TRIESTE È SEMPRE PIÙ VUOTA?

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Trieste (1910-2018)

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Marsiglia (1910-2018)

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Rotterdam (1910-2018)

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Genova (1910-2018)

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Livorno (1910-2018)

Quello che ci interessa nei numeri sopra riportati non è tanto la loro grandezza assoluta quanto la loro variazione nel tempo. Prendendo come riferimento alcune città costiere e portuali europee che non sono metropoli, e quindi per certi versi assimilabili a Trieste, osserviamo che nel corso del XX secolo c’è stato un incremento del numero di abitanti, mai vertiginoso, in alcuni casi sensibile, in altri più trascurabile, ma pur sempre un incremento. Nella nostra città, invece, non solo la popolazione non è cresciuta, ma è addirittura leggermente diminuita. Il primo porto in Italia per movimentazione di merci si sta spopolando.

Cosa è successo? Cos’ha frenato il pur contenuto sviluppo che altrove sembra essere stato fisiologico?

La posizione geografica, favorevolissima, è stata resa critica dalla Storia del Novecento e, insieme a scelte politiche poco avvedute e all’assenza di un progetto di sviluppo organico, ha finito col diventare penalizzante.

Il XX secolo è terminato da quasi vent’anni eppure Trieste subisce ancora i suoi effetti; invece di mettersi al lavoro per valorizzare la sua naturale collocazione di punto più a nord in cui il Mediterraneo tocca l’Europa, recuperare la tradizione mercantile e industriale, nutrire l’attitudine scientifica, continua ancora a vivere in un noioso sogno di irredentismo, guerra fredda e valzer viennesi.

Trecento anni fa fu proclamato il Porto Franco di Trieste. La corona asburgica firmò l’atto nella persona di Carlo VI, ma dietro a quell’intuizione c’era stata la pressione di funzionari illuminati, scaltri operatori di commercio, maestranze locali che fiutavano buoni affari e amministratori pronti a prendersi delle responsabilità.

Oggi abbiamo bisogno di una nuova intuizione che, ne siamo sicuri, esiste già nelle idee di molti triestini.

Il compito di TS4 è di individuarla, farla crescere e contribuire a realizzarla.

Livio Cerneca

 

foto: il mercato in Piazza della Legna, ora Piazza Goldoni, nei primi del ‘900. Collezione privata. 

 

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VOGLIAMO UNA GRANDE CITTÀ, NON UNA CITTÀ GRANDE

Una grande città non è necessariamente una metropoli. Una grande città è più una questione di attitudine mentale che di grattacieli, traffico caotico e parcheggi sotterranei. È una vocazione ad accettare con curiosità alcuni rischi, uno spazio a più dimensioni pieno di opportunità favorite da un alto livello di tolleranza senza la necessità di minacciosi anatemi e divieti stringenti.

Vivere in una grande città richiede la capacità di non farsi prendere da attacchi di panico. La grande città è piena di imprevisti che possono diventare occasioni.

Livio Cerneca

 

foto: carico/scarico, di Riccardo Laterza

 

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