i partecipanti hanno rilevato i seguenti aspetti:

  • Punti di forza
    – La presenza di diverse comunità straniere. La multietnicità del rione può far assumere allo stesso un ruolo di “ambasceria” tra Trieste e altre città nel mondo. Queste nuove relazioni di cooperazione potrebbero in una seconda fase portare a uno sviluppo anche “materiale” e infrastrutturale;
    – San Giacomo, alla luce della sua storia e della sua centralità nello sviluppo moderno della città, è un laboratorio politico/pratico di convivenza;
    – Di nuovo, la ricchezza dell’associazionismo e delle reti informali sangiacomine contribuisce alla costruzione di relazioni contro l’individualismo;
    – San Giacomo è forse l’unico rione di Trieste direttamente collegato con l’estero (Slovenia), dalla ciclopedonale Cottur;
    – La biblioteca, come spazio culturale, fornisce una base per lo sviluppo di molte attività di integrazione (corsi di lingua, doposcuola, spettacoli);
    – La rete di locali sangiacomini potrebbe essere considerata una base per avviare un caffè delle lingue.

 

  • Opportunità
    – Il crescente sviluppo del Porto prelude alla possibilità di considerare il mare come elemento che unisce culture e popoli diversi. Lo sviluppo della Via della Seta è da considerarsi come la costruzione di un’infrastruttura anche immateriale (flussi di idee);
    – I già presenti rapporti economici della città verso Est, così come l’allargamento di Schengen, potrebbero trainare rapporti di altro tipo;
    – La presenza di un alto numero di operatori scientifici anche stranieri in città è considerato una risorsa strategica, possibilmente da “trattenere” oltre i periodi temporanei di studio e/o ricerca. La presenza di festival e iniziative a carattere divulgativo in città, come Trieste Next, è considerata importante (potrebbero dislocarsi anche nei rioni, a partire da Campo San Giacomo);
    – La consolidata infrastruttura ferroviaria triestina potrebbe sostenere collegamenti transfrontalieri più frequenti (metropolitana transfrontaliera);
    – L’Esperanto come lingua di comunicazione universale.

 

  • Punti di debolezza
    – La mancanza di scuole con lingua d’insegnamento non italiana oltre le medie;
    – La mancanza di strutture dedicate all’ospitalità/orientamento per i marittimi di passaggio (es. seamen’s club).

 

  • Minacce
    – L’autoreferenzialità della comunità scientifica;
    – Lo stigma che esiste su San Giacomo, considerato un luogo poco sicuro.

IN MOVIMENTO VERSO IL QUARTO SECOLO: COSÌ STIAMO RIPENSANDO LA CITTÀ

di Riccardo Laterza

Si è da poco conclusa la fase di progettazione partecipata di TS4 trieste secolo quarto, che costituisce il momento centrale del progetto con il quale abbiamo deciso di festeggiare il 300mo compleanno della nostra città. I tre regali che abbiamo confezionato collettivamente, ragionando su tre prospettive di sviluppo di Trieste nella sfera dell’economia e della produzione, della qualità della vita e degli spazi urbani, delle relazioni della città con i dintorni, saranno presentati alla città nel corso della quarta (e – per il momento – ultima) fase del progetto, a partire dall’autunno. Nel frattempo, però, vale la pena di fare il punto su quanto siamo riusciti a fare nel corso di questi mesi, ovvero nelle circa 45 ore di confronto, approfondimento, rielaborazione, in cui 33 triestine e triestini si sono cimentate/i in uno sforzo di immaginazione civica, di condivisione delle conoscenze e di progettazione cooperativa.

Riassumere gli ultimi mesi di TS4 trieste secolo quarto non è semplice, perché nonostante strumenti e metodologie utilizzate in questo tratto di percorso non abbiano nulla di particolarmente innovativo in termini assoluti, un processo del genere non ha alcun precedente per Trieste. La cosa risulta ancora più significativa a fronte del deserto di partecipazione politica di cui la città sta avendo esperienza negli ultimi anni. Poco più di tre anni fa, l’attuale Sindaco Roberto Dipiazza veniva eletto con il 24% dei voti degli aventi diritto; due anni dopo, alle elezioni regionali si è toccato il record del 57% di astensione. Dei 747 candidati che hanno stampato la propria faccia su santini, volantini e manifesti nella speranza di essere eletti in Consiglio Comunale tre anni fa si possono contare sulle dita di poche mani quelli che hanno continuato ad interessarsi attivamente della cosa pubblica e del futuro della nostra comunità.

Insomma, il nostro esperimento prova ad andare in controtendenza con la crescente disaffezione verso la politica, percepita come qualcosa da cui difendersi piuttosto che qualcosa cui partecipare attivamente, e con la crescente fortuna – che confidiamo sia molto fragile e destinata a schiantarsi contro la realtà dei fatti – verso i leader soli al comando e le loro retoriche violente e semplicistiche. Stiamo provando a fare politica fuori dalle concezioni, dalle logiche e dai linguaggi con i quali la politica è stata (dis)fatta negli ultimi decenni. Per questo, per raccontare quello che è stato – e quello che sarà – TS4 trieste secolo quarto potrebbe essere utile affidarsi alle parole di un ‘esterno’: un esponente non del mondo della politica, ma di quello del design.

Bruce Mau è un celebre designer della comunicazione canadese. Fondatore del Massive Change Network (Chicago) e dell’Institute Without Boundaries (Toronto), ha sempre esteso i suoi interessi al mondo dell’architettura, dell’arte e del cinema, della fotografia e del design ecosostenibile. Il suo Incomplete Manifesto for Growth, 43 tesi messe nero su bianco nel 1998 per orientare la nuova generazione di designer alla sua filosofia della/sulla creatività, è ancora oggi uno dei testi più celebri nel suo ambito. Alcune delle sue parole – qui nella traduzione in italiano a cura di Gianluigi D’Angelo – descrivono perfettamente anche il nostro percorso fino ad oggi.

 

9. Cominciate da dove vi pare. John Cage ci ha insegnato che non sapere da che parte cominciare è una forma comune di paralisi. Il suo consiglio: cominciare da dove vi pare.

Abbiamo cominciato in un assolato pomeriggio della scorsa estate. L’occasione grazie alla quale un piccolo e variegato gruppo di persone si incontrò per la prima volta al tavolo di un bar di San Giacomo era l’imminente 300mo anniversario della proclamazione del Porto Franco di Trieste. Certo, un passaggio storico importante, ma anche – soprattutto? – un pretesto per pensare alla nostra città in maniera diversa dal commento passivo all’ultima notizia di cronaca locale. Abbiamo cominciato dunque agganciandoci a un evento lontano nel tempo, come in verità spesso capita in una città come Trieste, ricca di storia e disperatamente in cerca di futuro. Il punto è che abbiamo provato a non fermarci lì. Potevamo iniziare da dove ci pareva, seguendo le parole di Mau: abbiamo scelto di iniziare da una dimensione locale, la più accessibile date le nostre (poche) risorse; ma anche la migliore per mettere a confronto le grandi crisi e le grandi opportunità globali con le nostre esperienze quotidiane, per iniziare a trasformare la realtà nella quale viviamo senza perdere di vista il quadro più complessivo.

 

42. Ricordate. La crescita è possibile solo come prodotto di una storia. Senza memoria, l’innovazione è semplicemente una trovata alla moda. La storia dà alla crescita una direzione. Ma la memoria non è mai perfetta. Ogni tipo di ricordo è un’immagine sfuocata o frammentaria di un momento o di un avvenimento. Questo è ciò che la rende identificabile come passato, in contrapposizione al presente. Vuol dire che ogni ricordo è nuovo, una ricostruzione parziale, diversa dall’originale e, come tale, un ingrediente della crescita.

La storia della nostra città può essere, a nostro parere, il miglior carburante per stimolare ragionamenti e azioni posizionate nel presente e orientate al futuro. Molto spesso a Trieste la memoria è esclusivamente nostalgia; altrettanto di frequente, la memoria privata è inevitabilmente contrapposta alla memoria altrui in una prosecuzione dei conflitti del passato con altri mezzi. Genera incomunicabilità, più che connessioni. Rimescolare identità consolidate (e consolatorie) e far cambiare prospettiva a una città che troppo spesso volge il suo sguardo esclusivamente all’indietro – che è poi la direzione che indica gran parte della classe politica – era ed è un obiettivo per noi prioritario.  

 

19. Lavorate sulle metafore. Qualsiasi oggetto ha la capacità di rappresentare qualche cosa d’altro rispetto a quello che appare. Lavorate su quello che esso rappresenta.

TS4 trieste secolo quarto, all’inizio, rischiava di evolvere in un progetto piuttosto banale. A salvarci dal replicare l’ennesimo ciclo di conferenze sono intervenute due intuizioni provvidenziali. La prima, concepire TS4 come uno spazio di partecipazione (ci arriveremo dopo); la seconda, concepire l’anniversario come il compleanno della città, di una città tutto sommato giovane, perché tre secoli sono pochissimi e Trieste ha tutta la vita davanti. L’articolazione successiva di questa metafora ci ha portato a identificare il possibile risultato del percorso di TS4 trieste secolo quarto come una serie di regali. Ed è qui che la metafora svela la sua potenza. Non siamo gelosi delle idee che abbiamo messo a sistema, né delle proposte e delle progettualità che in futuro potranno emergere dalla prosecuzione del percorso. Le doniamo alla città perché crediamo che la condivisione sia un gesto non solo altruista, ma anche cruciale per lo sviluppo di Trieste. Chiunque potrà accedere ai nostri risultati, rimaneggiarli, discuterli, criticarli, ma soprattutto metterli in pratica. Ci sarà la possibilità di farlo dall’alto – ovvero dalle istituzioni, ammesso che chi le occupa attualmente sia veramente interessato alle sorti della città – così come dal basso. Speriamo che siano in tante e tanti a prendere in considerazione questa seconda opzione.

 

4. Amate i vostri esperimenti, come fareste con un bambino cattivo. La felicità è il motore della crescita. Sfruttate la libertà di organizzare il vostro lavoro come una serie di esperimenti, ripetizioni, tentativi, prove ed errori, tutti altrettanto belli. Vedete le cose alla lunga distanza e permettetevi di sorridere sulle sconfitte quotidiane.

È una speranza che magari sarà frustrata nella realtà. Ma anche questo farebbe parte del gioco. Di un esperimento cioè che agisce, come già anticipato in premessa, nella tabula rasa di una politica locale incapace di rispondere alle aspettative di un numero crescente di persone. Su quel piano non c’è veramente nulla da perdere. Mentre c’è tutto da guadagnare dall’altissimo numero di organizzazioni, associazioni, comitati, gruppi, singoli, che nella loro azione quotidiana in città, nei rioni, nelle scuole e all’Università, nei luoghi di lavoro, negli enti culturali e scientifici, esprime un impegno sociale che è, molto spesso, politico, se fare politica significa trovare soluzioni collettive a problemi collettivi.

 

3. Il percorso è più importante del risultato. Quando è il risultato a pilotare il processo, arriveremo soltanto dove sono già arrivati gli altri. Se è il processo a guidare il risultato potremmo non sapere dove stiamo andando ma saremo sicuri del fatto di volerci andare.

Tornando alla prima intuizione che ha mosso i primi ingranaggi di TS4 trieste secolo quarto: abbiamo pensato che fosse giunta l’ora di considerare la partecipazione come un fine e non semplicemente come un mezzo. Si tratta di un passaggio non scontato e forse contraddittorio. Non abbiamo uno sguardo naïve, che concepisce le soluzioni ‘partecipate’ come intrinsecamente migliori di quelle individuate in altro modo. Il punto però è che i processi partecipati aiutano a fare una cosa che la politica tradizionale non riesce più a fare: costruire legami, diffondere conoscenza, generare fiducia negli altri e, dunque, nell’utilità/efficacia dell’azione collettiva che insieme ad altri si può portare avanti. La partecipazione dovrebbe essere una premessa scontata, ma diventa un obiettivo in un contesto in cui alcuni fanno politica dall’alto sulla pelle e sulle vite delle persone, mentre altri pensano sia sufficiente, una volta al governo, prendere provvedimenti ‘per’ le persone e non ‘con’ le persone, distaccandosi progressivamente dalle vite quotidiane di quelle stesse persone che ambiscono a rappresentare.

 

22. Createvi gli strumenti di lavoro. Combinate i vostri strumenti per realizzare dei ‘pezzi unici’. Anche gli strumenti più semplici di cui siete in possesso possono aprirvi nuove strade inesplorate. Ricordate che gli strumenti amplificano le nostre potenzialità, per cui, anche piccoli strumenti possono determinare grandi differenze.

Abbiamo così iniziato a definire, a partire da conoscenze ed esperienze pregresse e procedendo per ipotesi e tentativi, un metodo, basato su quattro aspetti principali: una raccolta dati che fungesse essa stessa da spazio interattivo e di partecipazione; momenti di animazione sociale e culturale, come il compleanno di Trieste, che facessero emergere la forza delle metafore sopra citate; la metodologia dei tre orizzonti, che prevede la formulazione di scenari e l’individuazione di strumenti e attori necessari per transitare dallo status quo allo scenario ottimista; la collocazione nello spazio e nel tempo di tali strumenti. Si tratta, in larghissima parte, di metodologie consolidate che abbiamo riadattato per l’occasione seguendo i nostri bisogni ma anche le nostre (scarse) risorse, nonché la scelta di concentrare il percorso in un lasso di tempo relativamente breve. Ma si tratta anche di un processo modulare, che potrà essere replicato in varie occasioni e seguendo vari filoni tematici in futuro (è proprio quello che vogliamo fare).

 

40. Evitate le specializzazioni. Scavalcate le staccionate. I confini tra diverse categorie e le regole imposte da ordini o associazioni professionali sono tentativi di controllare lo sviluppo caotico della creatività. Spesso, sono sforzi comprensibili, finalizzati a mettere ordine in quello che è un insieme variegato e complesso, in continua evoluzione. Il nostro compito consiste nello scavalcare questi steccati per tagliare in mezzo ai campi.
16. Collaborate. Lo spazio tra persone che lavorano insieme è pieno di attriti, controversie, lotte, euforia, gioia e di un immenso potenziale creativo.
10. Ognuno è un leader. La crescita si verifica e, quando ciò accade, dovete permetterle di svilupparsi. Imparate a seguire, quando è ragionevole. Lasciate che tutti possano avere l’opportunità di fare da guida.

In questi tre estratti si condensa una buona rappresentazione dello spazio progettuale che si è creato a seguito della definizione dei tre gruppi di lavoro (su economie, spazi, relazioni) per i quali 56 persone avevano fatto domanda di partecipazione. La scrematura è stata effettuata, di fatto, in base all’effettiva possibilità da parte di queste persone a partecipare alle sedute di progettazione, tra impegni lavorativi e familiari. Anche questo aspetto, apparentemente secondario, solleva una questione non da poco: e cioè che per poter fare politica serve tempo libero e freschezza mentale, due cose cui l’attuale modello di lavoro e di vita tende a non lasciare spazio. Nonostante questo ostacolo, i 33 partecipanti alla fase di progettazione hanno saputo generare una contaminazione tra diversi saperi, ambiti professionali, esperienze, discipline; uno spazio di fiducia e cooperazione, senza capi, con una facilitazione molto leggera e una vera e propria leadership collettiva del processo, che ha molto a che fare con la questione del potere. In questo caso il potere come verbo, ovvero poter immaginare – e, si spera nel futuro prossimo, poter mettere in pratica – un’altra idea di città e di società. A proposito del potere, Michela Murgia nel suo libro Futuro Interiore scrive che «c’è una paura diffusa di questa parola, come se avesse in sé una connotazione oscura, uno spirito da cerino acceso che si vorrebbe sempre far girare, mai trattenerlo, affinché si spenga in mano a qualcun altro. È invece una parola di cui farsi carico, perché un pezzo di potere ce l’abbiamo in dote tutti».

 

41. Ridete. La gente che viene a trovarci in studio, spesso, ha da dire su quanto si ride qui dentro. Mi sono abituato a queste osservazioni e le prendo come un indicatore di quanto siamo a nostro agio nell’esprimere noi stessi.

Per chi è arrivato fin qua, è il momento di alleggerire la lettura. Se guardate le foto di alcune delle nostre sedute, vedrete un sacco di sorrisi, e anche diverse risate. Vi assicuriamo che abbiamo parlato (anche) di cose serissime, e non sempre con uno sguardo ottimista sulla realtà. Tuttavia, il metodo sviluppato in questi mesi ha svelato un’altra piacevole sorpresa: che la politica può – deve? – essere una cosa che diverte, in generale che mobilita non solo le intelligenze e la razionalità ma anche le emozioni – possibilmente quelle positive, non solo la rabbia e assolutamente senza generare ulteriore rassegnazione, in giro ce n’è già a sufficienza –. Molti di noi ridevano forse per qualche battuta o gaffe; siamo convinti che qualche sorriso sia scappato anche grazie alla consapevolezza di star facendo non solo una cosa giusta e utile, ma anche una cosa bella.

 

1. Lasciate che gli eventi vi cambino. Dovete aver voglia di crescere. La crescita non è qualche cosa che vi capita, siete voi a produrla, siete voi che la vivete e il prerequisito fondamentale per crescere è l’apertura a vivere gli avvenimenti e la volontà di farsi cambiare da essi.

Fin qua, quello che è successo. Quello che avverrà dall’autunno in poi, quando sarà disponibile anche un report che descriverà nel dettaglio i risultati raggiunti dai tre gruppi, è ancora tutto da scrivere. Pensiamo a diversi momenti di restituzione, che fungano da ulteriori luoghi di confronto con tante altre persone – la cittadinanza in generale, gli abitanti dei rioni dove avremo la possibilità di intervenire, portatori d’interesse, esperti –. Ci confronteremo con loro a partire dalle nostre riflessioni ma con la forma aperta e collaborativa che ci caratterizza. Non pensiamo di avere nessuna verità in tasca, riteniamo invece di avere l’energia per provare a scuotere parti crescenti di città, con un obiettivo – provare a rendere concrete alcune delle nostre idee, o altre che emergeranno da questi nuovi confronti – e con una speranza ancora più grande: stupirci ancora tante volte di cosa possa generare la connessione di tante altre menti e tanti altri cuori, di quanto potente possa essere la partecipazione attiva di tante altre persone preoccupate e/o speranzose per il futuro della nostra città. Il quarto secolo di Trieste, d’altronde, è una storia ancora tutta da scrivere.

 

30. Organizzazione = Libertà. Le vere innovazioni, nel design, ma anche negli altri campi, avvengono in un ambiente. L’ambiente è solitamente una forma di attività diretta in modo collaborativo. Frank Gehry, per esempio, ha potuto realizzre Bilbao solo perché il suo studio è in grado di gestire il progetto in tempi e costi prefissati. Il mito della divisione tra “creativi” e amministrativi” è ciò che Leonard Cohen definisce una “graziosa invenzione del passato”.

Confidare nell’attivazione di tante e tanti altre/i significa anche non perdere di vista una questione fondamentale: concepire un meccanismo collettivo all’altezza di questa sfida. Anche questo è un foglio tutto sommato ancora bianco, popolato forse di qualche schizzo emerso nel corso della progettazione, ma che sarà necessario delineare e concretizzare con rapidità. TS4 trieste secolo quarto è un percorso che è stato avviato con una scommessa al buio e con pochissime risorse a disposizione. Un salto di qualità è necessario per rispondere alle aspettative e alle ambizioni che ha saputo coagulare.

 

43. Date potere alla gente. Il gioco funziona quando tutti sentono di avere il controllo del proprio ruolo. Non possiamo essere dei liberi professionisti se non siamo liberi.

Già, le ambizioni. Quasi tutte quelle che abbiamo accumulato in questi mesi nascono da un esercizio non facile, reso possibile però dal metodo degli scenari, che ha permesso ai partecipanti di concentrarsi su come concepire le crisi che stiamo attraversando nella loro dimensione di opportunità, per una trasformazione profonda e radicale della maniera in cui viviamo la nostra città. In sostanza le ambizioni sono il riflesso delle frustrazioni, delle incazzature e di una strisciante rassegnazione, che sono le reazioni più naturali a come la politica solitamente amministra la vita in comune. Come detto, il passaggio dalla rassegnazione all’ambizione non è facile; per affrontarlo serve certamente una buona dose di forza di volontà. Ma non si tratta di un problema circoscritto alle singole persone e dunque risolvibile a livello individuale. Se è vero che viviamo in una società, allora è altrettanto vero quello che scriveva Vittorio Foa in La Gerusalemme rimandata: «Politica non è solo comando, è anche resistenza al comando, politica non è, come in genere si pensa, solo governo della gente, politica è aiutare la gente a governarsi da sé».

IL FUTURO È COME UNA SCATOLA DI PALAČINKE: NOTE DAL SEMINARIO DI TS4

di Livio Cerneca


È un sabato pomeriggio di pioggia sottile. In una sala che si affaccia sul roseto sontuosamente fiorito del Parco di San Giovanni si riuniscono i tre gruppi di progettazione di TS4. Stanno per incontrare alcuni rappresentanti della cultura, dell’industria marittima, della cooperazione sociale e dell’artigianato, della scienza e dell’imprenditoria. Non capita di frequente che esperti di questi settori dialoghino tra loro e con altri cittadini, ed è ancora più raro che ciò accada nello stesso luogo e nello stesso momento. Ma TS4 ha creato le condizioni, e il seminario inizia intorno alle 14:30, con tutta la platea pronta a incalzare gli ospiti con domande e osservazioni.

Il primo a parlare è Sergio Nardini, dell’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Orientale. Un intervento tecnico e asciutto in cui vengono illustrate le potenzialità e le prospettive non solo dei bacini del porto di Trieste, ma anche dei collegamenti ferroviari e dei mercati privilegiati.

Il secondo relatore, l’agente marittimo Igor Filipcic, traccia una rotta prudente e pragmatica immaginando uno sviluppo lento, condizionato dalla realtà attuale, in cui le promesse di grandi investimenti sono solo canti di sirene che hanno già fatto sbattere sugli scogli diversi sognatori.

Con voce tonante prende poi la parola Jacopo Rothenaisler, di FIAB Ulisse, la sezione di Trieste della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta. Il tema è quello della qualità della vita nella città, e si dimostra con facilità che con poco sforzo si possono realizzare soluzioni che conciliano la vita urbana e il benessere psicofisico delle persone.

Giancarlo Carena, della Cooperativa Agricola San Pantaleone e presidente della CNA di Trieste, modula il suo intervento tra la cooperazione e l’artigianato, e suggerisce che un maggior ricorso alle due formule potrebbe dare impulso a un’economia sostenibile e aumentare le opportunità di lavoro.

Sono ormai le cinque, e anche se oggi Trieste è piovosa come Londra e la verde San Giovanni umida come Greenwich, la pausa per rifocillare ospiti e partecipanti non è accompagnata da tazze di tè ma da bibite agli agrumi e palačinke extra-large, mercanzia di alta qualità offerta generosamente dalla Bottega de Gretta.

La seconda parte del seminario di TS4 si apre con Laura Flores, presidente dell’associazione Andandes; una triestina del Sud America che, insieme a tanti volontari, ha cura del parco pubblico di via San Michele, uno splendido giardino tra San Vito e il Colle di San Giusto. Riflessioni sulla manutenzione degli spazi cittadini, strategie di gestione partecipata, idee per ridare un senso al tempo libero di bambini e adulti, su questa linea si articola con accento ispanico il sommesso eppure accorato discorso di Laura.

Da SISSA MediaLab viene a trovarci Federica Sgorbissa, e ci mette subito davanti a numeri discriminatori: le donne, pur ottenenedo mediamente eccellenti risultati nelle materie scientifiche, non trovano poi occupazione in quell’ambito. Se Trieste è una donna, allora, per darle un futuro, bisognerà invertire anche questa tendenza.

L’operatrice culturale Simone Weißkopf, insegnante e guida turistica, lancia il suo sguardo di triestina di origine tedesca per offrire idee la cui realizzazione non richiederebbe molto sforzo, basterebbe copiarle da chi ne ha già ricavato vantaggi e successi, in campo turistico così come in quello sociale. Fin dalle scuole elementari, i progetti educativi interculturali servono a aprire le strade che conducono al quarto secolo della Trieste moderna.

La conclusione è affidata a Enrico Maria Milič dell’associazione Joseph, e la sua ispirazione ci porta sull’altipiano carsico per valutarne le grandi potenzialità nella produzione agricola, nell’ospitalità legata all’esperienza di un territorio peculiare e al recupero di tradizioni. Sembra però che, a fronte del lavoro svolto in questi anni dal GAL Carso – LAS Kras, le istituzioni non siano lungimiranti e stiano tralasciando di dare attenzione a un’area che potrebbe avere ricadute positive sull’intera città.

Il contributo di tutti gli invitati, che TS4 ringrazia di cuore per aver accettato di partecipare, è ricco, vario e complesso, materiale vivo che entrerà nella fase di progettazione ancora in atto dalla quale usciranno i regali che in autunno consegneremo alla giovane città di Trieste.