Trieste ha bisogno di un’ovovia?

L’infrastruttura , bloccata più di un mese all’anno dal vento, è insostenibile dal punto di vista economico. Le associazioni lanciano una controproposta attraverso una raccolta firme che chiede di finanziare la  realizzazione di un moderno tram.

Il documento di approfondimento è scaricabile al link: bit.ly/docovoviats

 

Un’ovovia nella città della Bora. Negli ultimi tempi si è parlato molto della possibilità di realizzare una simile infrastruttura aerea che colleghi Opicina alle Rive. Un gruppo di esperti di associazioni triestine (FIAB, Tryeste, Legambiente, Zeno, Bora.La, SPIZ, Cammina Trieste e AIDIA) hanno studiato a lungo il progetto di cui hanno riscontrato enormi criticità e contraddizioni. Dall’insostenibilità economica e paesaggistica, alla mancata integrazione con l’attuale trasporto pubblico urbano. Per questo, le associazioni hanno lanciato una raccolta firme che sostenga con forza una controproposta ben più ragionevole: utilizzare i 45 milioni di finanziamento previsti per realizzare una moderna linea di tram. La petizione può essere sottoscritta a questo link: www.change.org/TriestehavogliadiTramnondiOvovia

 

La Giunta Dipiazza ha recentemente adottato la Variante N. 6 al Piano Regolatore Comunale che contiene la previsione di realizzare un’Ovovia che colleghi Opicina alle Rive con solo due stazioni intermedie (Bovedo e Porto Vecchio). L’ovovia, con una portata di 2000 persone all’ora, avrebbe cabine da 10 posti che partirebbero ogni 20 secondi e che in 13 minuti arriverebbero sulle Rive. Entro dicembre il Comune deve presentare la documentazione per chiedere al Governo il finanziamento di questa infrastruttura.

L’analisi del gruppo di esperti delle associazioni ha riscontrato numerose criticità e contraddizioni. Per prima cosa c’è l’insostenibilità economica dei più di 3 milioni di euro di costi annui di gestione ordinaria che sarebbero pareggiabili ipotizzando la cifra poco ragionevole di 7 milioni di passeggeri all’anno (21mila al giorno!) I problemi legati al vento, inoltre,  impedirebbero il suo utilizzo per almeno 30 giorni all’anno, il che la renderebbe un’opzione poco appetibile per un pendolarismo quotidiano. Inaccettabile anche l’impatto ambientale dovuto al taglio del bosco di Campo Romano per realizzare la stazione di partenza e il nuovo parcheggio da 780 posti auto, all’impatto paesaggistico dovuto al passaggio a poche decine di metri dal Faro della Vittoria all’attraversamento del Porto Vecchio tra gli edifici. Infine, non vi è chiarezza riguardo al  soggetto gestore, alla responsabilità della manutenzione e soprattutto alla poca integrazione, se non addirittura competizione, che l’ovovia avrebbe con il resto del trasporto pubblico triestino.

Le associazioni non si fermano alla critica ma propongono al posto dell’ovovia una moderna linea tram. Con lo stesso investimento di 45 milioni di euro si collegherebbe un asse fondamentale del trasporto pubblico cittadino: la Stazione con piazza Foraggi. La proposta delle associazioni si inserirebbe all’interno di una visione di trasporto pubblico su ferro più ampia che prevede 2 linee di tram: una costiera da Barcola a Campo Marzio e una che penetrerebbe il tessuto urbano cittadino dalla Stazione a Borgo Sergio. Un punto di forza di questa proposta è che si creerebbe una sinergia con la ricca rete ferroviaria esistente, aprendo la possibilità nel futuro di avere dei collegamenti su ferro con dei tram-treno sia verso nord fino al Trieste Airport, sia verso sud fino a Muggia e in prospettiva anche a Capodistria.

 

COSTI E SOVRASTIMA DEI PASSEGGERI

 Il costo di questa infrastruttura viene quantificato (nel progetto preliminare!) in 44.782.000 euro con un costo annuo stimato in 3.306.790 euro, “coperto” da un utilizzo che prevede un totale di 7.868.732 passeggeri anno (di cui 7.081.859 locali e 926.873 turisti). Queste “previsioni”, più che un auspicio sono pura fantasia. L’intera rete di Trieste Trasporti (66 linee urbane per un totale di 340 km di rete e 1.400 fermate, per un monte chilometri/anno pari a 12,7 milioni) trasporta in un anno 67.482.016 passeggeri (da bilancio TT 2018). La sola Ovovia dovrebbe raggiungere più del 11% delle persone trasportate dal TPL nell’intera Provincia. Anche il milione di turisti all’anno è del tutto irrealistico. Quindi, per coprire i 3 milioni e mezzo di costo annuo, occorrono 7 milioni di passeggeri annui, pari a 21 mila al giorno! È un’evidente insostenibilità economica che ci ricorda le peggiori pagine degli innumerevoli progetti di opere pubbliche che hanno devastato l’economia senza consegnare ai cittadini un servizio degno di questo nome. Nella valutazione si spinge a un limite inverosimile l’utenza potenziale e si sottostimano i costi.

 

VENTO

 Un’Ovovia nella città della Bora! Il progetto stesso (molto ottimista) prevede che a causa del vento vi saranno 20 giorni all’anno di chiusura totale del servizio e 10 di chiusura parziale. Ma con il surriscaldamento globale e l’aumento dei fenomeni meteorologici estremi è verosimile che nei prossimi anni questi giorni di chiusura aumenteranno di molto. Non è sostenibile che un servizio di trasporto pubblico abbia questo genere di incognite: un pendolare deve avere la garanzia di poter raggiungere il posto di lavoro puntuale senza dover ogni mattina consultare le previsioni del vento o sperare che durante le giornata non salga la Bora per poter ritornare a casa.

 

INGIUSTIFICABILE IMPATTO AMBIENTALE E PAESAGGISTICO

 Per la costruzione della stazione di Opicina e del previsti parcheggii di servizio (di 40 e 780 posti auto) verrebbero abbattuti centinaia di alberi del bosco di Campo Romano. Il tragitto dell’Ovovia determina una striscia disboscata larga almeno 14 metri con relativi piloni, il tutto in una zona protetta (ZPS IT3340002 “Aree Carsiche della Venezia Giulia” e ZSC IT3341006 “Carso Triestino e Goriziano”). Le cabine passerebbero a poche decine di metri dal Faro della Vittoria e in Porto Vecchio, stante il parere della Sovrintendenza che ha richiesto che la linea non superi l’altezza degli edifici esistenti, l’Ovovia sorvolerebbe il percorso pedonale che attraverserà il Porto Vecchio. Il percorso pedonale sarebbe rovinato dalla presenza 12 piloni, e dagli enormi volumi delle due stazioni intermedie e dall’incombente presenza delle cabine sopra le loro teste. I veicoli transiterebbero sul percorso uno ogni 10 secondi a 22 Km/h all’altezza dei primi piani degli edifici, tanto che i passeggeri potranno guardare all’interno delle finestre degli edifici.

 

SOGGETTO GESTORE E MANCANZA DI INTEGRAZIONE CON IL TRASPORTO PUBBLICO

Il progetto dell’Ovovia non ha alcun rapporto con il vigente piano del trasporto pubblico locale di Trieste. Si tratta di una nuova linea che viene proposta quale alternativa al trasporto su gomma e al tram di Opicina, coi quali sarà in concorrenza. Nel progetto preliminare non vi è chiarezza riguardo al soggetto gestore, alle responsabilità della manutenzione (ulteriori costi e fermi). Andrà fatta quindi una gara per la conduzione di questo nuovo servizio. Di certo l’infrastruttura sarà di proprietà del Comune che dovrà quindi far fronte alle spese di manutenzione straordinaria dell’impianto. Le vicissitudini del Tram di Opicina sono un forte monito a valutare con estrema prudenza questi complessi e costosissimi aspetti.

Una non attenta valutazione rischia di farci restare tra qualche anno (oltre che senza tram) con un ecomostro sospeso, fermo e inutilizzabile, dagli enormi costi di smantellamento e ripristino.

 

UN’OVOVIA PRIVA DI COMODITA’

Il progetto prevede cabine vetrate prive di sistema di condizionamento e di riscaldamento: d’estate i viaggiatori dovranno subire il calore dei raggi solari diretti con un effetto serra probabilmente simile a quello di un’auto ferma sotto il sole; in inverno la temperatura interna alla cabina sarà poco superiore a quella esterna. In queste condizioni di così scarso comfort, risulterà certamente difficile fidelizzare l’utenza locale.

 

LA NOSTRA PROPOSTA ALTERNATIVA AL SERVIZIO DELLA COLLETTIVITÀ

Le associazioni FIAB, Tryeste, Legambiente, Zeno, Bora.La, SPIZ, Cammina Trieste e Aidia (già note per le richieste inerenti la mobilità sostenibile) non si fermano alla critica ma propongono di dirottare i 45 milioni previsti per l’Ovovia a favore di una moderna linea tram che colleghi la Stazione a piazza Foraggi. A titolo esemplificativo abbiamo stimato in 48 milioni il costo di massima: 42 milioni per l’infrastruttura più 6 milioni per i tram. Cifre quindi parificabili con i 45 milioni di euro previsti per la realizzazione dell’Ovovia (con costi di esercizio ben inferiori).

Un primo passo questo inquadrato in una più ampia visione di trasporto pubblico su ferro (non inquinante!), che prevede due linee urbane con modalità tram: una sulla linea di costa, da Barcola a Campo Marzio, e l’altra che penetrerebbe il tessuto urbano cittadino, dalla Stazione a Borgo San Sergio (il tratto Stazione – piazza Foraggi sopra proposto ne costituisce il primo passo).

Un punto di forza di questa proposta è che si creerebbe una sinergia con la ricca rete ferroviaria esistente sul territorio triestino, aprendo la possibilità nel futuro di avere dei collegamenti su ferro sia verso nord, fino al Trieste Airport, sia verso sud, fino a Muggia o anche a Capodistria.

A parità di risorse, dunque, un progetto più sostenibile, veramente a servizio della cittadinanza, capace di incidere profondamente nella qualità del sistema di mobilità urbano, anche a favore degli utenti deboli come anziani o persone con disabilità, che favorisce l’indispensabile passaggio dal trasporto privato (costoso, inquinante, ingombrante) a quello pubblico (economico, pulito, gradevole).

Noi chiediamo all’Amministrazione comunale e a quella regionale di procedere a una stima pesata di questo progetto, che consenta di fare un’analisi comparativa in termini di costi e benefici tra l’Ovovia e le linee tramviarie, per individuare qual è la soluzione che meglio risponde ai bisogni della città nell’ottica di una mobilità più moderna e ecosostenibile, anche in ottemperanza alle sempre più stringenti (e urgenti) direttive nazionali e europee.

 

Le associazioni FIAB, Tryeste, Legambiente, Zeno, Bora.La, SPIZ, Cammina Trieste e Aidia

Prima seduta del tavolo tecnico associazioni-Comune: importanti avanzamenti sulla mobilità sostenibile post-Covid

Si è svolta ieri pomeriggio la prima seduta del tavolo tecnico tra associazioni proponenti il piano per la mobilità post-Covid – Tryeste, FIAB, UISP, Legambiente, Fridays For Future, Bora.La, Zeno, Link, Spiz e Cammina Trieste – e il Comune di Trieste, rappresentato dall’ing. Bernetti (Dipartimento Territorio Economia Ambiente e Mobilità).

Le/i rappresentanti delle associazioni hanno presentato alcune richieste di immediata realizzazione, selezionate tra quelle contenute nel documento pubblicato e consegnato all’Amministrazione a metà maggio (bit.ly/pianomobilitacovidts). L’Amministrazione ha dimostrato un atteggiamento di disponibilità in merito alle seguenti iniziative presentate:

  • rimozione dei parcheggi dai marciapiedi nei pressi delle scuole e dei ricreatori, a partire da poli scolastici chiave;

  • estensione delle chiusure festive di alcune arterie secondarie, anche nei rioni;

  • estensione delle esperienze di progettazione partecipata dei pedibus e delle chiusure temporanee delle strade scolastiche;

  • Ampliamento di alcuni marciapiedi tramite segnaletica orizzontale;

  • installazione di nuovi stalli per le bici;

  • Avvio dell’iter per l’apertura alle bici delle corsie bus in Via Carducci e nell’asse Conti-D’Azeglio-Tarabocchia;

  • avvio del coinvolgimento di Centostazioni per la realizzazione di una ciclostazione nei pressi della Stazione ferroviaria.

Si tratta di un primo riscontro positivo che è arrivato grazie all’impegno di molte persone che in questi mesi si sono mobilitate per una mobilità più sostenibile, inclusiva e attiva nella fase 3. Per quanto riguarda la realizzazione di bike lanes lungo gli assi principali di scorrimento della città l’Amministrazione ha espresso delle perplessità tecniche che tuttavia le associazioni si impegnano a chiarire a stretto giro, al fine di rimuovere qualsiasi ostacolo alla realizzazione di questa importante misura per la mobilità ciclabile.

Più in generale, le associazioni continueranno a collaborare, a partire dalla prossima seduta del tavolo tecnico convocata per giovedì 9 luglio, e soprattutto a vigilare perché le aperture espresse dal Comune nel corso della riunione si traducano in azioni concrete con la necessaria tempestività e puntualità. In particolare, l’Amministrazione si è impegnata a presentare, per la prossima seduta, una proposta progettuale che possa essere realizzata entro settembre per l’allargamento degli spazi pedonali attorno il polo scolastico di via Veronese, frequentato ogni giorno da diverse centinaia di ragazzi ed adulti (istituti comprensivi di lingua italiana e slovena, scuole superiori Oberdan, Carli-Da Vinci-De Sandrinelli e Nordio, ricreatorio Pitteri, palestra dell’Artistica 81) e un aggiornamento sull’apertura delle corsie bus sull’asse Conti-D’Azeglio-Tarabocchia

Per quanto riguarda le seguenti proposte, le associazioni infine aprono una nuova sessione di raccolta di contributi puntuali da parte della cittadinanza tramite una mappatura partecipata, al link bit.ly/mappamobilitacovidts2, al fine di individuare i luoghi dove:

  • Promuovere ulteriori pedonalizzazioni nei fine settimana (sul modello di quanto già fatto in Via Cadorna, Via della Fornace, Salita al Promontorio e Via San Cilino) anche nei rioni – in strade prive di parcheggi a pagamento e ove non transitino autobus;

  • Estendere gli spazi dedicati ai pedoni tracciando nuova segnaletica orizzontale;

  • Installare nuovi stalli per le bici private;

  • Replicare l’esperienza delle strade scolastiche (già attive o sperimentate in via Vigneti, via Lucano e strada di Rozzol) nei pressi di altri plessi scolastici a partire dai quali organizzare, per la primavera 2021, i percorsi pedibus.

Una casa – anzi, due casette – della mobilità sostenibile a San Giacomo

Foto di Agnese Divo

Il 18 maggio 9 associazioni cittadine hanno presentato all’amministrazione comunale le proposte per un Piano per la mobilità post-covid, in seguito alla raccolta di oltre 1.000 contributi avvenuta sul portale realizzato da TS4 trieste secolo quarto. L’iniziativa era volta innanzitutto a sottolineare l’urgenza di ripensare e ri-pianificare le strategie, spazi e modi legati alla mobilità in città.

Un lavoro di analisi che tiene in considerazione non solo la quantità e qualità degli spostamenti, ma soprattutto il nuovo contesto che ci si presenta, i bisogni e desideri della cittadinanza, mettendo al centro la qualità della vita stessa nel quadro urbano.

Uno dei punti emersi riguarda in modo specifico il quartiere di San Giacomo in relazione alla ciclopedonale Cottur, che a partire dal rione si snoda attraverso una vasta area peri-urbana, in diversi punti circondata dal verde delle campagne e dei boschi.

Nel corso delle sedute svolte dopo i primi incontri a San Giacomo, si è discusso più volte sullo stato e le potenzialità di questa arteria ciclopedonale. Abbiamo già esposto alcune considerazioni in un recente articolo comprensivo delle diverse azioni possibili nel quartiere e in questo caso entreremo più nel dettaglio, esponendo informazioni e dati utili per poter immaginare e, speriamo avviare, delle iniziative che valorizzino il percorso.

Come si sottolineava nel Piano per la mobilità, la ciclopedonale necessita di alcune migliorie: fisiche, per quanto riguarda la manutenzione della pavimentazione, lo stato degli attraversamenti e soprattutto, in una visione organica, della revisione e dell’intervento sul suo sistema di collegamenti con le altre reti di viabilità.

Guardando ad ulteriori dimensioni che riveste la Cottur, alcune azioni concrete potrebbero agire non solo sulla sicurezza e funzionalità della fruizione in senso stretto, ma apporterebbero un significativo valore sociale/aggregativo.

Sin dai primi giorni del graduale sblocco della quarantena, in cui è stato possibile uscire per passeggiare e svolgere attività motoria, la ciclopedonale si è rivelata un un punto di riferimento per la cittadinanza, anche per coloro che risiedono al di fuori del quartiere di San Giacomo. Più che un semplice percorso ciclopedonale, la pista Cottur si è rivelata essere un vero e proprio spazio pubblico “lineare” al servizio delle triestine e dei triestini.

La sua posizione centrale, i diversi accessi, il progressivo inserimento in zone sempre più verdi ma pur sempre vicine alla città, la rendono tra le altre ragioni, un’opzione molto gradita. Da un’osservazione in prima persona si può affermare che nell’ultimo mese è aumentata la sua fruizione ed è molto probabile che, con la bella stagione e le restrizioni sull’utilizzo dello spazio pubblico dovute al distanziamento fisico, vi sarà sempre più una ricerca di luoghi che consentano di svolgere attività ricreative e sportive in prossimità e all’aperto.

In particolare, ci siamo chiesti come valorizzare e dare un senso operativo alle casette poste all’accesso del percorso a San Giacomo.

Come anticipato, la collaborazione con FIAB è stata fondamentale: in diversi incontri hanno condiviso le loro conoscenze e la loro esperienza diretta sulle strutture. Fino a cinque, sei anni fa, grazie ad un bando vinto per il loro utilizzo, l’associazione vi aveva stabilito una sede satellite; una volta concluso il periodo stabilito dal bando, la Provincia ne ha aperto un altro, ma di tipo commerciale. Essendo andato questo a vuoto e non essendoci stata un’altra prospettiva di impiego da parte delle istituzioni, da quel momento in avanti sono rimaste chiuse entrando in un progressivo stato di degrado. A partire dallo scioglimento delle Province, le strutture sono diventate una questione di pertinenza della Regione, che sarebbe quindi uno dei possibili interlocutori ai quali rivolgersi per comprendere se vi sono già de destinazioni d’uso previste per il futuro o se eventualmente vi sono delle condizioni, vincoli particolari per immaginare una loro funzione.

A questo proposito, Federico Zandnich ci ha descritto come queste fossero state pensate inizialmente come un unico complesso, per questa ragione il bagno è presente solo in una delle due casette; inoltre hanno entrambe gli allacciamenti dell’acqua e dell’elettricità e sono divise tra una zona frontale a vista e un piccolo spazio antistante non esposto. Si rifletteva sul fatto che non siano facilmente presidiabili in modo permanente e per questa ragione abbiamo pensato che una riattivazione di questi spazi possa partire da attività puntali, eventi per i quali le casette possano fungere da appoggio. Inoltre, un’altra idea emersa nel corso degli incontri, si riferisce alla creazione di un piccolo laboratorio di manutenzione per le biciclette fai da te, degli strumenti messi a disposizione per essere adoperati in modo autonomo dai ciclisti, oltre ad uno spazio di condivisione di informazioni utili per chi la frequenta.

Chiaramente la situazione attuale implica di tenere in conto le disposizioni generali in merito all’uso degli spazi pubblici, ma sicuramente, oggi più che mai, c’è la necessità di comprendere come sfruttare al massimo l’esistente, specialmente se in disuso o abbandonato e quale senso e contenuti svilupparvi a partire dalle nostre stesse esigenze in quanto comunità di utenti.

Per queste ragioni restiamo in ascolto su altre possibili informazioni al riguardo e manifestazioni d’interesse.

SCRIVIAMO INSIEME IL FUTURO DELLA MOBILITÀ TRIESTINA

«Quale percorso fai – o vorresti fare – in bicicletta e pensi dovrebbe essere reso più sicuro per ciclisti (e pedoni)?»

Armate/i di questa semplice domanda, una grande carta della città e quattro pennarelli rossi ci siamo presentate/i a Pedala Trieste, la grande festa della bicicletta organizzata ieri da FIAB Trieste Ulisse, SPIZ, Bora.La, ADS Cottur, UISP e da noi di TS4. La partecipazione alla giornata – un serpentone di 400 cicliste/i che ha attraversato i principali assi stradali di Trieste – ha confermato le nostre migliori aspettative, dimostrando che in città la domanda di mobilità dolce e sostenibile è più alta di quanto il dibattito pubblico – e i dislivelli altimetrici – facciano pensare.

All’arrivo della pedalata, nella Pineta di Barcola, abbiamo accolto le/i partecipanti con un punto di raccolta nel quale chiunque, con il nostro aiuto, poteva segnare il proprio percorso desiderato. I tracciati eventualmente già segnati da altre/i sono stati rimarcati. Ne è nato uno scambio molto interessante, che ha coinvolto una trentina di cicliste/i e ha prodotto le seguenti indicazioni:

I risultati della raccolta al termine di Pedala Trieste. Clicca sull’immagine per visualizzarla a schermo intero

I percorsi più gettonati sono proprio quelli del cosiddetto “pi greco”, ovvero il sistema che dovrebbe rendere più percorribile dai ciclisti l’asse “a mare” (idealmente da Miramare a Muggia, connettendo anche l’area del Porto Vecchio) e i due assi di penetrazione in alcune delle valli più popolate di Trieste (Via Giulia e Viale D’Annunzio);

– È stata segnalata da diverse persone anche la necessità di connettere in maniera migliore i (pochi) chilometri di piste già esistenti con il resto della rete stradale. Al centro dell’attenzione la pista Cottur, che potrebbe essere potenziata collegandola con percorsi sicuri per le bici a sud (con Via Costalunga, Via Brigata Casale e Cattinara/Melara) e a nord (con Via San Marco e Via San Michele);

– Non solo piste ciclabili: le/i partecipanti hanno infatti anche segnalato l’esigenza di individuare Zone 30 dove il rallentamento del traffico veicolare permetta una maggiore convivenza tra mezzi a motore, bici e pedoni. Le due aree indicate, Roiano e Ospedale/Via Conti/Via Settefontane, sono solo alcune di quelle che potrebbero essere coinvolte da progetti del genere;

– Diversi tracciati indicati – soprattutto, ma non solo, quelli che collegano la città con l’Altipiano – potrebbero essere caratterizzati dalla possibilità di caricare la bici a bordo dei mezzi pubblici, con l’installazione di apposite rastrelliere, per superare agevolmente i dislivelli altimetrici ed estendere le possibilità di ciclabilità tra città e Carso. Anche le gallerie come quella di Montebello potrebbero essere affrontate con questa strategia;

– Sono stati proposti anche percorsi ex novo, ad esempio quello che potrebbe connettere Banne con l’Area di Ricerca, il Sincrotrone e Basovizza correndo più o meno in parallelo all’autostrada. Ma anche quello che da Sottoservola potrebbe connettersi all’area del Canale Navigabile costeggiando l’area che si spera sarà interessata dalla riconversione della Ferriera a piattaforma logistico/produttiva. In questo modo il percorso da Trieste a Muggia diventerebbe ancora più agevole, sfruttando l’area pianeggiante che si affaccia sul Vallone;

– Infine, nel corso delle conversazioni con le/gli intervenuti sono stati indicati anche alcuni snodi particolarmente delicati, che richiederebbero maggiori attenzioni nel caso in cui il “traffico” ciclistico aumentasse nel prossimo periodo. È stato segnalato ad esempio lo snodo tra la Stazione, Via Ghega e Piazza Dalmazia/Oberdan, che potrebbe vedere una differenziazione del traffico tra Via Ghega e Via della Geppa. Un altro punto critico è stato individuato in Viale Campi Elisi, con la pista che attraversa la rampa di accesso alla Sopraelevata;

La necessità di puntare sulla mobilità sostenibile e sull’integrazione tra trasporto pubblico, spostamenti a piedi e in bici, è emersa con forza anche nei tre scenari sviluppati dai nostri gruppi di lavoro, ovvero i tre regali che presenteremo per la prima volta alla città il 4 novembre ad Hangar Teatri. È sempre una bella soddisfazione scoprire che le nostre visioni siano in sintonia con una parte consistente della cittadinanza. Speriamo di poter replicare questo esperimento in futuro anche su tanti altri temi, perché il quarto secolo di Trieste è una storia ancora tutta da scrivere, insieme.

IL FUTURO È COME UNA SCATOLA DI PALAČINKE: NOTE DAL SEMINARIO DI TS4

di Livio Cerneca


È un sabato pomeriggio di pioggia sottile. In una sala che si affaccia sul roseto sontuosamente fiorito del Parco di San Giovanni si riuniscono i tre gruppi di progettazione di TS4. Stanno per incontrare alcuni rappresentanti della cultura, dell’industria marittima, della cooperazione sociale e dell’artigianato, della scienza e dell’imprenditoria. Non capita di frequente che esperti di questi settori dialoghino tra loro e con altri cittadini, ed è ancora più raro che ciò accada nello stesso luogo e nello stesso momento. Ma TS4 ha creato le condizioni, e il seminario inizia intorno alle 14:30, con tutta la platea pronta a incalzare gli ospiti con domande e osservazioni.

Il primo a parlare è Sergio Nardini, dell’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Orientale. Un intervento tecnico e asciutto in cui vengono illustrate le potenzialità e le prospettive non solo dei bacini del porto di Trieste, ma anche dei collegamenti ferroviari e dei mercati privilegiati.

Il secondo relatore, l’agente marittimo Igor Filipcic, traccia una rotta prudente e pragmatica immaginando uno sviluppo lento, condizionato dalla realtà attuale, in cui le promesse di grandi investimenti sono solo canti di sirene che hanno già fatto sbattere sugli scogli diversi sognatori.

Con voce tonante prende poi la parola Jacopo Rothenaisler, di FIAB Ulisse, la sezione di Trieste della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta. Il tema è quello della qualità della vita nella città, e si dimostra con facilità che con poco sforzo si possono realizzare soluzioni che conciliano la vita urbana e il benessere psicofisico delle persone.

Giancarlo Carena, della Cooperativa Agricola San Pantaleone e presidente della CNA di Trieste, modula il suo intervento tra la cooperazione e l’artigianato, e suggerisce che un maggior ricorso alle due formule potrebbe dare impulso a un’economia sostenibile e aumentare le opportunità di lavoro.

Sono ormai le cinque, e anche se oggi Trieste è piovosa come Londra e la verde San Giovanni umida come Greenwich, la pausa per rifocillare ospiti e partecipanti non è accompagnata da tazze di tè ma da bibite agli agrumi e palačinke extra-large, mercanzia di alta qualità offerta generosamente dalla Bottega de Gretta.

La seconda parte del seminario di TS4 si apre con Laura Flores, presidente dell’associazione Andandes; una triestina del Sud America che, insieme a tanti volontari, ha cura del parco pubblico di via San Michele, uno splendido giardino tra San Vito e il Colle di San Giusto. Riflessioni sulla manutenzione degli spazi cittadini, strategie di gestione partecipata, idee per ridare un senso al tempo libero di bambini e adulti, su questa linea si articola con accento ispanico il sommesso eppure accorato discorso di Laura.

Da SISSA MediaLab viene a trovarci Federica Sgorbissa, e ci mette subito davanti a numeri discriminatori: le donne, pur ottenenedo mediamente eccellenti risultati nelle materie scientifiche, non trovano poi occupazione in quell’ambito. Se Trieste è una donna, allora, per darle un futuro, bisognerà invertire anche questa tendenza.

L’operatrice culturale Simone Weißkopf, insegnante e guida turistica, lancia il suo sguardo di triestina di origine tedesca per offrire idee la cui realizzazione non richiederebbe molto sforzo, basterebbe copiarle da chi ne ha già ricavato vantaggi e successi, in campo turistico così come in quello sociale. Fin dalle scuole elementari, i progetti educativi interculturali servono a aprire le strade che conducono al quarto secolo della Trieste moderna.

La conclusione è affidata a Enrico Maria Milič dell’associazione Joseph, e la sua ispirazione ci porta sull’altipiano carsico per valutarne le grandi potenzialità nella produzione agricola, nell’ospitalità legata all’esperienza di un territorio peculiare e al recupero di tradizioni. Sembra però che, a fronte del lavoro svolto in questi anni dal GAL Carso – LAS Kras, le istituzioni non siano lungimiranti e stiano tralasciando di dare attenzione a un’area che potrebbe avere ricadute positive sull’intera città.

Il contributo di tutti gli invitati, che TS4 ringrazia di cuore per aver accettato di partecipare, è ricco, vario e complesso, materiale vivo che entrerà nella fase di progettazione ancora in atto dalla quale usciranno i regali che in autunno consegneremo alla giovane città di Trieste.