Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, l’ascesa commerciale di Trieste ha coinciso, di fatto, con il tramonto del dominio veneziano sull’Adriatico (e non solo). Ci sono tante ragioni con le quali è possibile spiegare questo fenomeno, ma ve n’è una particolarmente interessante che è stata notata, tra gli altri, nientemeno che da Karl Marx. Nel 1856, infatti, il 38enne filosofo tedesco tirava a campare scrivendo articoli di critica economica per varie testate, tra cui il New York Daily Tribune. Due di questi (che è possibile leggere qui nella versione completa in lingua inglese) affrontavano proprio il tema, allora scottante, della crescente potenza economica dell’Impero Austriaco.

Con la sua originalità e la sua capacità di visione, Marx fu capace, già all’epoca, di cogliere una caratteristica unica di Trieste: quella di non avere – al pari degli Stati Uniti d’America, come suggerisce il parallelismo dell’articolo – un passato. Di essere stata, cioè, libera da vincoli, tradizioni e appesantimenti tipici invece della secolare potenza veneziana, di aver potuto progettare praticamente da zero il proprio futuro e il proprio ruolo nello scenario internazionale. A distanza di più di 150 anni la situazione pare essersi capovolta; in meno di due secoli, infatti, Trieste ha accumulato una ‘densità’ di fatti storici, di conflitti e lacerazioni tali per cui oggi appare molto più zavorrata di quanto, di fatto, potrebbe ancora essere.

Il nostro auspicio, con TS4 trieste secolo quarto, è di fare in modo che il riferimento alla storia passata sia uno stimolo per guardare avanti, anziché per voltarsi costantemente indietro. Di stimolare cioè l’immaginazione civica e la carica progettuale che a Trieste continua ad esistere, anche se spesso fortemente limitata da preconcetti, sensi di inferiorità e scarsa capacità delle istituzioni di favorire l’innovazione e lo sviluppo.

Riccardo Laterza

 

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Il seguente estratto, tradotto in italiano, è apparso su Il Piccolo il 20 febbraio 2008.

Si può dire che il commercio marittimo austriaco ha inizio dall’annessione di Venezia e dei suoi possedimenti adriatici, avvenuta con la pace di Campoformido e confermata con la pace di Luneville. Napoleone fu dunque il vero fondatore del commercio marittimo austriaco.

Vero che, accortosi dei vantaggi che l’Austria ne traeva, ritolse on il contratto di Presburgo e con la pace di Vienna del 1800, le concessioni già date. Ma ormai l’Austria era in cammino; nel 1815 colse la palla al balzo per riaver l’Adriatico.

Il centro di questo commercio marittimo fu Trieste, che presto emulò ogni altro porto austriaco. Ora, essa vince tutti gli altri porti riuniti, Venezia compresa. Non furono i favori del Governo austriaco, né gli sforzi pertinaci del Lloyd austriaco. Al principio del secolo XVIII, Trieste era una piccola rada rocciosa, abitata da pochi pescatori: nel 1814, quando le forze francesi sgombrarono l’Italia, Trieste si era fatta porto commerciale, con 23.000 abitanti e il suo commercio superava tre volte quello di Venezia.

Nel 1835, un anno prima che il Lloyd austriaco nascesse, contava già 50.000 abitanti e, poco dopo, occupava il secondo posto dopo l’Inghilterra nel commercio con la Turchia, il primo nel commercio con l’Egitto.

Perché Trieste e non Venezia? Venezia era la città delle memorie; Trieste aveva al pari degli Stati Uniti, il vantaggio di non possedere un passato. Popolata di commercianti e speculatori italiani, tedeschi, inglesi, francesi, greci, armeni, ebrei in variopinta miscela, non piegava sotto le tradizioni. Mentre il commercio veneziano dei cereali non usciva dai vecchi rapporti, Trieste allacciava il suo destino con la stella sorgente di Odessa, e al principio del secolo XIX, escludeva la rivale dal commercio mediterraneo dei cereali. Il colpo recato alle antiche repubbliche mercantili d’Italia, alla fine del XV secolo, dalla circumnavigazione dell’Africa, si ripetè, attenuato, col blocco continentale di Napoleone.

Gli ultimi resti del commercio veneziano furono distrutti. I capitani veneziani, disperando di risorgere, trasferirono i loro capitali sulla sponda opposta, ove il commercio terrestre triestino accennava a raddoppiare di attività. Così fu Venezia stessa a determinare il trionfo di Trieste; destino comune a tutti i padroni del mare. L’Olanda creò la grandezza dell’Inghilterra, l’Inghilterra edificò la fortuna degli Stati Uniti.

Trieste, legata all’Austria, fruiva di privilegi naturali, inaccessibili a Venezia. Era lo sbocco di un Hinterland vastissimo, mentre Venezia era stata sempre un porto isolato e lontano, cui l’altrui generale inconsapevolezza aveva consentito di impadronirsi del traffico mondiale. Il prosperare di Trieste sorge dallo sviluppo delle energie produttive e dei trasporti in quel gran complesso di paesi che sta nel dominio dell’Austria.

Si aggiunga la prossimità della costa orientale adriatica, base di un cabotaggio quasi sconosciuto ai veneziani, e vivaio di una ardita razza marinara che Venezia non seppe dar mai. Come Venezia decadeva col rafforzarsi dell’impero ottomano, così Trieste saliva col prepotere dell’Austria sulla Turchia. Anche alla sua età dell’oro il commercio di Venezia soffriva delle divisioni politiche del commercio orientale. Da un lato la via commerciale del Danubio era estranea alla navigazione veneziana: dall’altro i genovesi, protetti dai greci, dominavano il commercio con Costantinopoli e col mar Nero; mentre Venezia sollecitata dai re cattolici monopolizzava il commercio della Morea, di Cipro, dell’Egitto e dall’Asia minore. Solo Trieste poteva allacciare tutto il commercio orientale col danubiano. Quanto al centro di gravità del commercio adriatico, la posizione privilegiata di venezia verrà probabilmente recuperata da Trieste, grazie all’apertura del Canale di Suez.

La Camera di Commercio di Trieste, non solo si è associata alla Società francese per il canale di Suez, ma inviò agenti nel mar Rosso e sulle coste dell’Oceano Indiano a studiarvi e promuovervi operazioni commerciali. Aperto il Canale, Trieste provvederà le merci indiane a tutta Europa. Dal triennio 1846-’48 al triennio 1853-’55, essa ebbe un incremento commerciale del 68%, assai superiore a quello della stessa Marsiglia.

Tuttavia il commercio e la navigazione triestina sono ancora ben lontani dal punto di saturazione. Si pensi soltanto alla condizione economica dell’Austria, ai suoi mezzi di trasporto arretrati, a tanta parte della sua popolazione che veste ancora pelli di pecora… Con lo sviluppo dei mezzi di trasporto il commercio triestino penetrerà all’interno.